Roma, 3 marzo – Molte le conferme emerse dall’indagine condotta da Noto Sondaggi sull’opinione dei cittadini italiani ed europei sui servizi sanitari nazionali, pubblicata ieri da Il Sole 24 Ore del lunedì. La prima su tutte è l’aumento della quota di italiani che ritengono lo Stato inadempiente nei confronti dell’art. 32 della Costituzione: ha raggiunto il 78% (cinque punti in più rispetto alla precedente rilevazione del 73%) che ritengono che non venga rispettato, segno evidente di una crescente insoddisfazione nei servizi e nelle prestazioni del nostro Ssn. Al quale viene prioritariamente rimproverata – e anche in questo caso siamo alle conferme – quelli che potrebbero essere definiti i genitori di tutte le criticità: la lunghissima attesa per accedere agli esami diagnostici necessari, per ricevere una prima visita e il problema do organici medici e personale sanitario sempre drammaticamente insufficienti.
Dalla survey emerge che gli italiani che esprimono una valutazione positiva del nostro Ssn sono meno della metà (si fermano al 47%), che il peggior risultato, e con distacco abissale, tra quelli che si registrano negli altri grandi Paesi d’Europa valutati nell’indagine: le percentuali di soddisfazione sono infatti del 79% in Spagna, del 77% nel Regno Unito, antesignano del servizio sanitario pubblico, del 73% in Francia e del 68% in Germania.
Sanità italiana, la criticità più drammatica restano le liste d’attesa
Il nostro Ssn paga dazio sempre là, nei tempi biblici delle liste d’attesa: degli italiani che hanno effettuato visite specialistiche o esami diagnostici in regime di Ssn nel 2025 (il 45%, secondo l’indagine) uno su tre (33%) ha aspettato l’esame di diagnostica richiesto per più di tre mesi. Impietosi i paragoni: i tedeschi costretti a un’analoga attesa sono stati l’11%, i francesi il 12%, gli inglesi il 14% e gli spagnoli il 18%. Non va molto meglio per le visite specialistiche, dove ad aspettare per più di tre mesi è stato il 27% degli intervistati. Ma se si sommano gli “eserciti” di chi ha aspettato più di 90 giorni e coloro che hanno atteso tra due e tre mesi, il risultato è un’intera armata, pari al 69% del campione. Altrove la stessa somma è rilevante solo in Spagna (il 49%, comunque inferiore di venti punti percentuali al nostro risultato), mentre non arriva al 20% negli altri Paesi. Far attendere tanto, ovviamente, comporta dei prezzi, alcuni indicibili anche per le difficoltà a misurarli in modo attendibile (quante vite sono andate perdute, aspettando un accertamento o a causa del ritardo di una visita specialistica?), altri più conosciuti ed evidenti, come la rinuncia alle cure: nel 2025 in Italia ha rinunciato a una visita specialistica il 28% e a un esame diagnostico il 21% dei richiedenti. Anche in questo caso, quasi inutile aggiungerlo, facciamo peggio dei nostri partner europei.
Note positive da prevenzione e medicina del territorio
Per rinfrancarsi con una nota positiva bisogna arrivare alla prevenzione, tradizionale cenerentola degli investimenti in sanità pubblica, che però dalla survey di Noto Sondaggi sembra uscire decisamente bene: sette italiani su dieci (69%) dichiara di essere stato convocato dal servizio sanitario pubblico per sottoporsi gratuitamente a test diagnostici per la rilevazione precoce di tumori o altre malattie. E in questo ambito a guidare la classifica siamo proprio noi italiani, seguiti da spagnoli (63%) e i tedeschi e inglesi a pari merito (58%).
Notizie confortanti arrivano anche dalle valutazioni sulla medicina di prossimità, che è poi quella che i cittadini più e meglio conoscono e percepiscono. Non siamo i migliori ma – come si dice – ce la battiamo: il giudizio sulla professionalità del medico di medicina generale è positivo per il 76% degli italiani, una percentuale importante, anche se inferiore a quella della Francia (92%), della Germania (89%) e di Spagna e Regno Unito (88% entrambe). Un giudizio che però, a entrarci dentro, sembra più dato sulla fiducia che su quella che oggi è di moda chiamare la real life. Interpellati infatti sulla disponibilità degli mmg, esprimo una valutazione positiva solo poco più di 4 italiani su 10 (43%) e la percentuale precipita fino a dimezzarsi (21%) se la domanda riguarda le visite domiciliari. Sono largamente le percentuali più basse rispetto a quelle degli altri Paesi coinvolti nell’indagine.
Dulcis in fundo: le farmacie presidi sempre più affidabili per l’erogazioni di prestazioni e servizi sanitari sul territorio
C’è però un dulcis in fundo ancora più confortante, ovvero il sempre più marcato consolidamento delle farmacie come presidi di salute del territorio affidabili anche per l’erogazione di altri servizi e prestazioni sanitari: dalla survey emerge che la percentuale degli italiani che hanno prenotato visite in farmacia sfiora il quarto del totale (24%), superando sensibilmente il 15% della Spagna, il 16% della Francia e il 17% della Germania. Il dato è superiore anche a quello dell’UK, che con il suo 21% è comunque l’unico ad avvicinarsi alla performance italiana. Molto più in equilibrio i dati relativi agli Ecg: in Italia lo ha effettuato in farmacia il 14% dei rispondenti, contro il 13% di Spagna, Germania e Regno Unito e l’11% della Francia). Situazione con differenze un po’ più marcate per gli holter: 12% in Italia, 11% in Spagna e a seguire 7% in Francia e 6% in Germania e Regno Unito. Chiaro, in ogni caso, il dato di fondo che emerge da queste risposte: il percorso di evoluzione verso i servizi della farmacia italiana ha ormai portato le nostre farmacie a precisare la loro natura di presidi di primo riferimento e di accesso alle prestazioni di sanità pubblica, al pari e più di quelle degli altri Paesi.
Mandelli: “Dall’indagine una conferma del cammino ormai consolidato della farmacia dei servizi in Italia”
Ed è proprio questo su questo elemento che focalizza il suo commento il presidente della Fofi Andrea Mandelli, per il quale “la fiducia che gli italiani continuano a riporre nei farmacisti – testimoniata anche dalla crescita della richiesta di servizi di telemedicina come elettrocardiogramma e holter – evidenzia come la Farmacia dei servizi sia una realtà ormai consolidata. Portare la prevenzione sotto casa significa intercettare precocemente i bisogni di salute, facilitare l’adesione agli screening, rafforzare la prevenzione cardiovascolare e diffondere una cultura della salute più consapevole e responsabile”.
“L’auspicio è che sempre più persone possano cogliere le opportunità di prevenzione offerte dai farmacisti sul territorio, e che si continui a investire con convinzione nella sanità di prossimità e nella valorizzazione dei suoi professionisti” conclude il presidente della federazione professionale. “I cittadini chiedono facilità di accesso ai servizi, competenza e affidabilità. I farmacisti italiani sono orgogliosi di rappresentare un punto di riferimento vicino ai bisogni reali delle persone, contribuendo a rafforzare la fiducia nel sistema sanitario e la cultura della prevenzione”.


