Gonorrea, allarme Ecdc: in aumento nella Ue i ceppi resistenti all’antibiotico di riferimento

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Roma, 19 luglio – All’alert  generale per l’aumento di casi di infezioni sessualmente trasmissibili (Ist) in Europa, evidenziata dai dati diffusi nello scorso mese di maggio dall’Ecdc, il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie, si aggiunge ora a stretto giro un allarme più specifico relativo ai casi di gonorrea resistente ai trattamenti.

Negli ultimi due anni, mette in guardia l’agenzia europea, sono emerse in Europa prove consistenti di trasmissione locale di ceppi resistenti al ceftriaxone, l’antibiotico di prima linea utilizzato per trattare l’infezione, una delle Ist più diffuse al mondo, con circa 82 milioni di casi ogni anno. L’aumento assume particolare rilevanza perché lo sviluppo di ceppi resistenti di Neisseria gonorrhoeae, il batterio responsabile dell’infezione, rende inevitabilmente sempre più complessa la gestione clinica dei pazienti. Un’eventuale perdita di efficacia del ceftriaxone  potrebbe infatti tradursi in un aumento delle complicanze, una maggiore trasmissione dell’infezione e una progressiva riduzione delle opzioni terapeutiche disponibili per contrastarla.

L’alert è stato diffuso a seguito di una valutazione del rischio pubblicata dalla stessa Ecdc dopo l’analisi delle segnalazioni pervenute dai Paesi Ue che documenta l’aumento registrato dal 2022 delle infezioni da gonorrea resistenti all’antibiotico di riferimento. Dal 2022, riferisce l’Agenzia, un numero crescente di Paesi europei ha segnalato casi di gonorrea causata da Neisseria gonorrhoeae resistente al ceftriaxone, inclusi ceppi multiresistenti (Mdr) e ampiamente resistenti ai farmaci (Xdr).

Mentre le prime rilevazioni erano principalmente sporadiche e spesso associate a viaggi, la situazione si è evoluta nel periodo 2025-2026, con un aumento dei casi in diversi Paesi e crescenti evidenze di trasmissione interna nell’UE/SEE e nel Regno Unito. Francia, Germania, Svezia e Regno Unito hanno segnalato aumenti significativi, mentre diversi altri paesi continuano a rilevare casi sporadici. L’importazione da aree con maggiore circolazione di ceppi resistenti, in particolare nel Sud-Est asiatico, rimane un’importante via di introduzione, ma i cluster e le infezioni acquisite localmente indicano che la trasmissione si sta ora verificando anche all’interno dell’Europa.

“La trasmissione locale della gonorrea resistente al ceftriaxone in Europa è un segnale d’allarme che non possiamo ignorare” afferma Csaba Ködmön (nella foto), esperto di microbiologia dell’Ecdc. “Sebbene il rischio per la popolazione generale sia attualmente basso, la crescente resistenza riduce l’efficacia delle terapie su cui facciamo affidamento oggi. Se i ceppi altamente resistenti ai farmaci si affermano e continuano a diffondersi, le opzioni di trattamento potrebbero diventare sempre più limitate. Rafforzare la prevenzione, ampliare i test antimicrobici e promuovere una diagnosi tempestiva sono quindi essenziali per individuare precocemente i ceppi resistenti, limitarne l’ulteriore diffusione e mantenere la gonorrea curabile”.

Nel 2024, nell’Unione europea e nello Spazio economico europeo sono stati confermati oltre 106.000 casi  di gonorrea, il numero più alto registrato dall’avvio della sorveglianza europea nel 2009. Se non trattata, l’infezione può provocare gravi complicanze, tra cui malattia infiammatoria pelvica, infertilità e gravidanza extrauterina.

Il rischio complessivo di contrarre una gonorrea resistente al ceftriaxone, come ricordato da Ködmön, rimane basso per la popolazione sessualmente attiva dei Paesi Ue/See. Il rischio aumenta però tra chi ha rapporti sessuali non protetti con partner nuovi o occasionali, tra le persone con partner multipli o che li cambiano frequentemente, tra le prostitute e i loro clienti e tra chi viaggia in aree dove circolano con maggiore frequenza ceppi resistenti ai farmaci.

L’Ecdc ribadisce che il principlae e più efficace strumento per contrastare il fenomeno dell’Amr è la prevenzione: utilizzare correttamente il preservativo o altri metodi di barriera durante i rapporti sessuali, sottoporsi regolarmente ai test (soprattutto in presenza di partner nuovi, occasionali o multipli) – e richiedere tempestivamente un test in caso di possibile esposizione al contagio.

L’Agenzia  formula quindi in conclusione le raccomandazioni per autorità sanitarie pubbliche e operatori sanitari per garantire che il ceftriaxone non perda la sua efficacia, impoverendo drammaticamente l’armamentario dei trattamenti contro una Ist a larga diffusione. I Paesi della Ue/See dovrebbero rafforzare la sorveglianza della resistenza antimicrobica del gonococco, compresi i test basati sulla coltura, i test di sensibilità antimicrobica e la sorveglianza genomica, per supportare l’individuazione e la segnalazione tempestiva dei ceppi resistenti al ceftriaxone, Mdr e Xdr.

Gli operatori sanitari dovrebbero garantire test appropriati dei siti anatomici esposti, prescrivere il trattamento in linea con le attuali linee guida europee e nazionali, eseguire il test di guarigione per le infezioni resistenti al ceftriaxone laddove possibile e indagare tempestivamente sui sospetti fallimenti del trattamento. Le autorità sanitarie pubbliche e i servizi clinici dovrebbero rafforzare la notifica dei partner e la gestione dei casi per prevenire la reinfezione e l’ulteriore trasmissione, in particolare nelle reti sessuali con partner multipli o che cambiano frequentemente.

La comunicazione del rischio dovrebbe fornire messaggi chiari e non stigmatizzanti sul sesso sicuro, sui test regolari per le Ist, sul trattamento tempestivo e sull’importanza di sottoporsi al test in caso di sintomi, potenziale esposizione o contatto sessuale durante viaggi in aree con maggiore circolazione di ceppi resistenti.

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