Roma, 6 maggio – L’Istat – che in materia, come si direbbe a Napoli, è Cassazione – conferma che Internet è ormai pane quotidiano per la stragrande maggioranza della popolazione italiana, che lo utilizza per tutto, dall’informazione al divertimento, dallo studio all’acquisto di tutto un po’ (abbigliamento e articoli per la casa su tutto, ma anche integratori, cosmetici e farmaci).
Una fotografia fedele del rapporto quotidiano degli italiani con il web arriva dal report Cittadini e ICT – Anno 2024 dell’Istituto nazionale di statistica, reso disponibile lo scorso 28 aprile, realizzato intervistando un campione di 24mila famiglie ampiamente rappresentative della popolazione del Paese. Molti gli spunti interessanti che emergono dalla rilevazione, primo tra tutti la crescita degli acquisti via web tra il 2023 e il 2024: la quota di persone che hanno effettuato acquisti online è aumentata infatti di 2,2 punti percentuali. Nei tre mesi che precedono l’intervista, i beni più acquistati tramite e-commerce sono risultati i capi di abbigliamento (23,2%) e gli articoli per la casa (13,7%). Ma rientrano tra i beni comprati online da quote significative di italiani anche i prodotti cosmetica e per il benessere (acquistati dal 9,5% di italiani, ovvero uno su dieci) e gli stessi farmaci (un considerevole 8,1%). Un’inoppugnabile conferma (anche per l’autorevolezza della fonte) di come l’e-commerce sia ormai entrato nelle delle prassi di acquisto abituali degli italiani anche per i prodotti destinati alla salute, realtà che la farmacia – che come tutte le attività di servizio è continuamente chiamata a ri-organizzare e rimodulare la sua attività – non può ovviamente fare a meno di considerare comme il faut.
Il report registra che nel 2024 il tasso di diffusione di Internet è pari all’86,2% (+2,5 punti percentuali rispetto all’anno precedente), valore che sale al 93,4% tra le famiglie con almeno un componente tra i 16 e i 74 anni, in linea con la media Ue27 (94,1%). Nelle famiglie composte esclusivamente da anziani (convenzionalmente individui over 65 ann) si osserva una minore diffusione di Internet: solo sei su 10 (60,6%) dispongono di un accesso a Internet da casa. Al contrario, l’accesso risulta quasi universale nelle famiglie con almeno un minore (99,1%) e raggiunge il 94,5% nelle famiglie senza minori ma con membri non esclusivamente anziani.
L’analisi territoriale evidenzia un persistente svantaggio del Mezzogiorno per l’accesso a Internet, con 4,8 punti percentuali in meno rispetto al Centro-nord. Le Regioni con la maggiore percentuale di famiglie connesse sono il Veneto e il Friuli Venezia Giulia (89,3% per entrambi) e il Trentino-Alto Adige (89,1%). Le Regioni con le percentuali più basse sono, invece, la Sicilia (82,3%), il Molise (80,8%) e la Basilicata (79,7%).
Il possesso di un titolo di studio elevato tra i componenti della famiglia è positivamente correlato alla disponibilità di un accesso a Internet: ne dispone il 98,3% delle famiglie con almeno un componente laureato, il 94,4% di quelle in cui il titolo di studio più elevato è il diploma superiore mentre si scende al 65,3% tra quelle in cui il titolo di studio più elevato è la licenza media.
Cresce l’uso di Internet tra gli anziani
Nel 2024 l’81,9% della popolazione di sei anni e più ha usato Internet nei tre mesi precedenti l’intervista. L’uso di Internet ha raggiunto livelli prossimi alla saturazione per gran parte della popolazione. Oltre il 93% delle persone tra gli 11 e i 54 anni si è connessa alla Rete negli ultimi tre mesi; la quota scende invece al 68,1% tra le persone di 65-74 anni, per arrivare al 31,4% tra la popolazione di 75 anni e più. Ma va segnalato che tra il 2023 e il 2024 è aumentato di 2,4 punti percentuali l’uso della Rete, con incrementi soprattutto nella popolazione adulta e anziana, con picchi nelle coorti dei 65-74enni e in quella di 75 anni e oltre (rispettivamente di +7,6 e +6,7 punti percentuali).
Permane un gap di genere: l’uso delle ICT risulta ancora significativamente diverso tra la popolazione maschile e quella femminile. Nel 2024, infatti, dichiara di accedere a Internet l’84,5% degli uomini con più di sei anni, contro il 79,5% delle donne. Il divario riguarda tuttavia principalmente e classi di età più anziane: fino ai 59 anni le differenze di genere sono infatti nulle, mentre i 60-64 anni avvantaggiano gli uomini di 4,3 punti percentuali. Tra gli individui ultra 75enni, infine, il vantaggio maschile nell’uso di Internet diventa particolarmente marcato (38,3% degli uomini contro il 26,5% delle donne).
Altro gap che non accenna a ridursi è quello territoriale: nel 2024 trova conferma l’esistenza di un importante divario nell’uso di Internet tra il Mezzogiorno (dove accedono alla rete il 77,5% dei cittadini) e il Nord (7 punti percentuali in più) e il Centro (5,9 punti percentuali in più).
Continua a essere un fattore discriminante anche il titolo di studio: tra le persone di sei anni e più, naviga sul web il 95,8% di coloro che hanno una laurea e il 91,6% di quanti hanno un diploma di scuola secondaria superiore, una percentuale significativamente più alta rispetto al 69,7% di chi ha conseguito al massimo la licenza media. Tra gli occupati le differenze tra dirigenti, imprenditori e liberi professionisti da un lato e operai dall’altro si sono gradualmente attenuate negli anni (96,5% contro 92,0%).
Tre persone su quattro utilizzano Internet per chattare
L’uso della Rete è prevalentemente orientato verso i servizi di comunicazione. Nel 2024, nei tre mesi precedenti l’intervista, il 73,4% degli internauti di sei anni e più ha usato servizi di messaggeria istantanea, il 66% ha effettuato chiamate sul web e il 62% ha utilizzato la posta elettronica. Diffuso anche l’utilizzo della Rete per guardare video da servizi di condivisione come, ad esempio, YouTube, Instagram, Tik Tok (57,4%).
L’ascolto della musica in streaming o attraverso web radio si attesta al 49,4%. Quasi la metà degli utenti ha cercato in rete informazioni su merci o servizi (48,2%), mentre il 46% ha cercato informazioni sulla salute. Poco più dei due quinti ha utilizzato Internet per accedere a servizi bancari (44,3%).
♦ Istat – Rapporto Cittadini e ICT 2024 – Testo integrale e nota metodologica


