Roma, 18 luglio – Un po’ sarà il caldo estivo, un po’ il filo di incontinenza che con preoccupante frequenza (side effect evidentemente ineliminabile) colpisce coloro che usano i social per scriverci sopra la qualunque.
Certo è che non brilla davvero per appropriatezza la combinazione realizzata dall’assessore al Bilancio e alle Partecipate del Comune di Terni Fabrizio Dominici, che ha messo insieme sul suo profilo Facebook una sua foto al timone di una barca a vela, intento nella lettura di un documento sulle farmacie comunali della città, e un disinvolto commento dedicato allo stesso tema.
Se ne è inevitabilmente accorta anche la stampa di informazione, tra gli altri Il Messaggero e il Corriere dell’Umbria, che tra domenica e lunedì scorsi hanno appunto segnalato la sortita sulla piattaforma social dell’assessore, diventata peraltro subito virale in ragione della foto “esibita” dall’assessore (che riproduciamo).
A un amico che gli suggeriva di chiudere le farmacie comunali della città, Dominici ha risposto sul suo profilo social, senza troppi giri di parole, che è meglio venderle, così da “rimpinguare le vuote casse comunali”.
Risposta nella quale il Corriere dell’Umbria rintraccia una “perfetta continuità con l’ultima giunta Di Girolamo, che aveva avviato il processo di privatizzazione e cessione delle quote delle farmacie comunali”, riferendosi a una tra le più contestate decisioni della precedente giunta di sinistra, uscita con le ossa rotte dall’ultima tornata elettorale, dopo decenni di governo ininterrotto della città.
Sulla privatizzazione deliberata dalla vecchia giunta, peraltro, pende un ricorso al Tar presentato da Filcams Cgil: i sindacati dei lavoratori sembrano essere rimasti i soli e ultimi difensori della natura pubblica delle farmacie comunali ternane, che a onor del vero non hanno certamente brillato per i risultati economici conseguiti.
La vis alienandi di Dominici, esponente della maggioranza di centrodestra vittoriosa alle ultime elezioni amministrative non solo sulla sinistra ma anche sull’arrembante M5S, non si ferma peraltro alle farmacie ma sembra volersi estendere anche alle altre due partecipate del Comune, Terni Reti e Asm: “Non ci possiamo più permettere di tenere le partecipate che costano troppo e non producono utili” afferma infatti l’assessore.
Opinione assolutamente legittima: in discussione, infatti, non è il merito della questione, che come già detto è vecchia e controversa. A intravvedere nella vendita delle farmacie Afm l’unica e ultima spiaggia per consentire al Comune di Terni di assestare almeno in parte i suoi fallimentari bilanci fu la precedente giunta Di Girolamo, anche sulla base dei bilanci più che deludenti della partecipata, incapace di fare utili con i dieci esercizi farmaceutici controllati (nove farmacie e una parafarmacia).
Ciò che non convince sono le modalità (che finiscono inevitabilmente per suonare un po’ bulle, pur concedendo che non fosse questa l’intenzione) con le quali l’assessore Dominici ha voluto comunicare la necessità di vendere le farmacie comunali per fare cassa. Se (non richiesti) si sceglie di esibirsi al timone di un natante con il fascicolo del dossier “Farmacie Terni” in mano, affermando che “è meglio vendere per rimpinguare le casse”, non ci si può meravigliare se si finisce per suscitare l’impressione di un risoluto e sbrigativo Capitan Findus pronto a friggere non bastoncini di pesce ma farmacie comunali. Ed è altrettanto inevitabile che si finisca per innescare polemiche che certamente non aiutano a risolvere una questione che rimane in ogni caso delicata, perché impatta sulla fruizione di un servizio sanitario essenziale per la comunità qual è quello farmaceutico e coinvolge le sorti delle decine di persone che in quegli esercizi lavorano.
Quella di Dominici, insomma (probabilmente, a posteriori, non farà troppa fatica a convenirne lo stesso assessore) non è stata proprio una grandissima idea, anche perché la forma, in politica ma non solo, coincide con la sostanza e spesso addirittura si sovrappone ad essa.
Est modus in rebus, insegnavano gli antichi padri. Ma nel nostro avventurato Paese, dai Palazzi alle periferie, nessuno sembra ascoltarli più. Il che autorizza il sospetto che o siamo diventati del tutto sordi a certi elementari principi del buon vivere civile o il nostro è un Paese abitato in prevalenza da orfani.


