Mmg, riforma al palo, Case di comunità a rischio. Schillaci: “Troveremo quadra”

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Roma, 7 giugno – La montagna, alla fine, non ha partorito nemmeno il proverbiale topolino, almeno per ora. La riforma della medicina generale, in pista da anni senza mai che mai sia successo nulla, resterò ancora nel limbo delle buone intenzioni. A stoppare il tentativo condotto dal ministro della Salute Orazio Schillaci (nella foto), che pure era stato incoraggiato nell’impresa, poco più di un mese fa, dalla Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, con l’invito a proseguire sulla strada della riorganizzazione dell’attività dei medici di medicina generale.

Lo stop della maggioranza di governo

Un endorsement, quello della premier, evidentemente non troppo convinto e che in ogni caso poco o niente ha potuto contro l’opposizione alla riforma della categoria medica,  le cui ragioni hanno fatto breccia in larghi settori della stessa maggioranza che la riforma l’aveva messa in cantiere. A quello di Forza Italia, fin dagli esordi ferma oppositrice del tentativo di Schillaci, si sono infatti aggiunti i niet di Fratelli d’Italia e della Lega, con il risultato di richiudere nel fondo di un qualche cassetto il decreto messo faticosamente a punto dal ministro della Salute in mesi di lavoro e laborioso confronto anche con le Regioni.

Niente riforma, dunque, almeno per ora, e pazienza per le ricadute che potranno derivare dal suo affossamento al riassetto dell’assistenza sanitaria di prossimità, atteso alla fine di questo mese da una scadenza ineludibile: l’apertura delle Case di comunità (il target minimo è 1.038), le nuove strutture fulcro della nuova sanità territoriale che dovranno garantire aperture sette giorni su sette almeno 12 ore al giorno e che – senza gli mmg al loro interno – non si capisce bene se e come possano funzionare.

Medici, no anche alla bozza riveduta e corretta

La riforma di Schillaci, nell’ultima bozza messa a punte con le Regioni, aggiustava notevolmente il tiro rispetto all’ipotesi iniziale di una trasformazione dei medici di famiglia in dipendenti del Servizio sanitario nazionale, subito rigettata dagli mmg con tanta forza da imporne la riformulazione. Che, in effetti, era arrivata a stretto giro, con la proposta di un modello a doppio canale: da una parte, la possibilità per i medici di continuare a operare in convenzione come liberi professionisti ma con nuovi obblighi organizzativi e comunque una presenza nelle Case di comunità, dall’altra la scelta su base volontaria di passare alla dipendenza pubblica per svolgere funzioni territoriali strutturate.

Ma, come è noto, anche questa ipotesi si è infranta contro il no dei medici, che insistono invece sulla strada dell’accordo convenzionale con il Ssn (del quale peraltro sollecitano l’immediata revisione per il triennio 2025-2027), nel quale propongono di inserire un vincolo orario di 6 ore a settimana da spendere nelle Case di comunità. Una proposta che (al di là di ogni considerazione sulla sua efficacia per la funzionalità delle Case di comunità) richiede tempi che vanno abbondantemente oltre la scadenza di fine giugno entro la quale le Case di comunità dovranno essere operative e funzionanti: oltre alla firma della convenzione nazionale, servono infatti quelle sui successivi accordi regionali. Il rischio che le nuove strutture architrave della riforma, uno degli investimenti più importanti (due miliardi) della Missione Salute del Pnrr, finiscano per rimanere al palo si fa dunque ogni giorno più concreto.

E non è certo una buona notizia, perché la Ue potrebbe chiedere conto e ragione di un eventuale fallimento, fino alla richiesta di restituzione dei relativi finanziamenti.

Schillaci: “Riforma necessaria, troveremo una quadra”

Ma il danno più importante è quello che concerne la funzionalità dell’assistenza sanitaria territoriale, che finirebbe per essere fortemente compromessa da questo stallo. Schillaci, al riguardo, continua a manifestare ottimismo, sorvolando sul fatto che la sua stessa maggioranza abbia tirato i freni sulla riforma della medicina generale, dicendosi convinto che alla fine “troveremo una quadra, perché la quadra va trovata nell’interesse dei cittadini. Io difendo solo la salute pubblica e difendo le persone più deboli e più fragili. Questa è una rivoluzione dalla quale noi non possiamo tirarci indietro e credo che nessuno si tirerà indietro, capendo quanto sia importante la salute pubblica per tutti e quanto sia importante dotare il Servizio sanitario nazionale di una visione più moderna”  ha detto il ministro rispondendo a specifiche domande sul tema dal palco della Festa dell’Innovazione a Venezia.

La professione del medico di medicina generale, ha sottolineato Schillaci, “si rende più attrattiva anche avendo finalmente una formazione di tipo universitario. Oggi un giovane che si laurea in medicina può scegliere tra tante specializzazioni – che sono specializzazioni di livello universitario, tra l’altro pagate in un determinato modo – o fare il medico di medicina generale con un corso regionale pagato molto di meno”. Alla luce di ciò, ha concluso il ministro, è necessario rivalutare, insieme agli Mmg, la loro professionalità, e far sì che continuino ”ad avere il rapporto fiduciario che hanno con i pazienti, perché è un caposaldo del nostro Ssn, e vederli insieme ad altre figure professionali all’interno delle Case di comunità“.

L’idea di Schillaci per scongiurare che a fine giugno  i medici di famiglia disertino le Case di comunità è quella di tentare un accordo sul terreno sindacale, prevedendo accordi e strumenti contrattuali e organizzativi condivisi con i medici che possano convincerli ad assicurare la collaborazione alle nuove strutture, garantendone in qualche modo l’ operatività.

Impresa difficile e che – anche laddove riuscisse – non potrebbe in ogni caso assicurare personale sufficiente alle Case di comunità.

Gemmato rassicura: “Case di comunità, saranno aperte nei tempi previsti”

Sulla delicatissima questione si è espresso anche il sottosegretario alla Salute Marcello Gemmato (nella foto), che non aveva fatto mistero di nutrire più di un dubbio sulla previsione di trasformare i medici di famiglia in dipendenti Ssn. Anch’egli fa in ogni caso professione di ottimismo e rassicura sul fatto che le Case di comunità saranno “aperte nei tempi previsti, con la disponibilità condivisa dei medici di medicina generale”. Alla luce della situazione di cui si è detto, riesce difficile pensare che quello manifestato dal numero due della Salute sia ottimismo della ragione. Molto più probabilmente, si tratta di “ottimismo della volontà”. Che è sicuramente encomiabile, ma – almeno nel caso di specie – non è davvero sufficiente a rassicurare quanto Gemmato vorrebbe.

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