Pharma, Eichberg (Mimit): “Produzione oggi a 75 miliardi, oltre il 60% da investimenti esteri”

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Roma, 6 luglio – Quello farmaceutico sarà uno dei settori emergenti nel prossimo quinquennio. La previsione (in verità non difficile, alla luce dei determinanti e degli indicatori socio-economici su scala globale) arriva dal Libro bianco Made in Italy 2030 del ministero dell’Impresa e del Made in Italy (Mimit), che disegna una strategia di politica industriale per il prossimo quinquennio.

“È necessario un quadro regolatorio chiaro che consenta gli investimenti nel nostro Paese, sia nazionali che esteri” ha affermato Federico Eichberg, capo di gabinetto del Mimit, intervenendo a Roma all’evento Competitività, investimenti e accesso all’innovazione in sanità: una sfida per l’Europa, promosso da Ucb in collaborazione con l’Ambasciata del Belgio in Italia e organizzato presso la residenza dell’ambasciatore.

“Oggi, dei circa 75 miliardi di produzione, più del 60% viene da investimenti esteri” ha aggiunto Eichberg, per poi richiamare il percorso di semplificazione di norme e procedure atteso dal settore al quale il Governo sta lavorando. “Nei prossimi provvedimenti, a cominciare dal ddl Concorrenza, è nostra intenzione sbloccare, attraverso gli investimenti, una serie di strumenti di ricerca che possano avere approvazioni rapide, oltre a una serie di investimenti produttivi, che possano accrescere la competitività nazionale”.

Nel corso dell’evento, Federico Chinni, general manager di Ucb Itali, ha proposto un giro d’orizzonte sulle criticità del pharma e sui “campanelli d’allarme” che le istituzioni non possono davvero ignorare, il primo tra i quali è legato agli scenari internazionali, dove spiccano provvedimenti  “come le recenti politiche industriali americane, che stanno sbilanciando gli investimenti a livello globale nel mondo della ricerca clinica. Se pensiamo che già prima di questo scenario l’Europa ha perso fortemente competitività, passando da una quota di mercato degli studi clinici dal 39% a un attuale 20%, assistiamo al contempo a una forte crescita della Cina, la cui quota è passata dal 6% a più del 30% attuale. Inoltre, i nuovi assetti normativi globali in vigore da circa 10 mesi hanno già procurato un ritardo nel lancio delle nuove molecole in Europa pari a circa il 35% in meno rispetto al periodo precedente”.

La competitività è un tema che  “riguarda da vicino i cittadini e i pazienti” ha osservato Chinni. “Se consideriamo che uno studio clinico permette in prima battuta di avere un accesso molto più veloce alle terapie già durante la fase di sperimentazione, capiamo come economia e salute vadano davvero di pari passo. A maggior ragione credo che questa sia una grande opportunità in un Paese nel quale l’accesso ai farmaci non è storicamente tra i più veloci rispetto allo scenario globale”.

Tra le priorità indicate dal general manager di Ucb Italia, c’è la necessità di un cambio di passo nello scenario regolatorio: “Oggi abbiamo delle opportunità, come il Testo unico della legislazione farmaceutica attualmente in discussione, che credo dovrebbe garantire maggiore prevedibilità all’industria” ha concluso Chinni “strutturando un sistema capace di accogliere in maniera più favorevole gli investimenti e la ricerca clinica”.

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