Il sindaco di Milano: “Abbiamo  le prove, su Ema l’Olanda ha barato”

Il sindaco di Milano: “Abbiamo le prove, su Ema l’Olanda ha barato”

Roma, 21 febbraio –  Il Comune di Milano ricorre alla Corte dei Conti europea contro l’assegnazione all’Olanda della sede Ema. Lo ha annunciato ieri il sindaco, Beppe Sala (nella foto), rendendo pubblici i documenti – ottenuti in seguito alla richiesta di accesso agli atti della stessa amministrazione – che proverebbero le inadempienze di Amsterdam.

“Oggi il governo olandese è stato costretto a rendere pubblici gli atti che aveva secretato” ha spiegato . “Da questo abbiamo capito che i nostri sospetti erano fondati”.
 Secondo Sala, riferisce un lancio dell’Ansa, il documento dimostrerebbe che le due sedi temporanee proposte dall’Olanda nel dossier di candidatura – il Tripolis-Burgerweeshuispad 200 e l’Infinity Business Center-Amstelveenseweg 500 – sono scomparse.

“La nuova sede che propongono” ha spiegato il sindaco di Milano “è diversa e non ha nemmeno le dimensioni sufficienti. Pensate se avessimo fatto una cosa del genere noi italiani…”.

“A questo punto” ha annunciato Sala “aggiungo un ricorso alla Corte dei Conti europea, perché si configura un danno per i cittadini europei e per le nostre tasche”.

La questione dell’assegnazione della sede Ema, dunque, diventa ogni giorno più intricata e acquista sempre più consistenza  l’ipotesi che, per usare la colorita sintesi della ministra della Salute Beatrice Lorenzin, nella vicenda “l’Olanda ci ha tirato il pacco, al posto del televisore hanno messo il mattone”.

A rilevare e denunciare per primo le lacune del dossier olandese era stato, già il  novembre scorso, tre giorni dopo l’assegnazione della sede decisa in Consiglio Europeo, il quotidiano economico ItaliaOggi. E proprio le rivelazioni del giornale avevano innescato l’interrogazione parlamentare bipartisan di Patrizia Toia (Pd-Pse) ed Elisabetta Gardini (Forza Italia-Ppe), con la quale le due eurodeputate hanno chiesto conto alla Commissione Ue degli aspetti tecnici e degli impegni assunti dalle città candidate.

La partita è poi proseguita con i ricorsi del Governo italiano e del Comune di Milano alla Corte di Giustizia e al tribunale Ue, che hanno “costretto” la Commissione Ambiente e Sanità dell’Europarlamento a farsi carico della questione. E saranno proprio i rappresentanti di questa Commissione che già  oggi si recheranno ad Amsterdam per verificare lo stato dei lavori rispetto ai tempi previsti.

L’assemblea europea infatti dovrà esprimersi sulla modifica al regolamento, che cambia lo statuto Ema stabilendo ad Amsterdam la nuova sede. Se la soluzione decisa dal Consiglio Ue, anche in ragione delle “magagne” saltate fuori negli ultimi due mesi, non dovesse convincerli, gli eurodeputati potrebbero votare per una soluzione diversa, trascinando così la partita a una sorta di tavolo di negoziato tra istituzioni europee, denominato trilogo.

Stando a stime circolate negli ultimi giorni nei corridoi londinesi dell’Agenzia e riprese dallo stesso ItaliaOggi, l’assenza di una sede definitiva immediata e l’inadeguatezza delle soluzioni provvisorie proposte dal governo olandese potrebbero generare un surplus di costi del trasferimento ad Amsterdam pari al  +34% rispetto a quanto previsto dal dossier olandese, a partire da un aumento dei canoni di locazione da 10 a 13,5 milioni l’anno. Il doppio, in pratica, dei 7 milioni d’affitto messi in chiaro dalla candidatura italiana (la metà del canone oggi sborsato dall’Ema per la sua sede di Londra). Non solo, in caso di trasferimento dell’Agenzia a Milano, la Regione Lombardia ha già reso disponibile fin da subito, e inizialmente a titolo gratuito, la sede del Pirellone.

Si apprendono, intanto, le ragioni che avevano portato alla secretazione di una parte del dossier olandese, proprio quella relativa alla disponibilità delle sedi provvisorie: a chiederla alla Commissione europea era stato lo stesso governo olandese per evitare che, in assenza di una sede disponibile, si potessero innescare speculazioni immobiliari.

Il fatto è, però, che i 27 stati dell’Unione che il 20 novembre scorso hanno dovuto decidere a chi assegnare la sede dell’Ema (poi finita ad Amsterdam per sorteggio) hanno in pratica deciso alla cieca, almeno per quanto riguarda la capitale olandese. E se per lo sfortunato esito del sorteggio ce la si può prendere solo con la sorte beffarda, diventa sempre più evidente che a quel sorteggio – giocando a carte scoperte con i dossier – non si doveva neppure arrivare, come invece è poi stato.

Ad acconsentire alla richiesta del governo olandese che venisse ammesso al voto del Consiglio europeo un dossier parzialmente secretato è stato il segretario generale della Commissione Ue: un olandese (e già qui….)  che per ironia della sorte si chiama  Alexander Italianer.  Ma siccome al peggio, in questa vicenda, sembra davvero non esserci mai fine, sarà sempre un olandese,  Marc van der Woude, il giudice che dovrà decidere il destino del ricorso presentato dal Comune di Milano al Tribunale Ue.

Le nostre conoscenze sulla filmografia olandese si fermano a Paul Verhoeven, regista di film come Basic Istinct, Robocop e Total Recall (peraltro tutti realizzati negli USA), ma non ci sorprenderemmo davvero se tra le opere prodotte in quel Paese vi fosse una commedia dove il corrispettivo olandese del nostro Totò tentasse di vendere il Rijksmuseum a uno sprovveduto turista italiano…

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