Roma, 21 aprile – La broncopneumopatia cronica ostruttiva, meglio nota con il suo acronimo Bpco, è la terza causa di morte nel mondo, responsabile di 3,5 milioni di decessi nel solo 2021, pari al 5% delle morti globali. Eppure, nonostante questa patologia eterogenea e progressiva rappresenti una delle principali sfide sanitarie del nostro tempo e abbia un impatto clinico e sociale devastante, la patologia resta spesso sotto-diagnosticata e sottovalutata, anche a causa di un’insorgenza tipicamente tardiva e di sintomi che vengono a lungo confusi con il normale invecchiamento. E va anche aggiunto, sul piano del contrasto, che con le terapie inalatorie standard più del 50% dei pazienti presenta riacutizzazioni che li mettono a maggior rischio di eventi cardiopolmonari e di morte.
Ma ora arrivano risultati promettenti dallo studio clinico registrativo di fase 3 Miranda avviato da AstraZeneca su tozorakimab, potenziale farmaco first-in-class che ha determinato una riduzione statisticamente significativa e clinicamente rilevante del tasso annualizzato di riacutizzazioni da Bpco da moderate a gravi nella popolazione primaria costituita da ex fumatori e nella popolazione globale, che comprendeva ex fumatori e fumatori attuali, nonché pazienti che a livello sanguigno presentano qualsiasi conta eosinofila e in tutti gli stadi di gravità della funzionalità polmonare.
Il trial ha coinvolto pazienti che hanno ricevuto 300 mg di tozorakimab o placebo, in aggiunta allo standard di cura ogni 2 settimane. I pazienti arruolati avevano Bpco e continuavano a manifestare riacutizzazioni da moderate a gravi, nonostante il trattamento standard per via inalatoria. I pazienti arruolati avevano Bpco e continuavano a manifestare riacutizzazioni da moderate a gravi, nonostante il trattamento standard per via inalatoria. Questi risultati fanno seguito a un annuncio, in marzo, relativo ai risultati high-level positivi degli studi registrativi di fase 3 Oberon e Titania che hanno analizzato tozorakimab con intervallo di somministrazione di 4 settimane.
L’anticorpo monoclonale agisce a monte della cascata infiammatoria, inibendo in modo specifico la segnalazione di un’inteleuchina (Il-33) attraverso due meccanismi, sopprimendo così l’infiammazione e interrompendo il ciclo della disfunzione delle secrezioni mucose che contribuisce al peggioramento della Bpco. Su tozorakimab sono in corso anche uno studio di fase 3 per il trattamento delle gravi patologie virali del tratto respiratorio inferiore e uno studio di fase 2 sull’asma.
“Questi risultati si aggiungono al crescente corpus di prove che indicano come tozorakimab abbia apportato benefici clinici significativi ai pazienti affetti da
Bpco che necessitano urgentemente di nuove opzioni terapeutiche” afferma Frank Sciurba (nella foto), professore di Medicina polmonare e Terapia intensiva dell’università di Pittsburgh, principale investigatore del programma Luna. “Attualmente, circa la metà dei pazienti continua a soffrire di riacutizzazioni anche quando segue le terapie inalatorie standard, il che li espone al rischio di gravi conseguenze per la salute, tra cui il ricovero ospedaliero e il decesso”.
Il trattamento, secondo quanto riferisce una nota diffusa da AstraZeneca, è stato generalmente ben tollerato, con un profilo di sicurezza favorevole in linea con gli studi precedenti. I dati saranno presentati alle autorità regolatorie e condivisi con la comunità scientifica in occasione di un prossimo convegno medico.


