Roma, 4 settembre – I miracle drugs per il trattamento del diabete e dell’obesità, semaglutide e tirzepatide, potrebbero presto aggiungere un’altra perla alla collana di effetti benefici correlati al loro impiego. Gli agonisti del recettore del glucagon-like peptide 1 (Glp-1) sembrerebbero infatti avere anche la capacità di ridurre l’infiammazione sistemica, candidandosi così a un ruolo importante anche nel perimetro delle terapie reumatologiche.
Secondo quanto riferisce una nota del Policlinico Gemelli di Roma – rilanciata da Adnkronos Salute – nell’ospedale capitolino sono in corso una serie di ricerche proprio per chiarire un eventuale ruolo di questi farmaci anche in alcune malattie reumatologiche come l’artrite psoriasica e reumatoide. Colpire l’infiammazione, qualunque ne sia la causa che la produce, anche ricorrendo ai nuovi analoghi recettoriali del Glp-1 e i dual agonist Glp-1/Gip), è una possibilità che comincia a essere considerata anche in ambito reumatologico.
“Esiste un chiaro legame tra obesità e malattie infiammatorie reumatologiche” spiega Maria Antonietta D’Agostino (nella foto), ordinario di reumatologia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore e direttore della Uoc di Reumatologia di Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli Irccs, “in particolare nel caso dell’artrite psoriasica. Ed è noto da tempo che l’obesità è un fattore aggravante l’infiammazione nel caso della psoriasi, delle malattie cardio-vascolari in corso di psoriasi e nell’artrite psoriasica. Utilizzare questi farmaci permette di ridurre il burden doloroso, perché le articolazioni sono sottoposte ad un minor carico meccanico con la perdita di peso, ma anche di ridurre l’infiammazione. E uno dei tessuti che produce la maggior quantità di citochine infiammatorie è proprio il tessuto adiposo”.
Che dimagrire faccia bene a pazienti con malattie reumatologiche, era noto da tempo. “Ma i farmaci agonisti del recettore Glp-1” chiarisce D’Agostino “oltre a determinare una perdita di peso, apportano vantaggi ulteriori a questi pazienti, riducendo l’infiammazione e questo beneficio risulta evidente ben prima che il calo ponderale si sia consolidato”.
I recettori per il Glp-1 sono presenti non solo nel tessuto adiposo, sul sistema gastro-intestinale e a livello del sistema nervoso. Ci sono evidenze della loro presenza anche in alcune cellule chiave del sistema immunitario. “Stiamo portando avanti uno studio” rivela la reumatologa “per valutare l’eventuale ruolo di questi recettori anche all’interno delle articolazioni e se, nei pazienti sottoposti a terapia con analoghi recettoriali dei Glp-1 ci sia un effetto sull’attivazione fibroblastica, che è alla base dell’iperplasia sinoviale. Altri studi in corso, stanno esplorando l’impatto dei farmaci basati sulle incretine a livello dei meccanismi infiammatori alla base delle patologie reumatologiche. In particolare, stiamo somministrando ai pazienti con malattia attiva come trattamento iniziale solo i farmaci basati sul Glp-1, per capire se possa comportare un miglioramento dell’artrite, indipendentemente dalla successiva associazione con una terapia biologica”.
E qualche riscontro positivo sembra arrivare, si legge ancora nella nota. “Nei pazienti che utilizzavano come terapia reumatologica dei biologici anti IL-17 in associazione con Glp-1/Gip Ra (tirzepatide)” riferisce D’Agostino “uno studio di Lihi Eder, pubblicato di recente su Arthritis and Rheumatology, ha mostrato un’efficacia maggiorata del 37% nella risposta all’inibitore IL-17, rispetto a chi era trattato con il solo inibitore IL-17; anche in questo caso, la riduzione del dolore articolare risultava precedente alla riduzione del peso”.
I farmaci Glp-1 potrebbero insomma rappresentare per alcuni pazienti con patologie reumatologiche una nuova opzione terapeutica, in grado di ridurre il carico di peso sulle articolazioni ma soprattutto di controllare la cosiddetta meta-infiammazione, responsabile non solo dell’aggravamento e delle manifestazioni dell’artrite psoriasica, ma anche di tutte le conseguenze di questa infiammazione a livello cardio-vascolare, cutaneo, metabolico. “Ma tutto questo deve essere provato, attraverso studi scientifici rigorosi” conclude D’Agostino. “E noi stiamo dando il nostro contributo”.


