Cattani: “Farmaci, Italia forte ma la manovra 2027 deve assicurare un salto di qualità”

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Roma, 4 settembre – Nell’immediata vigilia della confronto finale all’interno della maggioranza di governo per la definizione della prossima Legge di bilancio, l’ultima dell’attuale legislatura, infuria la corsa degli stakeholders per piantare le bandierine delle proprie necessità e richieste. Nessuno ignora che, proprio per essere l’ultima manovra finanziaria della legislatura, la manovra 2027 potrà difficilmente sottrarsi a suggestioni elettorali, con i vari partiti di maggioranza decisi a spingere per ottenere l’inserimento di almeno alcune misure bandiera (taglio della pressione fiscale sul ceto medio per FdI, pensioni per la Lega, flat tax incrementale anche per le partite Iva per Forza Italia), situazione che potrebbe rendere ancora più complicato del solito trovare la quadra dell’allocazione di risorse decisamente magre. La Finanziaria 2027 dovrebbe valere intorno ai 30 miliardi di euro o poco più, cifra che – notazione en passant – riduce al lumicino le possibilità che possa trovare accoglimento la prima richiesta messa sul tavolo da un ministro (Orazio Schillaci, titolare della Salute, nella foto, che ha chiesto un finanziamento aggiuntivo di 5 miliardi per garantire la sopravvivenza del Ssn).

In questo clima, tutti si affannano a rappresentare le proprie necessità ed avanzare le proprie richieste (tutte urgenti e vitali, ça va sans dire). Tra i primi a farlo, con le consuete puntualità ed efficienza, c’è la Farmindustria, con un intervento del presidente Marcello Cattani (nella foto) pubblicato su Milano Finanza. “L’Italia parte da una posizione di forza, l’industria farmaceutica è prima in Italia per crescita di export e fatturato negli ultimi due anni e, a livello strutturale, per produttività e investimenti per addetto” ha subito ricordato il leader degli industriali del farmaco. “Nel 2025 la produzione ha raggiunto 74 miliardi con 69 miliardi di esportazioni. E’ una leadership condivisa nell’Ue con Germania e Francia, fondata su gruppi internazionali, imprese italiane, pmi, distretti, ricerca clinica e manifattura avanzata. Le pmi generano 11,5 miliardi di produzione, il 43% delle pmi europee. Siamo leader anche nella produzione conto terzi. Gli ultimi dati Istat rafforzano il primato. Tra gennaio e giugno 2026 la farmaceutica ha generato 11 miliardi di surplus estero positivo, il 45% del totale in Italia. Il Governo Meloni” ha quindi raffermato Cattani “ha compiuto scelte importanti che hanno creato le condizioni per questi risultati: ha aumentato le risorse per il Ssn, riportato salute e farmaceutica al centro dell’agenda politica e industriale e avviato il percorso verso il Testo Unico farmaceutico. È una direzione positiva. Proprio perché la strada è quella giusta, ora occorre accelerare nei prossimi mesi con la legge di Bilancio. La sfida della clausola Usa della Most favoured nation (Mfn) aumenta l’urgenza”.

“Se gli Stati Uniti collegheranno il valore dei medicinali ai prezzi degli altri mercati” è il ragionamento del presidente di Farmindustria “Italia ed Europa non potranno più continuare a comprimere l’innovazione e rallentarne l’accesso. Investimenti e nuove terapie si orienteranno verso le nazioni capaci di riconoscerne il valore e renderle rapidamente disponibili. La prossima legge di Bilancio deve segnare un salto di qualità: assicurare , anche a livello regionale, perché l’innovazione ritardata è innovazione negata. Alla sfida Mfn occorre rispondere con dialogo diretto con gli Usa, accesso rapido e omogeneo e certezza per chi investe. Non si tratta di proteggere un comparto, ma di difendere la capacità della nazione di progettare e produrre le cure del futuro”.

L’innovazione in medicina, ricorda quindi Cattani, “cambia il destino di milioni di persone. Malattie un tempo mortali sono oggi curabili, prevenibili o compatibili con una vita attiva. Dal 1995 la speranza di vita in Italia è salita da 78 a 84 anni. Merito anche di Servizio sanitario nazionale, professionisti, ricerca e industria farmaceutica. I risultati si misurano in vita guadagnata. In Italia 3,7 milioni di persone vivono dopo una diagnosi di tumore e la metà di chi si ammala guarirà, con la stessa attesa di vita di chi non ha avuto il cancro. In dieci anni grazie ai nuovi farmaci la mortalità per epatite è diminuita di oltre il 50%”.

A questi dati probanti, il presidente di Farmindustria aggiunge le non meno importanti prospettive che apre la ricerca: “Anticorpi bispecifici, terapie geniche, farmaci a Rna e Car-T consentono già una precisione impensabile. Le Protac degradano selettivamente proteine responsabili di malattie; le Til riattivano i linfociti nel tumore; Car-NK e Car-M potranno ampliare l’efficacia delle terapie cellulari contro i tumori solidi. Virus oncolitici, microbioma, intelligenza artificiale ed editing genetico aprono ulteriori prospettive. Promettenti sono i vaccini terapeutici contro il cancro. Il sequenziamento identifica i neoantigeni del tumore e consente di realizzare, anche con tecnologia a mRna, vaccini personalizzati che addestrano i linfociti T. I primi risultati nel melanoma e gli studi nei tumori di pancreas, rene e polmone indicano una strada concreta. Innovare significa anche programmare. L’Ebola Bundibugyo in corso nella Repubblica Democratica del Congo e il recente focolaio di hantavirus Andes dimostrano che la minaccia pandemica non appartiene al passato.

“Sorveglianza, diagnostica, ricerca, piattaforme vaccinali adattabili, scorte e capacità produttiva devono diventare infrastrutture permanenti di sicurezza” conclude quindi Cattani, richiamando una verità che continua purtroppo a non essere considerata come invece merita: “Prevenire costa meno dell’emergenza”.

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