Roma, 4 novembre – Complici le politiche non proprie assennate dell’amministrazione Trump degli ultimi anni, gli USA potrebbero perdere lo lo status di Paese immune dal morbillo grazie all’eradicazione del virus con i programmi vaccinali. Perché – a dirlo sono i dati dei Cdc, i Centers for Disease Control and Prevention, negli States il virus è purtroppo ancora vivo, vegeto e in forte ripresa, tanto che dall’inizio del 2026 sono stati confermati 4.588 casi, più del doppio rispetto ai 2.289 registrati nell’intero 2025.
Un aumento di portata tale da riaccendere l’allarme sulla diffusione della malattia. Secondo i dati dei Cdc, aggiornati al 22 ottobre, il 96% dei contagi dell’anno in corso è collegato a focolai epidemici. Dall’inizio dell’anno ne sono stati individuati 43 nuovi, che si aggiungono a quelli ancora attivi dal 2025. I casi sono stati segnalati in 46 Stati e nel District of Columbia. I Cdc riportano inoltre tre decessi, mentre la Pennsylvania, tra le aree più colpite, segnala una situazione particolarmente critica. L’ultimo caso, la morte di un bambino nella contea di Lewis, primo decesso causato da questa malattia nello Stato di New York negli ultimi 30 anni, ha riacceso forti polemiche sulle scelte del segretario di Stato per la Salute, Robert Kennedy jr, accusate di aver favorito negli ultimi anni la discesa della copertura vaccinale contro il morbillo al di sotto del 95% necessario per prevenire focolai della malattia virale.
Della malattia, molto contagiosa (e più pericolosa di quanto si sia portati a credere) ma comunque prevenibile, si discute comunque anche in Italia, dove la copertura è piuttosto disomogenea e vaccinale non è ancora ottimale in alcune Regioni, soprattutto perché sono tanti coloro che non hanno completato l’immunizzazione facendo la seconda dose, e ciò vanifica l’efficacia dei vaccini.
Dall’autunno del 2023, i casi di morbillo sono così in aumento anche nel nostro Paese, soprattutto tra giovani e bambini. E la copertura vacilla, come ha avvertito lo stesso MInistero della Salute con una circolare di alert di poco più di un mese fa, vacilla. Nessuna Regione raggiunge la soglia raccomandata del 95% per la seconda dose di vaccino e la media nazionale si attesta all’84,45%.
Dati che al momento anche l’Italia al di sotto degli standard previsti dall’Organizzazione mondiale della sanità ed espongono al rischio che la circolazione della malattia possa aumentare, in particolare tra i soggetti non immunizzati. Il ministero ha raccomandato di “potenziare i sistemi di sorveglianza”, assicurando una tempestiva indagine epidemiologica dei casi sospetti e la conferma di laboratorio e ha ribadito la necessità di incentivare campagne vaccinali mirate.
Qualche numero sulla situazione attuale: tra gennaio e maggio 2026 i casi confermati sono stati 472, contro i 322 dello stesso periodo del 2025. E per il 2026 ci sono anche 609 casi al momento classificati come ‘possibili o probabili’. I dati, contenuti in un’analisi epidemiologica del ministero della Salute, ricordano un totale di 1.045 casi nel 2024, poi scesi a 497 nel 2025. Oltre il 90% dei contagiati non era vaccinato, quasi il 6% aveva ricevuto una sola dose. Nel 2026, i casi sono ricominciati a salire, con un aumento più marcato in Calabria, passata da 17 a 265 casi, e in Campania, da 18 a 100. Crescono anche Toscana, da 6 a 49.
Considerando i casi segnalati nel 2026, l’età mediana risulta pari a 30 anni. La fascia di età maggiormente interessata è quella compresa tra 15 e 39 anni (345 casi), seguita dalla fascia 40-64 anni (124 casi) e da quella 0-4 anni (98 casi), evidenziando una maggiore incidenza del fenomeno nella popolazione adulta. L’incidenza più alta è stata osservata nei bambini con meno di 4 anni (49,4 casi per milione), a seguire gli adulti con fascia di età 15-39 anni (22,3 casi per milione).
L’Oms ha stabilito che, vista l’elevata trasmissibilità del virus del morbillo, è richiesto il raggiungimento di coperture vaccinali al 95% con due dosi per interrompere la trasmissione e garantire l’immunità di gregge nelle coorti target (bambini, adolescenti e gruppi vulnerabili). In Italia questa soglia non è raggiunta in nessuna Regione per entrambe le dosi (dati disponibili relativi al 2024). I valori più bassi si registrano in Sicilia, con il 67,88%, in Campania, con il 71,89%, e nella Provincia autonoma di Bolzano, con il 73,69%.


