Fofi-sindacati: “Resistenze a valorizzare la figura del collaboratore, vanno rimosse”

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Roma, 24 giugno – La storia insegna che le relazioni sindacali – che dovrebbero per definizione essere improntate alla partecipazione consapevole, al dialogo costruttivo e trasparente, alla reciproca considerazione dei rispettivi diritti e doveri e alla risoluzione (ma ancora prima alla prevenzione) dei conflitti tra le parti coinvolte – in realtà spesso producono confronti molto duri che si traducono in forme di protesta e di lotta che rendono praticamente impraticabile la possibilità di un accordo. E in questi casi, quando la contrattazione sindacale tracima dal perimetro della fisiologia a quello della patologia, le conseguenze possono essere molto pesanti, se non esiziali, per tutte le parti in causa.

Moltiplicato per dieci, il discorso vale ovviamente anche per l’ambito dei servizi pubblici essenziali, al quale appartiene l’attività delle farmacie di comunità private e pubbliche che operano nel nostro Paese,  impegnate da tempo con le loro organizzazioni di rappresentanza (Federfarma e Assofarm) nelle trattative per il rinnovo dei Ccnl dei loro dipendenti. Che però – almeno fin qui – non sono approdate a nulla, se non a una stagione di mobilitazione culminata anche nella proclamazione di giornate d sciopero.

Una situazione molto preoccupante, insomma, alla luce dello scenario complessivo delle farmacie (impegnate in una fondamentale transizione verso una più organica integrazione nel sistema pubblico di assistenza sanitaria di prossimità) e della stessa professione farmaceutica, che quella transizione deve compiere e metabolizzare.

 Fuga di farmacisti dalla farmacia e diserzione dalle facoltà
di farmacia, criticità che il rinnovo del Ccnl deve contrastare

Le attuali condizioni contrattuali e di lavoro dei farmacisti che lavorano nelle farmacie del territorio, però, per stessa ammissione delle parti datoriali, non favoriscono davvero il percorso evolutivo in corso, come peraltro conferma l’esplosione di criticità come la fuga dei farmacisti dalle farmacie di comunità per cercare altre posizioni e occupazioni che offrano, oltre a stipendi migliori, condizioni di lavoro meno pesanti e minori responsabilità professionali. Fuga alla quale si accompagna il non meno problematico fenomeno  della perdita di capacità attrattiva della professione nei giovani, attestata dalla diminuzione degli iscritti ai corsi di laurea delle facoltà di Farmacia.

Comprensibile, dunque, che il nodo dei rinnovi contrattali sia non un tema, ma il tema, anche a livello di dibattito professionale. Da qui la decisione della Fofi, massimo organo di rappresentanza della professione farmaceutica, anche in aderenza a un mandato del suo Consiglio nazionale, di convocare nei giorni scorsi nella sua sede le sigle dei dipendenti delle farmacie (Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs) per un confronto e un approfondimento della questione, con particolare riguardo alle criticità che hanno fin qui ostacolato e continuano a ostacolare il rinnovo dei Ccnl delle farmacie private e pubbliche.

Il nodo: la valorizzazione della figura del farmacista collaboratore in farmacia

Perfettamente consapevole del suo ruolo istituzionale – e dunque mantenendosi rigorosamente al di fuori del perimetro di competenza sindacale della contrattazione – la Fofi si è concentrata soprattutto sull’aspetto della valorizzazione della figura del farmacista collaboratore in farmacia, cercando di comprendere nel confronto con i sindacati quali siano (e come rimuovere) gli ostacoli che impediscono il processo evolutivo del farmacista territoriale all’interno della farmacia presidio sanitario di prossimità perseguita dal percorso della “farmacia dei servizi”.

Per le sigle sindacali – e non hanno mancato di evidenziarlo nel corso dell’incontro in Fofi – proprio la valorizzazione professionale rappresenta uno dei principali temi del rinnovo del Ccnl e costituisce una delle principali istanze nella piattaforma di richieste dei dipendenti, Si è però anche rivelato, hanno spiegato le sigle dei dipendenti, uno dei principali fronti di scontro, soprattutto in riferimento alle sue declinazioni concrete, ovvero il riconoscimento economico e una migliore conciliazione tra condizioni e orari di lavoro e vita privata. Al riguardo, i sindacati non hanno avuto remore nell’evidenziare che proprio le richieste legate alla valorizzazione concreta del lavoro dei farmacisti collaboratori “siano quelle che incontrano maggiori resistenze ai tavoli negoziali da parte delle delegazioni datoriali e, in modo particolare, da parte di Federfarma”.

Dal rinnovo Anc un riconosimento alla nuova farmacia,
ora servono  i riconoscimenti a chi ci lavora

Ed è in qualche modo singolare che il versante più negletto per la parte datoriale sia (secondo i sindacati) proprio il tema del riconoscimento della valorizzazione professionale, ovvero quello su cui la Fofi ha giustamente concentrato la sua moral suasion per il miglior esito della vicenda contrattuale, in una visione della professione proiettata sul futuro.

Un futuro che potrebbe essere molto gramo, per la professione farmaceutica e in primis per la stessa farmacia, se la figura e l’attività del farmacista non recupereranno in tempi brevi quell’appeal che è andato progressivamente erodendosi proprio a causa del disallineamento tra il molto che la professione chiede in termini di lavoro, competenze, saperi, skills, orari e responsabilità e quello che poi inadeguatamente restituisce, di fatto ignorando l’evoluzione delle mansioni professionali legate alla farmacia dei servizi e gli adeguati, specifici riconoscimento dovuti ai farmacisti che se ne fanno carico (così come peraltro è accaduto a favore delle farmacie in occasione dell’ultimo rinnovo dell’Accorso collettivo nazionale con il Sss). E risulta oltremodo difficile comprendere come mai il trattamento dovuto e riconosciuto alle farmacie non lo sia invece per i farmacisti che in farmacia lavorano.

Proprio su questo punto, però – hanno puntualizzato i sindacati – né le richieste sindacali né le considerazioni espresse della Fofi hanno trovato adeguato ascolto e accoglimento, nonostante si tratti della prima criticità sulla quale è invece necessario e improcrastinabile intervenire, migliorando  le condizioni generali di lavoro e promuovendo in modo concreto e percepibile la valorizzazione della figura del farmacista in farmacia, che solo in questo modo potrà tornare ad essere attrattiva.

Conciliazione vita-lavoro, il ruolo negativo della deregolamentazione degli orari

Tra i temi trattati nell’incontro Fofi-Sindacati ha trovato spazio anche una sorta di “memento Monti”, ovvero una discussione sul tema della deregolamentazione degli orari di apertura voluta dal decreto legge n. 1 del 24 gennaio 2012 del governo presieduto da Mario Monti, cpoi convertito nella legge n. 27/2012. Una scelta legislativa che – secondo i sindacati – abbandonando il precedente, storico sistema dei turni di  guardia farmaceutica, ha in buona sostanza prodotto una liberalizzazione degli orari che  finito per peggiorare “la conciliazione tra orari di lavoro e vita privata, senza determinare un effettivo miglioramento del servizio ai cittadini, ma esclusivamente in nome della competizione commerciale”. Una posizione condivisa pienamente anche dalla Fofi.

L’incontro ha confermato il meritorio impegno della Fofi  nel cercare di sbloccare, per quanto può e le è consentito, lo stallo originato dalla notevole distanza che ancora separa le posizioni delle parti datoriali e delle rappresentanze sindacali, La federazione professionale ha infatti ribadito la sua intenzione di seguire da vicino la vicenda del rinnovo dei Ccnl delle farmacie e pubbliche, esprimendo anche l’auspicio che il dialogo tra le parti, interrotto da tempo, possa subito riprendere con atteggiamento costruttivo e uno sguardo diacronico, in direzione cioè di soluzioni contrattuali che non siano di corto raggio ma considerino anche le prospettive prossime future della farmacia e della professione farmaceutica esercitata al suo interno.

Resta ora da vedere se e quanto gli auspici e le considerazioni  della Fofi saranno sufficienti a smuovere gli ingranaggi inceppati del rinnovo contrattuale.

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