Rapporto CREA su performance regionali: segni di ripresa, ma resta il divario Nord-Sud

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Roma, 2 luglio – L’assistenza sanitaria deve essere rafforzata sul territorio, in particolare realizzando l’integrazione socio-sanitaria necessaria per rispondere alle esigenze emergenti della popolazione. Ma “una sfida per il futuro sarà anche quella di rendere più visibili e percepibili i progressi. La strada verso l’eccellenza rimane ancora lunga e richiede un impegno costante per ridurre le disuguaglianze e rafforzare le aree più deboli, con particolare attenzione ai bisogni emergenti di una popolazione in rapido invecchiamento”. Migliorare, insomma, è fondamentale ma non basta: è anche necessario che i cittadini, ovvero i fruitori dei servizi sanitari, percepiscano il miglioramento.

Sono le principali indicazioni proposte dal XIV Rapporto sulle Performance regionali del Sistema sanitario italiano, curato da CREA Sanità,  il Centro per la ricerca economica applicata in sanità promosso dall’Università di Roma Tor Vergata e dalla Fimmg, la Federazione italiana dei medici di medicina generale), presentato oggi il 1° luglio  a Roma.

Il Veneto si conferma Regione più performante

Il rapporto analizza le performance socio‑sanitarie regionali attraverso sei chiavi, quella dell’appropriatezza (correttezza delle cure), quella economico‑finanziaria (risorse e sostenibilità) e quelle dell’equità (accesso ai servizi), degli esiti (risultati di salute), dell’innovazione (tecnologie e organizzazione) e del sociale (integrazione e supporto ai fragili).

Il Veneto si conferma la Regione più performante, raggiungendo il 64% del valore massimo teorico della performance, mentre la Calabria si posiziona all’ultimo posto con il 36%. Il trend nazionale è comunque positivo, con un indice medio di performance che passa dal 43,4% del 2019 al 46,1% del 2025.  Tutte le Regioni hanno registrato miglioramenti, in generale più marcati dove i livelli di partenza erano bassi: la Toscana ha avuto l’incremento maggiore (+0,08 punti percentuali), seguita da Calabria (+0,065), Veneto (+0,059) e P.A. di Trento (+0,057). Il Centro e il Meridione hanno mostrato miglioramenti mediamente superiori rispetto al Nord, contribuendo a ridurre parzialmente le disuguaglianze. Lombardia, Liguria, Emilia-Romagna e Piemonte hanno avuto incrementi più contenuti (+0,01), probabilmente per vincoli strutturali e livelli già elevati.

Il divario tra le Regioni migliori e peggiori resta comunque significativo: circa un terzo delle Regioni non supera il 40% del valore massimo di performance ottenibile. Analizzando nel dettaglio il ranking regionale, il Veneto è in testa, seguito dalla Provincia Autonoma di Trento, che raggiunge il 62%. Toscana, Friuli-Venezia Giulia, Marche e la Provincia Autonoma di Bolzano si attestano su valori compresi tra il 56% e il 50%. Un gruppo intermedio comprende Emilia-Romagna, Liguria, Piemonte, Sardegna, Lombardia, Lazio, Abruzzo e Umbria, con performance tra il 48% e il 42%. In coda alla classifica si trovano Puglia, Basilicata, Campania, Valle d’Aosta, Sicilia, Molise e Calabria, tutte sotto il 40% della Performance massima.

Limitata e molto variabile tra le diverse aree del Paese
la percezione di miglioramento da parte dei cittadini 

CREA Sanità ha anche promosso una survey su un campione rappresentativo della popolazione italiana per verificare come le opportunità di tutela regionali si riflettano nella percezione dei cittadini rispetto ai servizi erogati dai servizi sanitari: mentre nel 2025  l’indagine era stata dedicata ad analizzare i livelli di soddisfazione, quest’anno è stato l’oggetto di osservazione e studio è stata la percezione dei cittadini relativamente ai trend di miglioramento/peggioramento nel medi periodo.

Ricordando che la mediana nazionale della soddisfazione nel 2025 è risultata pari a 7,1 su 10, con valori generalmente superiori alla sufficienza, ma con ampie differenze tra territori e tipologie di servizio, l’indagine 2026 rileva che la quota di cittadini che ha percepito un trend di miglioramento dei servizi del Ssn è bassa, variando dall’8,6% al 25,9%, con la maggior parte delle Regioni tra il 17% e il 22%.

Abruzzo e Molise registrano la quota più alta di cittadini che percepiscono miglioramenti (25,9%), seguite da Lombardia (22,9%), Veneto (22,7%) e Umbria (22,6%). Al contrario, il Trentino-Alto Adige si distingue per la percentuale più bassa (8,6%), seguito da Sardegna (15,3%) e Friuli-Venezia Giulia (16,8%). In Regioni come Liguria, Lazio, Puglia, Basilicata, Calabria, Campania, Piemonte e Valle d’Aosta, la quota si attesta tra il 17% e il 21%.

Una percezione di miglioramento è più diffusa nei servizi standardizzati come l’accesso ai farmaci (30% a livello nazionale, con punte oltre il 40% in alcune Regioni), mentre resta bassa nei servizi residenziali e domiciliari, e quelli legati alla long-term care (ad esempio, solo il 14,6% per l’assistenza domiciliare e il 16,8% per la non autosufficienza). In Lombardia, il 30,2% dei cittadini ha percepito miglioramenti nella prevenzione e il 33,1% nell’accesso ai farmaci; in Veneto, il 36,4% nella prevenzione e il 22% nell’assistenza ai non autosufficienti.

Permangono, quindi, criticità nella capacità di rendere visibili i progressi nei servizi territoriali, con una forte variabilità regionale e nessun chiaro gradiente Nord-Sud: i cittadini riconoscono i miglioramenti soprattutto nei servizi più consolidati, mentre le aree di assistenza territoriale restano percepite come critiche e meno soddisfacenti.

Le priorità di intervento? Dipende da chi le indica…

Le priorità per la promozione della tutela della salute differiscono, e molto, a seconda di chi le indica:i cittadini utenti si concentrano su esiti e condizioni di vita, le istituzioni cercano un equilibrio tra equità, prevenzione e sostenibilità, i professionisti sanitari puntano sulla qualità clinica e sugli esiti, il management aziendale si concentra su efficienza ed esiti, mentre l’industria delle Life Sciences dà maggiore importanza a innovazione, accesso ed esiti.

Per i cittadini utenti, le aree sulle quali è più urgente intervenire sono (al Nord) l’assistenza domiciliare e residenziale, la prevenzione e il rapporto con il medico di medicina generale. Al Centro, non autosufficienza e l’assistenza domiciliare. mentre al Sud e nelle Isole, pur registrandosi un miglioramento percepito in tema di assistenza domiciliare e nei ricoveri programmati, persistono difficoltà generalizzate nei servizi territoriali.

Alla fine, l’analisi del CREA valuta positivamente il trend evolutivo delle opportunità di tutela della salute, ma non manca di evidenziare con la distanza dai livelli ottimali resti ancora ampia e le differenze territoriali siano marcate. “I miglioramenti sono più evidenti nelle Regioni che partivano da livelli più bassi, contribuendo a una parziale riduzione delle disuguaglianze” osserva il Rapporto “ma la dinamica di questi miglioramenti non si ritrova nelle percezione di miglioramento da parte dei cittadini, soprattutto per quanto concerne la residenzialità, domiciliarità e la long-term care, che rappresentano il principale punto di debolezza del sistema. Le aree più strutturate, come la farmaceutica e la prevenzione, mostrano invece livelli più elevati e uniformi di soddisfazione e miglioramento percepito

Il documento offre in ogni caso indicazioni e suggestioni preziose per orientare le politiche sanitarie: è necessario, come già ricordato in premessa, rafforzare l’assistenza territoriale e in particolare l’integrazione socio-sanitaria per rispondere alle esigenze emergenti della popolazione. Una sfida per il futuro sarà, anche, quella di rendere più visibili e percepibili i progressi. La strada verso l’eccellenza rimane ancora lunga e richiede un impegno costante per ridurre le disuguaglianze e rafforzare le aree più deboli, con particolare attenzione ai bisogni emergenti di una popolazione in rapido invecchiamento.

 

♦ XIV Rapporto CREA Sanità – Le performance socio-sanitarie regionali

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