Cattani al Governo: “Payback insostenibile, chiediamo un patto di legislatura per abolirlo”

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Roma, 13 marzo – Nuovo affondo della Farmindustria contro il payback, sistema che pesa in misura sempre più insostenibile sulle spalle delle aziende farmaceutiche: in 5 anni il rimborso dovuto (che le industrie considerano un’iniqua gabella) è infatti più che raddoppiato, passando dagli 1,195 miliardi del 2021 ai quasi 2,5 miliardi, che si teme possano diventare quasi 2,8 miliardi nel 2026.

“Sono cifre che il prossimo anno arriveranno a incidere in misura assolutamente non più sostenibile per le imprese: in questo modo le costringiamo a fuggire e con loro andrà via l’innovazione dal Paese” avverte Marcello Cattani (nella foto), presidente di Farmindustria, in un’intervista a Il Sole 24 ore nella quale giustifica come “un atto dovuto” i ricorsi al Tar partiti recentemente da una ventina di aziende contro il payback del 2023 che “cuba” 1,8 miliardi.

Il meccanismo, come è noto, prevede che le imprese ripianino metà dello sfondamento del tetto della spesa farmaceutica diretta a carico del Ssn (quella ospedaliera), voce che ogni anno sfonda sempre di più il tetto assegnato, da anni manifestamente inadeguato per sostenere una domanda di farmaci sempre più inarrestabile.

Cattani, tuttavia, non parte lancia in resta contro il Governo, con il quale – afferma –  “collaboriamo bene”. E proprio all’esecutivo guidato da Giorgia Meloni avanza anzila proposta di “un patto di legislatura in modo che dal 2027 il payback sia superato definitivamente e resti solo un brutto ricordo”.

Il giudizio del presidente di Farmindustria sul payback è, come sempre, liquidatorio:  “Qualcuno lo chiama contributo di solidarietà, ma qui non parliamo di una liberalità. Quello che paghiamo dopo aver già versato le tasse vuol dire strozzare le imprese. È un ricatto – dice  Cattani al quotidiano economico – che pesa sulla possibilità di creare sviluppo e occupazione qualificata nel nostro Paese”.

E alla domanda su cosa l’industria del farmaco chieda al Governo, la risposta è “di lavorare con una prospettiva più ampia che guardi a quello che accade nel mondo. La stessa Europa ci da un gancio con lo European competitiveness compass che richiama l’esigenza di una strategia sulla life sciences”.  Una possibilità importante, per Cattani, perché “l’Europa sta provando a definire una strategia di difesa comune. Ecco. la salute dovrebbe essere parte centrale di questa strategia come abbiamo compreso tutti durante il Covid. La stessa premier  Meloni ha parlato di un concetto ampio di difesa strategica del Paese”.

Quindi, per il presidente delle aziende del farmaco,  “serve un patto di legislatura con il Governo in cui l’investimento in salute sia considerato per il valore che genera con possibili effetti sul patto di stabilità e sui vincoli di bilancio”. E per Cattani, quel che si deve fare è chiaro: “Serve una gittata pluriennale perché sappiamo che non si può superare in un colpo solo il meccanismo del payback e rivedere la governance. Innanzitutto bisogna far sì che la crescita del payback si arresti e non cresca più dai livelli del 2023 e intervenendo anche su quello legato alla spesa convenzionata. Bisogna tirare una riga per poi ridurlo e infine cancellarlo”.

A seguire, secondo Cattani,  “va studiato un meccanismo che guardi al valore generato dai farmaci. Che non è solo un benefico clinico, ma comporta anche la riduzione di costi diretti e indiretti oltre a una riduzione degli oneri sociali. Se valutiamo ogni farmaco per il contributo che dà in queste dimensioni riusciremo davvero a cambiare”.

Guai a non intervenire, spiega il presidente di Farmindustria, perché lasciare le cose come stanno significa esporre l’Italia al rischio “di perdere l’incredibile contributo dell’industria farmaceutica, che tra multinazionali e imprese nazionali nel 2024 ha raggiunto il record di export di 54 miliardi con una crescita del 9% rispetto al 2023. Tra il 2022 e il 2024 il Pil italiano è cresciuto dell’1,5% mentre la farmaceutica è cresciuta del 17,7%. Sono numeri impensabili solo cinque anni fa. Oggi si parla tanto di automotive, ma con tutto il rispetto il mondo è cambiato così come i bisogni dei consumatori e noi intercettiamo quello fondamentale della salute”.

E all’ultima domanda de Il Sole 24 ore su quali sono le altre sfide, Cattani risponde così:  “Ridurre i tempi di accesso ai farmaci a partire da quelli innovativi da garantire presto. La ricerca si sta polarizzando in Cina e Usa e l’Europa invece è in ritardo. Per questo non dobbiamo avere paura di utilizzare i dati sanitari che ben protetti e centralizzati devono essere accessibili dagli algoritmi”.

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