Roma, 22 settembre – Un farmaco anti-epatite made in India, bloccato a giugno alla dogana di Ciampino, tornerà al paziente italiano che l’aveva ordinato, per effetto di un’ordinanza emessa lo scorso 2 settembre dal Tribunale del Riesame di Roma, che ha accolto il ricorso presentato dall’avvocato Daria Pesce, legale dell’acquirente del medicinale generico a base di sofosbuvir, del quale è stato disposto il dissequestro
“Il farmaco – spiega la legale all’agenzia AdnKronos Salute – era stato acquistato in India per circa 2.500 dollari, contro i circa 45.000 in Italia”, dove viene concesso dal Ssn soltanto ai pazienti più gravi.
“All’arrivo a Ciampino, il 9 giugno, il farmaco è stato sequestrato. Noi abbiamo presupposto però che l’acquisto all’estero non costituisse un illecito perché la terapia era a scopo personale e non di commercializzazione: il paziente aveva tutta la documentazione medica attestante le sue condizioni e la regolare prescrizione per il medicinale, inoltre le quantità erano minime, pari a circa un mese di terapia” racconta Pesce. Da qui il ricorso che, il 2 settembre, è stato accolto dal Tribunale del Riesame di Roma.
Decisione alla quale, ovviamente, guardano con molto interesse i malati italiani. “L’ordinanza del Tribunale del Riesame di Roma” evidenzia Ivan Gardini, presidente di EpaC Onlus, l’associazione dei pazienti con epatite e malattie del fegato “è interessante perché sancisce un concetto importante: il farmaco importato e regolarmente prescritto da un medico italiano per la cura dell’epatite C non può essere considerata una importazione con fini commerciali, ma esclusivamente a uso personale”.
“L’ordinanza, tuttavia, non fa alcuna menzione su due altre questioni importanti che talvolta spingono le autorità doganali a bloccare i farmaci generici per l’epatite C che arrivano dall’estero” continua Gardini. La prima è “il divieto di acquisto di farmaci online con obbligo di prescrizione medica e l’altra l’importazione tramite prescrizione medica, che in linea teorica non potrebbe avvenire poiché i farmaci in oggetto sono già registrati in Italia. Registrati, ma indisponibili al 50% dei pazienti con Hcv. Limitazione che si traduce di fatto
in una mancanza di valida alternativa terapeutica, ovvero una situazione inedita, che la legge non contempla e su questo aspetto – sottolinea Gardini – sarebbe opportuno un chiarimento urgente da parte dell’Agenzia del Farmaco”.
In ogni caso, secondo EpaC Onlus, in Italia la corsa all’acquisto di versioni generiche all’estero dei nuovi super-medicinali ad alto costo ormai è una realtà in Italia, “frutto delle limitazioni di accesso ai nuovi farmaci per l’epatite C imposte da Aifa. Come abbiamo più volte fatto presente, solo la rimozione delle limitazioni potrà sgonfiare in modo consistente questo genere di importazione per uso personale da parte dei pazienti. Ora – conclude Gardini – ci sono le condizioni per garantire un accesso programmato ma senza limitazioni. Serve solo la volontà politica”.


