Abusivismo 3 – Pene più severe in emendamento a ddl Concorrenza

Abusivismo 3 – Pene più severe in emendamento a ddl Concorrenza

Roma, 15 febbraio – Il richiamo agli Ordini inviato per circolare dalla Fofi e l’intervento di Fenagifar di cui si dà conto negli articoli precedenti sono certamente condivisibili e l’auspicio è che possano concorrere a indurre gli organismi professionali a tutti gli strumenti a disposizione (sempre che davvero possano e vogliano usarli) per contrastare l’abusivismo professionale, producendo gli effetti concreti che fin qui sono evidentemnte mancati.

Finora, infatti, la questione ha visto negli anni una lunghissima teoria di dichiarazioni dei rappresentanti pro-tempore delle sigle di categoria, che con le migliori intenzioni e in perfetta buona fede hanno deprecato e condannato il fenomeno e annunciato provvedimenti che poi regolarmente non sono arrivati. Più che tolleranza zero, insomma, risultati zero o quasi: comprensibile, dunque, che vi sia chi – come Fenagifar e altre sigle di categoria – chieda iniziative più efficaci e concrete.

In effetti, servirebbero segnali più convinti e convincenti delle organizzazioni di categoria (e della categoria nel suo complesso) nella lotta a comportamenti che se è ingeneroso e scorretto definire generalizzati, sarebbe anche miope e pericoloso ritenere semplici casi isolati.

Se davvero – come sembrerebbe a leggere le dichiarazioni seguite a casi come quello di Garbagnate – la categoria è unita e convinta nel voler combattere il fenomeno, forse potrebbe utilmente impegnarsi per sostenere un emendamento al ddl Concorrenza dedicato proprio all’abusivismo professionale.

Per la cronaca, si tratta della proposta correttiva rubricata al n. 47.0.1 del fascicolo degli emendamenti, presentato dal senatore Pd Francesco Scalia (nella foto) a seguito del pressing a dir poco insistente delle associazioni dei medici dentisti. Prevede un severo inasprimento delle pene attualmente previste dall’art. 348 del codice penale per chi esercita abusivamente una professione per la quale è richiesta una speciale abilitazione dello Stato e l’iscrizione all’Albo, prevedendo la reclusione fino a due anni e una multa da 10.000 a 50.000 euro.

Si potranno fare tutti i distinguo del caso e obiettare che si tratta di pene certamente congrue se riferite a chi esercita abusivamente la professione odontoiatrica ma sovradimensionate per un dipendente non laureato di farmacia (il “camice nero” cui fa riferimento la presidente di Fenagifar Policicchio, che non sempre né necessariamente è un magazziniere o un commesso, ma non di rado un familiare non laureato del titolare che dà una mano più o meno occasionalmente).

Si tratta sicuramente di un’obiezione sensata. Ma, al riguardo, c’è sempre tempo per tarare e correggere misura e peso di sanzioni e pene. Intanto, andrebbe affermato il principio della lotta dura, senza se e senza ma, alla piaga dell’abusivismo. E se davvero la professione farmaceutica intende contribuire a farlo, potrebbe provare intanto a prendere posizione (così come ha fatto con molto impegno e non poco clamore per altri emendamenti del ddl Concorrenza) a favore della proposta correttiva firmata da Scalia, fin qui invece circondata da un sostanziale silenzio nel mondo della farmacia.

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