Ugl Farmacie: “No all’assistente farmacista, la professione va valorizzata, non svalutata”

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Roma, 18 luglio – Anche Ugl Farmacie si schiera con decisione contro la proposta di istituire una nuova figura professionale “di complemento”, l’assistente del farmacista, lanciata qualche settimana fa dall’Assofarm, la sigla delle farmacie pubbliche, che peraltro proprio ieri – a seguito della immediata, forte contrarietà espressa da ampi settori della professione – ha ritenuto opportuno “frenare” su un’ipotesi rivelatasi decisamente divisiva.
In un comunicato diffuso ieri, Ugl ricorda che il gradimento delle farmacie da parte dei cittadini va certamente ascritto «all’alta professionalità della figura del farmacista e al facile accesso a tale professionalità (basta entrare in farmacia e sempre si trova consiglio e ascolto e spesso soccorso)».
Per il sindacato, quindi, non si capisce davvero perché «invece di valorizzare e retribuire adeguatamente (come nel resto di Europa) il farmacista», si proponga l’idea di ridurne le competenze, «per contenere i costi e cercare di porre rimedio a quella che viene oramai definita una ‘fuga dalla professione’, dopo che tutti hanno inneggiato alla figura di sanitario del farmacista».
«La nuova figura svaluterebbe la professione e la professionalità, aumenterebbe le responsabilità del farmacista ‘referente’ e del direttore della farmacia» scrive nella sua nota Ugl Farmacie, convinta che l’assistente del farmacista «non risolverebbe la drammatica carenza di farmacisti se non tra 5-6 anni, sempre che qualcuno si iscriva a tale corso di laurea che prospetta retribuzioni veramente misere, visto il livello già molto basso di quelle del farmacista con laurea magistrale”.
«La soluzione per far fronte alla carenza di farmacisti è solo una: rendere attrattiva per i giovani la professione, aumentando le retribuzioni, proponendo prospettive di crescita professionale e differenziare queste in base alle abilità acquisite negli anni successivi alla
laurea» scrive Ugl farmacie nella sua nota, assicurando che continuerà a battersi  «per salvaguardare un patrimonio come le farmacie italiane, e la dignità professionale e lavorativa di chi ci lavora, soprattutto all’approssimarsi dei rinnovi contrattuali».

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