Lazio, sanità in utile per il 3° anno consecutivo ma cittadini ancora insoddisfatti e delusi

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Roma, 15 luglio – Per la sanità laziale i conti tornano: per il terzo anno consecutivo, l’esercizio delle aziende del Servizio sanitario del Lazio si chiude con un bilancio positivo, secondo quanto afferma una nota ufficiale della Regione, che sottolinea la continuità del percorso virtuoso intrapreso dall’attuale amministrazione regionale, che si intesta il merito di aver invertito la tendenza negativa ereditata nel 2022 (quando il disavanzo è stato di 130 milioni) e riportato i conti in equilibrio nel 2023, con un utile di bilancio di 32 milioni, e nel 2024 con 122 milioni di euro di avanzo positivo.Utili che, precisa la nota, sono stati interamente reinvestiti per il potenziamento delle strutture sanitarie.

Il segno ‘più’ in bilancio si conferma anche nel 2025 con un utile di 7,4 milioni di euro. Si tratta di un risultato che mette la Regione Lazio nelle condizioni di stringere i tempi per avviare la richiesta di uscita dal Piano di rientro (partito nel 2007). Ciò permetterà, dopo quasi 20 anni d’attesa, di tornare in possesso degli automatismi fiscali indispensabili per la riduzione della pressione fiscale per i redditi più bassi.

“I numeri raccontano una storia che va oltre i bilanci” commenta il presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca (nella foto).  “Raccontano una Regione che ha scelto di amministrare con rigore per restituire valore alle persone. Siamo passati dal disavanzo di 130 milioni di euro ereditato nel 2022 agli utili del 2023, 2024 e 2025. Risorse che non sono rimaste sulla carta, ma sono state interamente reinvestite nella sanità pubblica. Perché una gestione attenta dei conti significa poter acquistare nuove tecnologie, ammodernare le strutture, migliorare i servizi e garantire cure sempre più efficaci ai cittadini”.

“Grazie agli avanzi di amministrazione abbiamo già destinato 154 milioni di euro al rafforzamento del nostro servizio sanitario” conclude quindi Rocca. “È la dimostrazione che il buon governo delle risorse pubbliche non è un fine, ma uno strumento per costruire una sanità più forte, più moderna e più vicina ai bisogni delle persone”.

Il Bilancio Consolidato 2025 delle Aziende del Servizio sanitario della Regione Lazio si chiude anche con un ulteriore dato positivo: per la prima volta, infatti, quattro Aziende sanitarie (la Asl di Rieti, l’Ares 118, Inmi Spallanzani e l’Azienda Ospedaliera Sant’Andrea) hanno ottenuto la certificazione dei conti da parte di società di revisione contabile.

Servizi sanitari, i laziali comunque insoddisfatti. il Rapporto Salute e Servizi nel Lazio di Cittadinanzattiva

I “conti che tornano”, però, non sembrano fin qui aver prodotto miglioramenti sul piano dell’assistenza, almeno stando a sentire i cittadini, ovvero i destinatari dei servizi del sistema sanitario regionale. Dal recente II Rapporto Salute e Servizi nel Lazio 2025 di Cittadinanzattiva, e segnatamente dalle 22mila segnalazioni dei cittadini raccolte tramite il portale regionale dell’associazione di impegno civico, 5.601 delle quali relative all’ambito sanitario, emerge infatti una insoddisfazione abbastanza diffusa, proprio e soprattutto rispetto alla sanità.

La prima emergenza lamentata (nel 42% delle segnalazioni) è manco a dirlo quella sulle liste d’attesa, con tempi biblici che non accennano a migliorare e rendono pressoché impossibile accedere a servizi e prestazioni. Motivo di forte doglianza sono anche la difficoltà ad accedere nei tempi necessari alla diagnostica e a un intervento chirurgico. Seguono i problemi con i medici di medicina generale e l’assistenza protesica e integrativa. Il diritto più calpestato, secondo il rapporto di Cittadinanzattiva, è però quello a un trattamento personalizzato, seguito dal diritto all’accesso e dal rispetto dei tempi dei pazienti.

In questo quadro, Cittadinanzattiva segnala anche il flop del nuovo sistema di prenotazione. Una survey specificamente condotta su 750 cittadini, dopo l’entrata in vigore del nuovo modello di accesso dal 1° febbraio 2026, consegna un verdetto inequivocabile:  il 76,2% del campione (ovvero tre cittadini su quattro) afferma di aver incontrato difficoltà nel prenotare e quasi due terzi (circa il 63%) non sono riusciti a ottenere la prestazione entro i tempi massimi di legge. Il 65,9% boccia il nuovo sistema con i due voti più bassi. Più di un cittadino su cinque è stato costretto a pagare di tasca propria in una struttura privata. Lo strumento di tutela più atteso, il “Pass di garanzia”, non è stato proposto al 76,5% di chi ne avrebbe avuto diritto.

Però i conti tornano, comunica con legittimi orgoglio e soddisfazione l’amministrazione regionale. La speranza è che presto comincino a tornare anche i livelli di assistenza adeguati, capaci di rispondere ai bisogni e alle aspettative tutela della salute, che i cittadini della Regione si attendono.

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