Roma, 22 ottobre – Notizie positive sul fronte delle armi terapeutiche contro i tumori polmonari: lo studio di fase 2 Combi-Ted sul vaccino peptidico di nuova generazione Tedopi (Ose2101), promosso dalla Fondazione ricerca traslazionale (Fort), ha dimostrato un’efficacia inedita del farmaco nei pazienti con tumore al polmone non a piccole cellule avanzato in seconda
linea di trattamento. I dati – che saranno presentati dal primo autore dello studio, Federico Cappuzzo (nella foto), direttore dell’Oncologia medica 2 dell’Istituto nazionale tumori Regina Elena di Roma e presidente della Fondazione Fort, e primo autore dello studio, al congresso della Società europea di oncologia medica (Esmo), domenica 25 ottobre – evidenziano infatti quasi un raddoppio della sopravvivenza a un anno, che raggiunge il 47% in combinazione con la chemioterapia a base di docetaxel e il 46% in combinazione con l’immunoterapia (nivolumab), contro il solo 29% ottenuto con la terapia tradizionale a base di solo docetaxel.
Si tratta di un passo avanti per il contrasto a una patologia che solo in Italia registra circa 40.000 nuove diagnosi ogni anno, è tra le principali cause di malattia tumorale e la prima in assoluto per mortalità nel nostro Paese. In particolare, la forma ‘non a piccole cellule’ rappresenta circa l’85% di tutti i casi di tumore al polmone. In questo scenario, le opzioni terapeutiche contro la progressione della malattia sono ancora oggi estremamente limitate, con la chemioterapia tradizionale che rimane lo standard di cura nonostante la sua modesta efficacia e la tossicità.
“A differenza dei classici vaccini proteici o di quelli preventivi, il vaccino peptidico è costituito da una combinazione sintetica di 10 brevi frammenti di amminoacidi (peptidi) selezionati da antigeni tumorali”, spiega Cappuzzo. “Il farmaco agisce come un vero e proprio addestratore molecolare del sistema immunitario: nei pazienti Hla-A2 positivi (antigene leucocitario umano) presenta questi 10 ‘identikit’ ai linfociti T, le cellule difensive dell’organismo, insegnando loro a riconoscere e distruggere le cellule tumorali con chirurgica precisione e senza alcun incremento della tossicità rispetto ai trattamenti standard”.
Lo studio – frutto di una collaborazione internazionale di 17 centri oncologici di eccellenza distribuiti tra Italia, Francia e Spagna – nasce dalla necessità clinica di superare i limiti delle attuali terapie di seconda linea, che offrono risultati spesso modesti. “L’unico farmaco che nella pratica clinica si utilizza comunemente in questa fase” sottolinea Cappuzzo “è il docetaxel, una molecola tossica e di limitata efficacia In uno studio precedente il vaccino peptidico ha già dimostrato di essere potenzialmente superiore al docetaxel, e la sua validazione definitiva è attualmente in corso nello studio di fase 3 Artemia”.
Nello studio Combi-Ted, 106 pazienti con malattia in progressione dopo una prima linea di chemio-immunoterapia sono stati divisi in tre gruppi di trattamento per valutare la somministrazione del vaccino peptidico in associazione alla chemioterapia, il vaccino in associazione all’immuno-terapico nivolumab, oppure la sola chemioterapia standard a base di docetaxel.
“I pazienti sono stati suddivisi in tre bracci: uno trattato in maniera tradizionale con il solo docetaxel, uno con docetaxel in associazione al vaccino peptidico e un terzo che ha valutato la combinazione del vaccino con la prosecuzione dell’immunoterapia già ricevuta in prima linea. I risultati sono estremamente positivi” afferma Cappuzzo. “nei pazienti che ricevono il vaccino la sopravvivenza a un anno è praticamente doppia rispetto al gruppo trattato con la sola terapia tradizionale, senza alcun eccesso in termini di effetti collaterali”.
L’innovativa strategia emersa dallo studio Combi-Ted risponde inoltre direttamente a un’esigenza reale espressa quotidianamente dai pazienti nei reparti di oncologia, offrendo una risposta clinica concreta a chi affronta la progressione della malattia. “Nella pratica clinica, quando un paziente va in progressione dopo la prima linea di chemio-immunoterapia, ci chiede molto spesso di poter proseguire l’immunoterapia. Il dato fondamentale emerso dal nostro studio è che anche i pazienti che proseguivano l’immunoterapia aggiungendo il vaccino peptidico ottenevano un beneficio sostanziale in termini di sopravvivenza” conclude Cappuzzo.
I dati presentati a Esmo, si leggge in una nota, “aprono una nuova era nell’impiego dei vaccini peptidici in immuno-oncologia, dimostrando che l’addestramento mirato del sistema immunitario può trasformare in modo concreto il futuro terapeutico dei pazienti affetti da tumore al polmone avanzato”.


