Aumento sigarette (5 €), avviata raccolta firme per legge popolare, già 25mila adesioni

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Roma, 25 febbraio – Cosa si potrebbe fare per la sanità pubblica nazionale disponendo di 26 miliardi di euro in più? Sicuramente moltissimo, se si considera che negli ultimi anni l’incidenza del Fondo sanitario nazionale (già sotto soglia rispetto agli altri grandi Paesi Ue) è scesa dal 6,3% del 2022 al 6% del 2023, attestandosi al 6,1% nel biennio 2024-2025. Una riduzione (secondo i dati della Fondazione Gimbe) che in termini assoluti equivale a 13,1 miliardi di euro: 4,7 miliardi nel 2023,  3,4 miliardi nel 2024 e 5 miliardi nel 2025. Ergo, per rispondere alla domanda dell’incipit, quegli ipotetici 26 miliardi permetterebbero intanto di azzerare in un colpo il sotto-finanziamento degli ultimi anni e avanzerebbero ancora risorse per sistemare e rilanciare alla grande il nostro sistema sanitario su base solidaristica e universale.

Il problema è reperirli, quei 26 miliardi. Da dove potrebbero arrivare? Un’idea che si è fatta strada tra i promotori della campagna 5 euro contro il fumo – che dopo un solo mese dal suo lancio ha già raccolto 25mila delle 50mila firme necessarie per presentare in Parlamento una proposta di legge d’iniziativa popolare per aumentare di 5 euro il costo di tutti i prodotti da fumo e da inalazione di nicotina – è che quelle risorse potrebbero in almeno in parte arrivare proprio da un contrasto deciso al “vizio”  del fumo. Un’abitudine malsana e nefasta, che solo nel nostro Paese, a causa delle patologie provocate, genera appunto circa 26 miliardi di euro di costi diretti e indiretti. Costi che ovviamente pagano tutti, compresi coloro che non fumano.

La campagna 5 euro contro il fumo è promossa da Associazione italiana di Oncologia medica(Aiom), Fondazione Airc per la ricerca sul cancro, Fondazione Umberto Veronesi e Fondazione Aiom, con il sostegno pressoché unanime dell’intera comunità medico-scientifica italiana. Tutti i cittadini maggiorenni possono partecipare, aggiungendo la loro firma alla proposta di legge di iniziativa popolare: basta accedere alla piattaforma del ministero della Giustizia ed effettuare la semplice procedura richiesta utilizzando lo Spid, la Cie (Carta di identità elettronica) o la Cns (Carta nazionale dei servizi).

Il razionale dell’iniziativa non ha bisogno di troppe spiegazioni: il fumo è un vero flagello per la salute, responsabile solo in Italia di circa 93mila morti all’anno. E gli innumerevoli studi scientifici che si sono succeduti negli anni hanno dimostrato oltre ogni ragionevole dubbio che chi fuma per tutta la vita finisce per accorciarla (mediamente) di almeno dieci anni.

 “È la prima campagna di raccolta firme per arrivare a una proposta di legge di iniziativa popolare realizzata da società scientifiche e sta riscuotendo importantissime adesioni” affermano le società scientifiche promotrici dell’iniziativa che, spiegano, “rappresenta una battaglia di civiltà, che, in un mese dal lancio, ha già ottenuto il supporto di 42 società scientifiche e Istituzioni e di 22 associazioni e fondazioni. Grandi centri di cura, come l’Humanitas, il ‘Pascale’ di Napoli, l’Istituto nazionale Tumori di Milano e l’Istituto Oncologico Veneto, hanno aderito, così come, fra le altre, le società scientifiche dei cardiologi, degli pneumologi e dei ginecologi. Siamo orgogliosi dello straordinario risultato ottenuto, perché significa che siamo sulla strada giusta e i cittadini sono sensibili al ruolo della prevenzione”.

Cittadini ai quali Aiom, Fondazione Airc per la ricerca sul cancro, Fondazione Umberto Veronesi e Fondazione Aiom lanciano ora un nuovo appello, chiedendo “un ulteriore sforzo per raggiungere l’obiettivo delle 50.000 firme”.

L’idea di proporre con un’iniziativa legislativa “dal basso”, promossa dal popolo, un consistente aumento del costo di sigarette e prodotti affini nasce (anche) da un dato di realtà: in Italia il costo delle sigarette è tra i più bassi d’Europa. Circostanza che si riflette nell’alto numero dei tabagisti presenti nel Paese (quasi un quarto degli adulti è tabagista), anche nelle fasce giovanili, tra le quali l’abitudine del fumo risulta in preoccupante aumento: fuma regolarmente il 10% degli under 19 che – è l’insidia più subdole della dipendenza indotta dal tabagismo – corrono il rischio di continuare a farlo per il resto della vita.

È dunque evidente che il pur lodevole impegno profuso dal nostro Paese nel contrasto al tabagismo, anche con opportuni giri di vite sul piano normativo che hanno prodotto leggi sempre più restrittive, non hanno prodotto risultati sufficienti; Bisogna fare di più e per farlo – come insegnano le positive esperienze di altri Paesi –  il fronte sul quale intervenire è uno solo: le tasche dei cittadini che fumano. Aumentare il presso delle sigarette fin quasi a raddoppiarlo è la sola misura che possa dissuadere i fumatori, soprattutto i giovani, dalla loro dannosa abitudine. Alcune stime effettuate al riguardo rivelano che un aumento di cinque euro del prezzo di tutti i prodotti da fumo può determinare nel medio periodo una riduzione del consumo complessivo del 37%, con un conseguente calo dell’incidenza di malattie legate al tabagismo. E bisogna poi considerare – e torniamo così  alla domanda che apre l’articolo – che l’incremento delle entrate fiscali determinato da questa legge, come sostengono i promotori della legge di iniziativa popolare,  “potrà contribuire a finanziare il Servizio sanitario nazionale. Sono necessarie più risorse per continuare a offrire la migliore assistenza ai cittadini”.

“Ancora troppi cittadini fumano, il consumo di tabacco è la principale causa di cancro prevenibile” concludono Aiom, Fondazione Airc per la ricerca sul cancro, Fondazione Umberto Veronesi e Fondazione Aiom. “Non si tratta solo del carcinoma del polmone, ma anche del cavo orale, gola, esofago, pancreas, colon, vescica, prostata e rene. Il fumo rappresenta anche il principale fattore di rischio per le malattie respiratorie non neoplastiche, fra cui la broncopneumopatia cronica ostruttiva, asma, infezioni respiratorie ricorrenti, ed è uno delle cause più importanti delle patologie cardiovascolari”.

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