Studio cinese scopre la causa di una malattia oculare: sorpresa, è un virus marino

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Roma, 14 aprile – I cambiamenti climatici e l’invasione delle attività umane in territori fino a poco tempo fa incontaminati stanno aumentando il rischio di zoonosi, le malattie causate da agenti (batteri, virus, parassiti, miceti e altre entità biologiche) trasmessi per via diretta o indiretta dagli animali all’uomo. Non v’era però notizia, finora, di zoonosi di provenienza marina, Una lacuna che ha colmato uno studio cinese pubblicato su Nature microbiology, che ha scoperto che una malattia oculare dalle cause non ancora note, l’uveite anteriore virale ipertensiva oculare persistente (Poh-vau), è associata a un virus di origine acquatica che contagia i pesci e gli invertebrati marini, il nodavirus (Cmnv).

La patologia, simile al glaucoma, provoca sintomi quali l’infiammazione dell’occhio e l’aumento della pressione interna dello stesso, arrivando a causare la perdita della vista. L’associazione tra nodavirus e Poh-vau è stata dimostrata per la prima volta ed è il campanello d’allarme di un possibile salto di specie di questo virus marino. Lo studio cinese ha confermato “l’infezione da nodavirus nei tessuti oculari e la sieroconversione in 70 pazienti affetti da Poh-vau”.

“I dati epidemiologici indicano che la frequente lavorazione non protetta di animali acquatici e il consumo di animali acquatici crudi sono gli eventi di esposizione comunemente segnalati” riporta lo studio del Laoshan Laboratory (Qingdao-Cina) “rappresentando complessivamente il 71,4% dei casi esaminati”. Più della metà delle persone contagiate e coinvolte nella ricerca lavorava nell’allevamento di animali acquatici come pesci, crostacei o molluschi, ma un buon 16% ha contratto l’infezione peravere mangiato pesci o crostacei crudi o per essere entrato in contatto con persone ad alto rischio di contagio.

Al momento non si tratterebbe di una patologia epidemica, nonostante sia stata registrata la presenza del virus in animali marini diffusi in tutti e cinque i continenti. L’equipe di scienziati ha confermato come il virus abbia contagiato altre specie non ancora testate, non escludendo che sia transitato da altri mammiferi prima di arrivare all’uomo. E con buona pace di chi continua a ritenere il climate change una bufala, lo studio ha constatato come il principale fattore dell’infezione negli animali marini consista nelle temperature acquatiche sempre più alte.

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