Roma, 16 luglio – Sono più di 1200 le case di comunità operative sul territorio nazionale. A comunicarlo, intervenendo ad Agorà Estate, è stato il ministro della Salute Orazio Schillaci (nella foto), riportando i dati forniti dalle Regioni.
Il titolare della Salute ha voluto sottolineare l’impatto che le nuove strutture sanitarie di prossimità produrranno sul sistema sanitario pubblico: “Le case di comunità rappresentano una vera e propria rivoluzione nella sanità pubblica italiana“, dovuta al fatto “che per realizzarle sono stati utilizzati i fondi del Pnrr e sono stati raggiunti tutti i target”.
Schillaci ha anche spiegato che sarà avviata “una comunicazione informativa per far capire” ai cittadini “cosa si può fare in queste strutture e dove sono dislocaete”, con l’auspicio “che man mano, nel tempo, diventeranno sempre più familiari agli italiani”.
Il ministro ha voluto ricordare chele case di comunità sono strutture sanitarie nelle quali “i cittadini possono trovare sia i medici di medicina generale che altri specialisti, insieme ad infermieri e altri operatori socio sanitari, che insieme compongono un équipe multidisciplinare”. Inevitabile, alla fine, un cenno al ruolo dei medici di medicina generale, dopo le polemiche roventi del mese scorso in ordine alle modalità di impiego e collaborazione di questi professionisti con le nuove strutture. “C’è stato un accordo nazionale da noi fortemente voluto in modo tale che non ci siano più disparità tra Regioni” ha detto Schillaci, “con i medici di medicina generale che presteranno una parte del loro tempo proprio all’interno delle case di comunità”.


