Fake news sul cibo, survey e convegno dell’Iss, che stila un decalogo per riconoscerle

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Roma, 7 giugno – Pochi altri temi, come quello dell’alimentazione, sono vittime sul web della diffusione di notizie che oscillano dall’approssimazione (spesso inconsapevole) alla più totale falsità, non di rado con scopi lucrativi. Che si parli di glutine o zucchero, sono davvero molto numerose le false credenze sull’alimentazione che circolano sul web. Saperle riconoscere è fondamentale per tutelare la propria salute e fare scelte consapevoli a tavola.

Per aiutare i cittadini a orientarsi, l’Istituto Superiore di Sanità (Iss) ha lanciato il questionario Bufale nel piatto: riconoscere le fake news sull’alimentazione:  un breve test composto da cinque domande, elaborato dal Reparto alimentazione, nutrizione e salute, che prende spunto da alcune delle notizie false più diffuse. Un questionario pensato per una rapida compilazione, con l’obiettivo – spiega Laura Rossi, direttrice del Reparto alimentazione, nutrizione e salute dell’Iss (nella foto) – “non solo di testare le conoscenze, ma anche di stimolare un approccio più critico verso ciò che si legge online”.

Il sondaggio è stato chiuso il 3 giugno e le risposte raccolte fino a quella data sono state discusse durante il convegno Fake news, paure e fiducia: sicurezza alimentare e nutrizione nell’era dell’infodemia, organizzato in occasione della Giornata mondiale della sicurezza alimentare e tenutosi il 5 giugno presso lo stesso Iss.

Dalla rilevazione dell’Iss è emerso che gli italiani sono interessati ai temi della nutrizione e, nella maggior parte dei casi, riescono a riconoscere le false credenze in questo campo. Sanno ad esempio che eliminare i carboidrati dalla dieta non rappresenta un modo efficace e salutare per dimagrire e si rivelano sufficientemente scafati da non associare automaticamente i prodotti light o senza zucchero alla perdita di peso.

Ma le loro conoscenze e consapevolezze in altri ambiti sono decisamente meno consolidate rispetto ad altri aspetti indagati. Riguardo al glutine, ad esempio, la maggior parte dei rispondenti riconosce correttamente che esso è dannoso esclusivamente per le persone affette da celiachia, ma una quota rilevante del campione (circa un terzo) mostra ancora incertezza o una conoscenza limitata dell’argomento.
Tra gli altri risultati, dal sondaggio è emerso anche che il 77% dei partecipanti alla survey  ha risposto correttamente alla domanda relativa al consumo di frutta dopo i pasti, riconoscendo che non esistono evidenze scientifiche che ne sconsiglino l’assunzione e il 74% ha correttamente indicato che lo zucchero di canna è sostanzialmente equivalente allo zucchero bianco dal punto di vista nutrizionale.

“Viviamo in un contesto in cui le informazioni circolano con una velocità senza precedenti” ha sottolineato nel suo intervento il presidente dell’Iss, Rocco Bellantone (nella foto). “Nel campo dell’alimentazione questo fenomeno è particolarmente evidente: fake news, miti nutrizionali e promesse di diete miracolose possono generare confusione, influenzare le scelte alimentari e compromettere l’adesione alle raccomandazioni basate sulle evidenze scientifiche”.

Anche per questo, con il fine di aiutare i cittadini a orientarsi nel panorama dell’informazione online, il Dipartimento Sicurezza alimentare diretto da Rossi ha anche  realizzato un decalogo basato sulle più recenti evidenze scientifiche sulla disinformazione, propone strumenti pratici per sviluppare una lettura critica delle informazioni in ambito alimentare e sanitario.  “L’obiettivo” conclude Rossi “è che questo decalogo possa diventare uno strumento utile per cittadini, professionisti della salute e operatori della comunicazione”.

Lo pubblichiamo qui di seguito.

Il decalogo anti-bufale in nutrizione dell’Iss

  1. Diffida delle soluzioni semplici a problemi complessi – Se qualcosa promette risultati rapidi e universali (ad esempio, “detox”, “cura miracolosa”, “Perdi 5 kg in una settimana senza dieta né attività fisica”), è molto probabile che non sia supportato da evidenze solide
  1. Chiediti: da dove viene l’informazione? – Fonte, autore e competenza contano: sui mezzi di informazione e sui social in particolare, chiunque può diffondere contenuti senza qualifiche, con qualità molto variabile (ad esempio qualcuno che promuove una dieta o un integratore senza dichiarare eventuali interessi commerciali)
  1. Attenzione al linguaggio emotivo – Le fake news funzionano perché fanno leva su paura, speranza o indignazione: contenuti emotivi (ad esempio “Questo alimento ti sta avvelenando ogni giorno!”, “Scoperta sconvolgente che i nutrizionisti non vogliono farti sapere”) si diffondono più velocemente e sono più creduti
  1. Non confondere esperienza personale con evidenza scientifica – Testimonianze (“a me ha funzionato”, “Io ho eliminato il glutine e mi sento meglio”,) non equivalgono a prove: la scienza si basa su studi controllati e replicabili
  1. Fai attenzione alle informazioni parziali – Molte informazioni non sono completamente false, ma incomplete o decontestualizzate, presentando solo i benefici (ad esempio, “Questo integratore rafforza il sistema immunitario” → senza indicare per chi, in quali condizioni o con quali evidenze). Anche questo è cattiva informazione

6. Diffida dei “consensi sociali” (like, condivisioni, follower) – La popolarità non è sinonima di verità: i meccanismi di approvazione o popolarità sui social fanno sembrare affidabili anche contenuti falsi (ad esempio “un post con migliaia di like che promuove una dieta “miracolosa” senza basi scientifiche; Un video virale che diffonde informazioni errate ma viene condiviso perché “tutti ne parlano”)

7. Non rimanere nella tua “bolla” cercando conferma di quello in cui credi – Riconosci i tuoi bias cognitivi, ossia la conferma di quello in cui credi, Tendiamo a credere a ciò che conferma le nostre idee (confirmation bias): le fake news sfruttano proprio questo meccanismo. Ad esempio, se pensi che “lo zucchero sia il principale responsabile di tutte le malattie”, crederai più facilmente a messaggi che lo demonizzano, anche senza basi scientifiche solide.

8. Controlla se esiste consenso scientifico –  Un singolo studio non basta: le raccomandazioni affidabili derivano dalla valutazione complessiva delle evidenze, non da risultati isolati. “Uno studio dimostra che il caffè fa male”, viene citato un solo studio, ignorando tutte le altre evidenze (cherry picking)

9. Fermati prima di condividere – Un semplice “pausa e verifica” riduce significativamente la diffusione di fake news: condividere d’impulso è uno dei principali motori della disinformazione. Ad esempio, quando condividi sui social un articolo dal titolo sensazionalistico senza leggere il contenuto completo oppure condividi un post solo perché ti colpisce o conferma ciò che pensi

10. Allena il pensiero critico (prebunking) – Imparare a riconoscere tecniche, spesso manipolative, usate nella disinformazione (es. generalizzazioni, cherry picking) aiuta a diventare più resistenti alle fake news (ed esempio, “Scoperta rivoluzionaria che i medici non vogliono farvi sapere” è un esempio di uso di linguaggio sensazionalistico per attirare attenzione e creare sfiducia.

 

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