Equivalenti, linee guida Sifac per superare le (troppe) diffidenze di medici e farmacisti

Equivalenti, linee guida Sifac per superare le (troppe) diffidenze di medici e farmacisti

Roma, 21 giugno – Non mancheranno di sollevare discussioni e polemiche i primi risultati del progetto di ricerca sulla prescrizione dei farmaci equivalenti in Italia che la  Sifac, la Società italiana di Farmacia clinica, ha condotto  in collaborazione con il Master internazionale in Clinical Pharmacy, presentati ieri a Cagliari.

Secondo la ricerca Sifac, condotta su un campione selezionato di medici e farmacisti refrattari all’impiego dei generics,  l’85% dei medici di medicina generale (Mmg) che manifestano “resistenze” nella prescrizione di equivalenti ritiene che la loro efficacia sia garantita solo per alcune classi di farmaci, mentre il 36% dei farmacisti è convinto che la qualità sia differente a seconda delle ditte produttrici.

A questo si aggiunge che il 54% medici e l’82% dei farmacisti ritorna all’originatore se il paziente si dichiara non convinto dell’efficacia del farmaco equivalente, senza indagare il motivo o rassicurarlo.

Dopo più di un decennio di utilizzo dei medicinali equivalenti stupisce che ci siano ancora perplessità da parte dei professionisti sanitari” commenta  Paola Minghetti, direttore del Master in Clinical pharmacy e docente di Legislazione farmaceutica all’Università degli Studi di Milano. “Sicuramente queste ricerche aiutano a capire il fenomeno, ma ora è auspicabile un intervento  da parte di ordini, associazioni e istituzioni anche in vista dell’arrivo di molti biosimilari che porranno ulteriori problemi”.

Il progetto di ricerca della Sifac  si propone di rendere disponibile entro la fine dell’anno un insieme di strumenti,  validati scientificamente, per promuovere l’impiego razionale dei medicinali equivalenti. Linee guida di supporto al medico e al farmacista e flow chart decisionali che orientino i professionisti sanitari dinanzi a particolari condizioni e a pazienti “delicati” e scongiurino fenomeni di “zapping” ingiustificati.

Saranno inoltre redatte delle Faq con relative main solution che raccoglieranno le più frequenti perplessità esposte dai pazienti fornendo delle soluzioni univoche e efficaci.

L’iniziativa di Sifac è stata salutata con favore da Massimo Sgrafetto direttore commerciale di DOC Generici: “Ben vengano studi e valutazioni in questo settore del mercato farmaceutico, soprattutto se facendo chiarezza annulleranno quei falsi miti che ancora offuscano l’immagine dei farmaci equivalenti agli occhi di pazienti e operatori sanitari; e permetteranno di allineate l’Italia all’Europa e ai Paesi più evoluti dove i farmaci generici hanno quote di mercato che arrivano o sfiorano l’80 per cento. Mentre la media Europea è attorno al 50% l’Italia ne è ancora ben al di sotto”. 

Anche secondo Michele Uda, direttore generale di  Assogenerici, la stesura di linee guida da parte delle società scientifich, può rappresentare  “un valido strumento di informazione per vincere le distorte concezioni in atto dei medici e farmacisti. È necessario però che queste iniziative vengano sostenute e convalidate dalle Istituzioni, ottenendo così un maggior impatto anche sull’opinione pubblica”.

Ma Sifac, ieri, ha presentato anche i i primi risultati di un altro progetto di ricerca sull’utilizzo dei pre e probiotici in farmacia, categoria di prodotti che incontrano un successo crescente tra i consumatori e che hanno proprio nel farmacista il primo referente professionale.

Tre consumatori su quattro, conferma infatti l’indagine Sifac, si rivolgono al farmacista per la scelta del probiotico e circa l’80% dei farmacisti intervistati crede che possa essere utile approfondire le caratteristiche dei vari ceppi presenti in commercio per differenziare il consiglio in base a precise indicazioni terapeutiche.

Il mercato di questi prodotti, intanto, conferma la sua vitalità: nel 2014 il mercato della nutraceutica è cresciuto a valore del 7,3%, con 2,2 miliardi di fatturato e i probiotici hanno conquistato il secondo posto con una quota del 22,8%, registrando la crescita maggiore rispetto 2014 (+11,5%).

Di pari passo aumentano le evidenze scientifiche che ne dimostrano un’efficacia ad ampio spettro sia nella prevenzione che nel trattamento in fase acuta di diversi disturbi tra cui: malattie infiammatorie intestinali, sindrome dell’intestino irritabile, infezioni vaginali, eczema atopico, artriti reumatoidi, stipsi e fibromialgia. Tutti effetti correlati alla specificità del ceppo o dei ceppi testati, alla formulazione e al dosaggio somministrato. Da qui il bisogno di uno strumento che possa orientare il farmacista nell’ottimizzazione dell’impiego dei pre e probiotici.

“Di probiotici ormai si parla da tempo, sia per le criticità dal punto di vista regolatorio, sia per le sempre maggiori evidenze scientifiche ma, indipendentemente da tutto, in farmacia questi prodotti sono una realtà e si vendono sempre di più” spiega Assunta Pistone, ricercatrice Sifac e Cnr e coordinatrice del progetto. “È per questo che la Sifac ha deciso di sostenere il farmacista e rendere disponibile un protocollo di indirizzo, validato scientificamente da un autorevole gruppo di esperti, che possa guidarlo nella scelta nella sempre più vasta gamma di integratori probiotici presenti sul mercato”.

“Il focus che la Sifac pone con questo progetto di ricerca, in collaborazione con il Master Internazionale in Clinical pharmacy”  conclude Corrado Giua Marassi (nella foto),  presidente della Società di farmacia clinica  “è ancora una volta l’attenzione al paziente, riducendo la distanza tra le evidenze scientifiche e bisogni, supportando il farmacista nell’individuazione del pre o probiotico adeguato alle esigenze del paziente e alla massimizzazione dei suoi effetti benefici”.

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