Roma, 20 maggio – Sono cento i lavoratori della multinazionale farmaceutica Teva (sui circa 500 totali impiegati nei quattro siti italiani dell’azienda israeliana) che finiranno presto, loro malgrado, a ingrossare la lista dei disoccupati. A sancirlo, la procedura di licenziamento collettivo già aperta da Teva, che colpirà il 20% della forza lavoro della divisione Tapi, ovvero la componente aziendale specializzata nella produzione di principi attivi farmaceutici. Secondo quanto comunicato dalle organizzazioni sindacali, il piano prevede il ridimensionamento degli organici negli stabilimenti di Santhià, Rho e Caronno Pertusella, oltre alla chiusura definitiva del sito di Villanterio, in provincia di Pavia, dove lavorano circa 30 dipendenti.
I sindacati dei lavoratori Filctem Cgil, Femca Cisl e Uiltec Uil, unitamente alle Rsu, esprimono “la più totale e ferma condanna nei confronti delle gravi decisioni industriali del gruppo Teva sulla decisione di licenziamento collettivo”, contro la quale hanno subito proclamato lo stato di agitazione dei lavoratori con la sospensione di ogni forma di collaborazione e lo sciopero immediato delle prestazioni straordinarie.
Secondo i sindacati, la scelta dell’azienda non sarebbe determinata da una crisi economica e, al riguardo, ricordano che nel 2025 Teva ha registrato fatturati miliardari con una crescita del +4% rispetto al 2024, un trend ampiamente confermato dalle performance estremamente positive del primo trimestre 2026. L’incremento sostanziale dell’utile operativo, un flusso di cassa positivo e il raddoppio del valore del titolo azionario registrato a dicembre 2025 hanno permesso al management di raggiungere l’obiettivo storico di riduzione del rapporto debito/Ebitda.
Le ragioni, denunciano le sigle dei lavoratori, vanno ricercate nella scelta di Teva di disimpegno strategico dalla chimica di sintesi. Dopo il fallimento di un primo tentativo di vendita della divisione Tapi, “l’azienda sta deliberatamente riducendo gli acquisti interni di principi attivi, rivolgendosi a concorrenti esterni al solo fine di far apparire la divisione fittiziamente meno redditizia, giustificando così tagli speculativi per massimizzare il profitto di una futura vendita”.
Negli ultimi 8 anni, aggiungono i sindacati, “Teva ha già cancellato in Italia 4 siti produttivi e licenziato circa 1000 lavoratori: non permetteremo lo svuotamento di un altro pezzo del nostro patrimonio industriale per finanziare la transizione ai farmaci biologici a spese delle famiglie”.
“I tagli – continuano Filctem, Femca, Uiltec – corrispondono a una precisa scelta finanziaria, volta a massimizzare i profitti per gli azionisti a scapito del tessuto sociale di tanti territori. La colpa di questa situazione risiede interamente nella bramosia di profitto di Teva, non in fantomatiche posizioni ideologiche o in chi difende il diritto al lavoro”.
“Nei prossimi giorni verranno calendarizzate ulteriori azioni di lotta, scioperi e manifestazioni nei territori” annunciano le sigle dei lavoratori. “Le organizzazioni sindacali chiedono un totale ripensamento del piano industriale di Teva e il mantenimento intatto dei livelli occupazionali e lanciano un appello urgente alle istituzioni locali e nazionali affinché intervengano immediatamente a tutela della vertenza: il patrimonio industriale e occupazionale italiano non è un saldo di fine stagione”.


