Roma, 25 maggio – A distanza di sei mesi, il Movimento nazionale liberi farmacisti torna su una questione che – evidentemente – chi dovrebbe non ha molta fretta di affrontare e risolvere. Si tratta delle modalità di prescrizione di benzodiazepine e psicofarmaci, medicinali che (come emerge dai report dell’Aifa) in alcune Regioni hanno registrato livelli di consumo in età pediatrica molto superiori alla media nazionale. Basterà al riguardo ricordare il caso del Lazio, che nel 2024 arrivò a un picco di 83,5 confezioni prescritte ogni 1.000 bambini, contro le 59,3 della media italiana, con aumenti particolarmente rilevanti del consumo dei farmaci per Adhd (12,3 confezioni per 1.000 bambini,contro le 4,9 della media nazionale).
Questi farmaci – come tutti gli altri – sono soggetti dal 1° gennaio 2025 a una specifica disposizione della legge n. 207/2024 (Legge di bilancio 2025, la norma di riferimento è il comma 317 dell’art. 1), che stabilisce che tutte le ricette mediche debbano essere emesse esclusivamente in formato elettronico. La norma riguarda sia le prescrizioni a carico del Ssn sia quelle a carico del cittadino, le cosiddette “ricette bianche”. Di conseguenza, l’obbligo dovrebbe interessare anche tutti i farmaci ansiolitici, comprese le benzodiazepine. Che, però, continuano a essere prescritti tramite ricetta cartacea. Un’anomalia che il Mnlf denunciò pubblicamente nello scorso mese di novembre, proprio di fronte ai dati di consumo resi noti dall’Aifa, evidenziando la necessità di riportare sotto controllo l’uso di ansiolitici e benzodiazepine attraverso l’utilizzo esclusivo della ricetta dematerializzata.
Qualcosa cominciò così a muoversi anche a livello politico, tanto che nello scorso mese di marzo, rispondendo a un’interrogazione in Commissione Affari sociali della Camera a firma di Luana Zanella (Avs, nella foto) e altri deputati, il sottosegretario alla Salute Marcello Gemmato rese noto che le competenti Direzioni generali del Ministero della Salute, in collaborazione con Aifa e con il Ministero dell’Economia e delle Finanze, stavano definendo un elenco aggiornato dei farmaci da inserire tra quelli prescrivibili tramite ricetta dematerializzata. Sembrava, insomma, che l’anomalia di prescrivere ansiolitici e benzodiazepine con la ricetta bianca cartacea avesse i giorni contati.
Ma – fa rilevare il Mnlf in un comunicato stampa diffuso oggi – così non è stato, almeno finora: benzodiazepine e ansiolitici continuano a essere prescritti tramite ricetta cartacea, modalità che – scrive la sigla dei liberi farmacisti – “favorisce fenomeni di abuso, falsificazione, furti di ricettari e il cosiddetto ‘nomadismo farmaceutico’, oltre a impedire una completa tracciabilità del farmaco”. E niente è cambiato sul consumo di antidepressivi, ansiolitici e, in particolare, di benzodiazepine, il cui trend (come continua a confermare i dati Aifa) è in costante aumento, anche in età pediatrica. Inoltre, evidenzia il Mnlf, “sempre più frequentemente le cronache riportano casi di abuso di questi farmaci in associazione con altre sostanze, come alcol e oppiacei, combinazione che ricordiamo può avere effetti letali”.
Il perdurare della situazione desta inevitabilmente interrogativi che Mnlf mette nero su bianco: “Perché non si è ancora provveduto a rendere obbligatoria la ricetta elettronica per questi medicinali? Quali sono gli ostacoli? Chi si oppone a questa estensione: industria, medici, farmacisti titolari?”
La ricetta elettronica, fa notare la sigla dei liberi farmacisti, “consentirebbe un controllo più efficace dell’appropriatezza prescrittiva, oltre a permettere il monitoraggio puntuale della durata delle terapie e della regolarità della dispensazione”. Non intervenire, dunque, appare un mistero privo di giustificazioni fondate: “Escludiamo motivazioni tecniche: l’aggiornamento e l’inserimento di nuovi farmaci nel sistema della ricetta elettronica avvengono regolarmente e con continuità in tutta Italia” osserva al riguardo il Mnlf. “I ritardi accumulati non trovano spiegazioni logiche, se non in una evidente mancanza di volontà da parte dei soggetti decisori e in un’incomprensibile inerzia istituzionale”.
Da qui la lapidaria conclusione del comunicato: “Si tratta di riportare sotto controllo una categoria di farmaci ad alto rischio di dipendenza e tolleranza”, scrive Mnlf. Aggiungendo, per buona misura contro il rischio di ulteriori inerzie e traccheggiamenti vari, che “non c’è più tempo da perdere”.


