Tar Lazio, prima prescrizione dei farmaci antidiabetici: “Possono farla anche i mmg”

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Roma, 14 ottobre – Le Regioni, nell’esercizio delle proprie competenze organizzative in materia di assistenza farmaceutica, non possono introdurre limitazioni alle facoltà prescrittive riconosciute dalla disciplina nazionale dell’Aifa ai soggetti legittimati alla prescrizione, neppure mediante strumenti informatici che ne impediscano concretamente l’esercizio. In altri termini, l’inclusione dei medicinali nel Prontuario della continuità assistenziale ospedale-territorio (Pht) attiene al regime distributivo dei farmaci e non può giustificare restrizioni delle facoltà prescrittive riconosciute dalla disciplina nazionale.

Questo il motivo che ha indotto il Tar Lazio, con la sentenza n. 15974/2026, pubblicata il 12 ottobre, ad annullare i limiti previsti dalla Regione che limitavano la prima prescrizione di alcuni farmaci antidiabetici (Nota Aifa 100) solo agli specialisti, escludendo i medici di famiglia, ai quali era consentito solo il rinnovo della ricetta, pur essendo espressamente abilitati dalla medesima Nota.

La sentenza è stata accolta con favore dalla Federazione Italiana medici di medicina generale (Fimmg). “Si afferma un principio che ha rilevanza per tutto il Paese, le note Aifa hanno efficacia nazionale e le Regioni sono tenute a rispettarne le disposizioni, anche per quanto riguarda i soggetti abilitati alla prescrizione”, spiega Niccolò Biancalani (nella foto), neoeletto segretario nazionale del sindacato.

Alle Regioni, evidenzia la Fimmg in una nota, “spetta organizzare la distribuzione e il monitoraggio, non restringere autonomamente i prescrittori, nemmeno attraverso un sistema informatico. Il diabete di tipo 2 è una patologia cronica grave e molto diffusa, spesso associata ad altre condizioni come obesità, ipertensione arteriosa, dislipidemie, malattie cardiovascolari e renali, che rendono ancora più complessa la gestione del paziente e richiedono una presa in cura complessiva e continuativa”. Biancalani ribadisce che non possono esserci regole diverse da una Regione all’altra: “Un cittadino non può avere un percorso più lungo e più difficile solo perché abita in un territorio diverso. servono strumenti di presa in cura uniformi su tutto il territorio nazionale. Il risparmio apparente di oggi diventa la spesa di domani. Ritardare l’avvio di una terapia appropriata può significare più complicanze, più ricoveri e maggiori costi per il Servizio sanitario. Chi governa la spesa deve guardare ai costi dell’intero percorso e non solo alla prescrizione”.

La Fimmg ritiene indispensabile un medico di medicina generale dotato degli stessi strumenti in tutta Italia, in grado di garantire prevenzione, a partire dai pazienti a rischio, cura, con l’avvio tempestivo delle terapie quando appropriate, e prossimità, attraverso il rapporto con il proprio medico di fiducia, che conosce la storia e il contesto del paziente. Una presa in cura organizzata nelle Aggregazioni funzionali territoriali (Aft), in raccordo con gli specialisti per i casi complessi, rappresenta un elemento fondamentale per garantire continuità assistenziale e appropriatezza delle cure.

“Gli specialisti restano un pilastro del sistema. Ma la presa in cura del diabete di tipo avviene soprattutto sul territorio, con il medico di famiglia nelle Aft, e le regole non possono cambiare a seconda dei confini regionali. Il medico di medicina generale deve poter esercitare pienamente le proprie competenze cliniche e prescrittive, senza limitazioni non previste dalle disposizioni nazionali che possano apparire discriminanti per il medico e per i pazienti” si legge ancora nella nota del sindacato dei medici di famiglia, che ritornando al contenuto della sentenza del Tar del Lazio evidenzia l’obbligo di tutte le Regioni di  “applicare la nota Aifa 100 come definita a livello nazionale, senza introdurre limitazioni dei soggetti prescrittori non previste. È altrettanto necessario che i sistemi informatici regionali siano adeguati e non diventino un ostacolo di fatto alla prescrizione e che le Aggregazioni funzionali territoriali siano messe nelle condizioni di operare con strumenti, dati e percorsi omogenei. L’obiettivo è garantire a tutti i cittadini, indipendentemente dalla Regione di residenza, un accesso tempestivo e appropriato alle terapie, valorizzando il ruolo della medicina generale e l’alleanza terapeutica con il paziente”.

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