Sigle distribuzione: “Manovra, ignorate le gravi criticità del comparto, il Governo intervenga”

banner

Roma, 3 novembre – In un comunicato diffuso ieri alla stampa,  Adf e Federfarma Servizi, le sigle di rappresentanza delle aziende italiane dei distributori intermedi full-line, manifestano grande preoccupazione per l’assenza nella Legge di bilancio 2024 di misure che affrontino le molte e gravissime problematiche del settore, ribadendo quanto già esposto in una nota indirizzata al sottosegretario alla Salute Marcello Gemmato per richiamare l’attenzione del Governo sul tema.

Le due sigle hanno rappresentato all’esponente di governo la necessità di interventi ad hoc per la categoria in un momento di straordinaria criticità per il comparto e per l’intera filiera della salute, di cui i distributori sono l’anello centrale. “Non si può intervenire su temi che riguardano la farmaceutica senza una visione di sistema che contempli tutti gli attori coinvolti, distributori compresi” scrivono Adf e Federfarma Servizi. Invece paradossalmente le misure indicate in Manovra, in particolare quelle relative a modifiche delle modalità di distribuzione dei medicinali, non tengono conto del ruolo essenziale della categoria e anzi sembrano ignorare la grave crisi che ormai da tempo affligge il comparto.

Il presidente di Adf Walter Farris e il presidente di Federfarma Servizi, Antonello Mirone (rispettivamente a sinistra e a destra nella foto) ricordano di avere sottolineato, per anni e in tutte le sedi istituzionali, che le aziende della distribuzione intermedia, sebbene obbligate a sempre maggiori investimenti per rispondere alle crescenti esigenze della nuova farmacia dei servizi e della sanità territoriale, dopo il taglio del margine dal 6,65% al 3% stabilito dalla legge 122/2010, subiscono una perdita di circa euro 0,26 per ogni confezione di farmaco Ssn consegnata, come ha peraltro attestato un’analisi condotta dall’Università Sapienza di Roma. A ciò va poi aggiunto l’eccezionale aumento di costi operativi e gestionali, acuiti dall’impennata dei tassi di interesse e dall’inflazione (con una variazione dei costi finanziari 2023 rispetto al 2022 che per alcune aziende ha raggiunto il + 389%), che negli ultimi due anni – scrivono Mirone e Farris –  ha letteralmente schiacciato in uno scenario di profondissima crisi i distributori intermedi.

Nemmeno l’eventuale passaggio di farmaci dalla distribuzione diretta alla dpc previsto dalla manovra finanziaria, per quanto auspicabile, arrecherebbe apprezzabili benefici al comparto. “Va ricordato infatti che a oggi il sistema dpc si basa su modalità non uniformi” scrivono i due presidenti “ma estremamente differenziate a livello regionale e che la normativa prevede la stipula di accordi diretti, da parte degli enti territoriali competenti con le sole farmacie, e non riconosce formalmente il ruolo essenziale della Distribuzione intermedia. Da ciò possono derivare disagi e diseconomie per la piena attuazione e operatività degli stessi.”.

“Nella lettera congiunta”  continuano Farris e Mirone “abbiamo richiamato una nota siglata delle due associazioni di categoria già nel 2019, in cui denunciavamo la crisi del settore, chiedevamo un’equa riforma della remunerazione per i distributori, fondando la nostra richiesta sui dati di bilancio e richiamando i quattro elementi da cui non si può prescindere, neanche oggi, per una corretta valutazione dello scenario e della categoria”.

Elementi puntualmente richiamati nella lettera a Gemmato:  1) il ruolo di servizio pubblico essenziale svolto dalla distribuzione intermedia; 2) l’obbligo costituzionale di garantire che un servizio pubblico essenziale venga svolto con la possibilità di un utile; 3) l’analisi tecnico economica sulle perdite strutturali che la distribuzione intermedia subisce con l’attuale remunerazione; 4) l’asimmetria competitiva delle vendite dirette da parte dell’industria.

Servono dunque interventi immediati, a partire dalla determinazione di un margine minimo fisso del 3% per i distributori intermedi e il  coinvolgimento delle loro sigle di rappresentanza negli accordi dpc insieme alle associazioni delle farmacie. Interventi che peraltro, sottolineano Mirone e Farris,  sono “senza oneri per il bilancio dello Stato.”.

“Il Governo intervenga o si rischia di disarticolare la catena di fornitura e di non riuscire a garantire la presenza dei medicinali sul bancone della farmacia” concludono Farris e Mirone, convinti che una riforma di sistema che intervenga sulla remunerazione e sulle modalità di distribuzione dei medicinali debba necessariamente prevedere misure per i distributori intermedi. “Diversamente c’è il rischio che si disarticoli la catena stessa di fornitura” ribadiscono “con ricadute sulla sanità nazionale, sui suoi attori e soprattutto sui pazienti: è un pericolo imminente e concreto che vogliamo ancora sottolineare. Ci attendiamo quindi misure chiare rivolte alle esigenze specifiche del comparto della distribuzione intermedia e un coinvolgimento, al pari dell’industria e della farmacia, per il riconoscimento della giusta remunerazione del servizio essenziale svolto a favore del cittadino nell’ambito del Sistema sanitario nazionale. Non solo è a rischio il settore” concludono i presidenti di Adf e Federfarma Servizi “ma la stessa presenza dei medicinali sul bancone della farmacia”.

banner
Articoli correlati

i più recenti

I più letti degli ultimi 7 giorni