Concorrenza, oggi maggioranza e Governo si incontrano per discutere le sorti del ddl

Concorrenza, oggi maggioranza e Governo si incontrano per discutere le sorti del ddl

Roma, 25 gennaio – Il quesito è se una legge che è per definizione annuale riuscirà a vedere la luce prima di festeggiare il suo secondo compleanno, che cade giusto tra un mese. Era infatti il 25 febbraio 2015 quando il governo allora presieduto da Matteo Renzi licenziò il ddl Concorrenza, con un corredo di enfatiche dichiarazioni sul contributo decisivo che avrebbe assicurato alle magnifiche sorti della ripresa economica italiana che – a rileggerle oggi – si rimane sospesi tra la voglia di ridere e quella  di piangere.

In ogni caso, una risposta alla domanda potrebbe arrivare già oggi, nel corso dell’incontro (ad anticiparlo è stata l’agenzia di informazione Public Policy, da sempre molto attenta alle sorti del provvedimento) che si terrà tra Governo e maggioranza sul ddl 2085, arenato dall’autunno scorso in Senato dopo il faticoso sì della commissione Industria.
Il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Anna Finocchiaro, i capigruppo di maggioranza di Camera e Senato e i relatori Luigi Marino (Ap-Ncd) e Salvatore Tomaselli (Pd) siederanno intorno a un tavolo insieme al ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda (nella foto)  per “trovare la quadra” e portare finalmente a compimento l’iter del provvedimento, peraltro già inserito nel  programma dei lavori dell’assemblea di Montecitorio gennaio-marzo 2017, predisposto dalla Conferenza dei presidenti di gruppo l’11 gennaio 2017 scorso. Il disegno di legge annuale per il mercato e la concorrenza (collegato alla manovra di finanza pubblica) è inserito nel nutrito gruppo di provvedimenti che saranno esaminati nel prossimo mese di marzo, con la consueta, eloquente avvertenza “ove trasmesso dal Senato”, che nel caso di specie suona come il più classico mettere le mani avanti.

La riunione di oggi, appunto, dovrebbe chiarire se (ma anche quando, visto che il provvedimento non è contemplato in calendario fino a inizio febbraio) l’Aula del Senato licenzierà il provvedimento. Che peraltro, avendo subito sensibili modifiche rispetto al testo approvato dalla Camera a ottobre 2015, una volta incassata l’approvazione dovrà in ogni caso tornare a Montecitorio per l’ok definitivo.

Resta da vedere se la riunione di oggi sarà il “fusse che fusse la vorta buona” o andrà ad allungare l’ormai chilometrica lista di annunci di imminente approvazione rilasciata dalla fine del 2015 a oggi dagli inquilini dei Palazzi. Eccone un molto parziale ma significativo florilegio, riferito solo agli ultimi mesi: il relatore Tomaselli, dopo un incontro con il titolare del MISE, Carlo Calenda, il 19 maggio scorso, annunciava ottimista “l’impegno condiviso ad accelerare e chiudere in Aula entro il  mese di giugno”.

Molto più cautamente, il presidente della Commissione Industria del Senato Massimo Mucchetti, che non ha mai mancato di indirizzare pesanti rilievi critici al Governo, attribuendogli l’intera responsabilità dei ritardi nell’iter del provvedimento, a inizio giugno 2016 spiegava che entro la fine del mese, al più, si poteva sperare di raggiungere  l’obiettivo dell’approvazione in Commissione. Considerazione realistica che, però,  non riusciva a smorzare l’entusiasmo e l’ambizione dei relatori Marino e Tomaselli: “Entro fine giugno dovremmo riuscire ad approvare il provvedimento in Aula – insistevano i due – e a passare  il testo blindato alla Camera per l’approvazione definitiva”.

Passato invano giugno, Calenda annunciava a una delegazione di Federfarma ricevuta nel mese di luglio 2016  che il testo del provvedimento era ormai definitivamente chiuso, dopo molte e complicate mediazioni, e previa approvazione della 10a Commissione sarebbe andato in Aula a settembre, con la preclusione a ulteriori interventi correttivi, ai fini della sua sollecita approvazione.

Ma a settembre, per il mancato arrivo dei prescritti pareri sugli emendamenti al provvedimento da parte della Commissione Bilancio (indicatore evidente della presenza all’interno del governo e della maggioranza di “sensibilità  diverse”, come amano dire i politici quando sono in disaccordo), il ddl 2085 è rimasto ancora al palo, per non trovare spazio nemmeno nel calendario dei lavori dell’Aula di Palazzo Madama fino a inizio novembre.

Il mancato inserimento, piuttosto imbarazzante, date importanza e “anzianità” del provvedimento, costrinse Calenda ad ammettere che “il ddl Concorrenza deve essere ancora oggetto di una discussione all’interno del governo per capire cosa si vuole veramente fare, perché è un ddl molto importante”. Un evidente ancorché tardivo pubblico riconoscimento della  presenza di posizioni diverse all’interno dell’esecutivo e un’esplicita dichiarazione dell’intenzione di rinviare la legge, nonostante i ripetuti richiami della Commissione europea per una sua sollecita approvazione.
Sempre Calenda, il 17 ottobre, a campagna per il referendum sulla riforma costituzionale ormai nel vivo, spiegava pubblicamente in televisione che molto difficilmente il sì definitivo al  ddl Concorrenza sarebbe arrivato prima del voto del 4 dicembre. Il controverso e lentissimo iter del provvedimento diventava anche, per il ministro, uno strumento di propaganda per sostenere le ragioni del sì alla riforma costituzionale e all’eliminazione del bicameralismo: “Alla Camera nell’autunno 2015 è passato un buon testo, sul quale il Senato ha poi fatto legittimamente le sue modifiche” dichiarava il ministro. “Poi il provvedimento dovrà tornare alla Camera. Così non funziona, non si può avere una legge annuale che impiega sette-ottocento giorni a passare. Ne discuterò anche con l’Antritrust, per strutturare un veicolo legislativo che funzioni meglio”.

ll resto è praticamente storia d’oggi: il ddl 2085 venne effettivamente accantonato fino al voto referendario (un provvedimento troppo controverso e divisivo, per parlarne a campagna elettorale in corso), il cui esito ha poi prodotto l’inevitabile caduta del governo Renzi. E già il 5 dicembre la già citata agenzia Public Policy , anticipando la sorte dei molti e importanti provvedimenti rimasti sospesi che non sarebbero sopravvissuti alla crisi politica, intonava una specie di de profundis proprio per il ddl Concorrenza, anticipando che “il nuovo governo non riprenderà in mano il provvedimento”.

In effetti, almeno fin qui, il nuovo Governo non lo ha fatto, come peraltro comprova il calendario del Senato: fino al 2 febbraio, il ddl Concorrenza è un “desaparecido” eccellente nell’agenda dei lavori di Palazzo Madama.

Negli ultimi giorni, però, sono emersi segnali che qualcosa si sta muovendo: “Tra le priorità del Governo Gentiloni c’è anche il disegno di legge sulla concorrenza”, titolava infatti un articolo del Corriere della Sera lo scorso 10 gennaio, riferendo di riunioni tenutesi il giorno prima a  Palazzo Chigi tra il presidente del Consiglio, la sottosegretaria Maria Elena Boschi e i capigruppo del Pd alla Camera e al Senato, Ettore Rosato e Luigi Zanda e, in sede separata, al MISE, tra la ministra  per i rapporti con il Parlamento  Finocchiaro e il ministro Calenda.

Nel corso di quegli incontri, evidentemente, un qualche orientamento deve essere stato messo a fuoco, come comprova l’incontro che si terrà oggi. Del quale non resta che attendere gli esiti.

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