Frodò il Ssn, la Corte dei conti chiede 1,2 mln di euro di danno erariale a una farmacista

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Roma, 25 febbraio – Falso e truffa aggravata; questi i reati contestati a una farmacista titolare della provincia di Bergamo, finita in tribunale, dove nel nel luglio del 2023 patteggiò una condanna di due anni, con pena sospesa. La vicenda torna ora d’attualità soprattutto sui giornali locali per i suoi sviluppi sul piano civile: è infatti arrivata la sentenza della Corte dei conti  che ha quantificato in oltre un milione e 200mila euro il danno erariale e d’immagine per Ats provocato dalla condotta truffaldina della farmacista, a suo tempo già radiata dall’Ordine professionale (sanzione impugnata dalla farmacista e quindi sospesa fino all’esito definitivo). La farmacia del piccolo paese (1500 abitanti circa) sede della farmacia ha nel frattempo continuato a funzionare con diversa gestione.

Secondo l’impianto accusatorio, la farmacista aveva falsificato una serie di ricette di pazienti per ordinare, a loro insaputa, farmaci salvavita di costo elevato, indicati in particolare per la terapia di pazienti trapiantati e rimborsati dal Servizio sanitario nazionale. Farmaci che la farmacista, secondo quanto ricostruito dalla Procura di Bergamo, pagava regolarmente ai fornitori ma non distribuiva ai pazienti (ignari),  per essere invece trattenuti in magazzino e poi smaltiti  in qualche modo.

A sospettare che qualcosa non andava fu l’azienda farmaceutica produttrice dei medicinali salvavita richiesti dalla farmacista, sorpresa dal notevole e inusuale incremento degli ordini. Da aprile a dicembre 2020, infatti, la farmacia avrebbe venduto un numero di medicinali destinati ai trapiantati di fegato tre volte superiore al totale di quelli venduti nell’area bergamasca. Da questo dato abnorme e sospetto sono partite le indagini, condotte dai carabinieri, con una prima ispezione nel marzo 2022 e il  sequestro di medicinali e ricette. La truffa messa in atto dalla farmacista venne subito alla luce, comprovata anche da conversazioni con i familiari intercettate dagli inquirenti. Inequivocabili i contenuti e il tenore: in una conversazione con la madre, la donna disse ad esempio di aver falsificato le ricette per “aumentare il fatturato della farmacia”  e ai rimproveri della genitrice, che le chiedeva perché mai l’avesse fatto,  rispose con un più che eloquente: “Soldi facili”.

Altre telefonate intercettate registrano i consigli di amici, subito dopo l’ispezione subita in farmacia, a “far sparire tutto”,  mentre da una conversazione con il marito emerge il consiglio di un commercialista di costituire una società dove la farmacista avrebbe avuto solo una piccola quota, perché era piuttosto concreto il rischio di perdere tutto.

Il riscontro di tutte le ipotesi accusatorie ha portato all’inevitabile esito del processo davanti al Tribunale di Bergamo e alla condanna patteggiata di cui si è riferito, integrata da una confisca di beni per 800mila euro.

Ora,  mettere il punto finale sulla vicenda, arriva la pronuncia della magistratura contabile, che ha quantificato il danno patrimoniale e di immagine causato al Servizio sanitario nazionale in un milione e 130mila euro, includendo nel totale 50mila euro per risarcire i danni d’immagine prodotti all’Ats. A proprio di quest’ultima, la Corte dei conti ha escluso  l’esistenza di un suo concorso di colpa nella vicenda, della quale – riconoscono i giudici contabili – è stata invece vittima di frode,  subito pronta – non appena acquisitane consapevolezza – a collaborare attivamente con gli inquirenti.

La sentenza della Corte di conti dovrà ora diventare esecutiva, dopo di che lo Stato potrà muoversi per il risarcimento. Al momento, secondo quanto riportano le cronache locali, la difesa non ipotizza di impugnare la sentenza.

 

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