Roma, 3 giugno – Un’azienda che produce farmaci generici si è rivolto a un farmacista chiedendogli di pubblicizzare il proprio sito internet su quello della sua farmacia. L’ospitalità, ovviamente, sarebbe stata ricompensata “con una somma in denaro regolarmente fatturata”. La proposta (et pour cause!) ha sollevato dubbi in ordine alla sua legittimità e il farmacista – memore, come scrive, di “una norma che vieta qualsiasi forma di incentivazione economica da parte di aziende produttrici di generici” – ha pensato bene di chiedere lumi allo studio di consulenti di cui si avvale (Sediva-Bacigalupo&Lucidi).
Studio che – ovviamente – non ha potuto fare a meno di dissuadere il farmacista dall’accogliere la richiesta dell’azienda “genericista”, ai sensi delle disposizioni dell’art. 13 del così detto Decreto Abruzzo. Il quale alla lettera b, dove si fa esplicito riferimento alla fornitura di medicinali equivalenti, prevede misure sanzionatorie a carico dell’azienda farmaceutica, del grossista e della farmacia nel caso di “mancato rispetto delle quote di spettanza previste… anche mediante cessione di quantitativi gratuiti di farmaci o altra utilità economica”.
Per lo studio professionale, il richiamo ad “…altra utilità economica” della norma intende proprio vietare il riconoscimento alla farmacia (da parte, ad esempio, di un’industria del settore) di un qualsiasi tornaconto economico, e perciò anche quello derivante da un’inserzione pubblicitaria – a titolo oneroso – sul sito web della farmacia. Nessun dubbio, dunque, ad avviso degli esperti della Sediva: accettare la proposta dell’azienda di generici significherebbe andare incontro al rischio delle sanzioni previste sempre dall’art. 13 (sub 3) della lett. b) del provvedimento, ovvero “per la farmacia l’applicazione della sanzione pecuniaria amministrativa da cinquecento euro a tremila euro”, aggiungendo che “in caso di reiterazione della violazione, l’autorità amministrativa competente può ordinare la chiusura della farmacia per un periodo di tempo non inferiore a 15 giorni”.
Il caso di cui si è appena riferito, riportato ieri da Sediva sulla sua newsletter PiazzaPitagora e con ogni probabilità non straordinario, ha innescato all’interno dell’Ordine di Roma un interrogativo concernente non solo e non tanto la sua liceità, quanto la sua opportunità. In tempi in cui viene invocata a gran voce la collaborazione tra tutti gli stakeholder del pharma come condizione necessaria per il superamento delle molte criticità (a partire dalla sostenibilità) che tormentano il settore del farmaco, bisogna infatti preoccuparsi prima e sopra di tutto di creare una precondizione di assoluta chiarezza e responsabilità, unico possibile terreno dove le interrelazioni tra tutti gli attori della filiera possono essere orientate a obiettivi comuni, pur nella consapevolezza di inevitabili divergenze di interessi tra le diverse componenti.
Questa precondizione può però essere realizzata solo in un quadro di trasparenza e correttezza reciproca. Un quadro dove ovviamente non possono davvero rientrare profferte che – anche concedendo che possano essere state avanzate in assoluta buona fede (il che non rappresenta comunque un esimente) – non possono né debbono essere nemmeno presentate, perché espongono chi le riceve e improvvidamente dovesse accoglierle al rischio di violare le leggi, con relative e pesanti conseguenze.
“La questione merita una riflessione” commenta il presidente dell’Ordine di Roma Giuseppe Guaglianone (nella foto) “che ci sembra il caso di sollecitare e avviare. Cominceremo contattando l’azienda in questione, per un confronto sulla vicenda, e avvieremo un’esplorazione sull’esistenza di comportamenti e prassi analoghe, chiedendo al riguardo anche la collaborazione di Federfarma Roma e Farmacap. Il terreno della collaborazione, dello sforzo congiunto e comune di tutte le professioni e le componenti della sanità italiana finalizzato alla soluzione dei suoi molti e gravi problemi, può essere percorso solo sgomberando la strada da ogni ostacolo”.
“Non può esserci spazio per la mancanza di chiarezza e men che meno per gli equivoci, le doppiezze e le furbizie” continua il presidente dei farmacisti romani. “Se davvero i professionisti e gli attori della sanità, come dichiarano in ogni loro sortita pubblica, voglio unirsi per salvare il nostro scricchiolante sistema di sanità pubblica, allora bisogna confrontarsi seriamente per decidere con la necessaria sollecitudine quali scelte compiere e, una volta individuate e condivise, lavorare tutti insieme per realizzarle, nell’interesse della sanità e di tutti i cittadini italiani. Per fare questo serve, a dirla in un altro modo, un campo privo di cattivi pensieri”.
“L’Ordine dei farmacisti di Roma è ormai da anni in prima fila, insieme ad altri, per sgomberare quel campo da ogni detrito” conclude Guaglianone. “Anche quelli che possono apparire piccoli e di scarso significato, come l’improvvido invito di un’azienda a una farmacia ad accettare di ospitare sul suo sito una pubblicità a pagamento che le leggi non permettono. Servono chiarezza e correttezza delle azioni, che scaturiscono dalla chiarezza e onestà dei pensieri: per quanto semplice solo in apparenza, è comunque una formula che tutti possono applicare. A patto, ovviamente, che lo vogliano davvero”.


