Stagione influenzale, gli esperti: “L’autunno mite non deve ingannare, vaccinarsi ora”

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Roma, 5 ottobre – La mitezza di questo inizio d’autunno non deve ingannare: il bel tempo induce a ritenere che la stagione dei malanni tipici della brutta  stagione, infezioni respiratorie in testa, sia ancora lontana. Ma non è così: le temperature ancora miti possono essere una trappola, perché – avvertono gli esperti – è proprio ora che “prende il via la nuova stagione delle infezioni respiratorie e, insieme, la campagna di vaccinazione antinfluenzale. Aspettare che arrivi il freddo per pensare alla prevenzione è un errore: la vaccinazione va programmata secondo il calendario stagionale, così da arrivare preparati quando la circolazione virale entrerà nel vivo”.

Anche perché se c’è una certezza, è che anche se le prime indicazioni internazionali non fanno prevedere necessariamente una stagione più pesante delle precedenti, l’andamento effettivo della morbilità stagionale dipenderà da una serie di co.fattori, tra i quali le condizioni meteorologiche e la contemporanea circolazione di diversi virus respiratori. “Influenza, Sars-CoV-2, virus respiratorio sinciziale e gli altri virus tipici della stagione fredda” avvisano gli esperti “contribuiranno a comporre un mosaico epidemiologico con il quale dovremo confrontarci nei prossimi mesi”.

“Le temperature miti possono farci percepire l’influenza come qualcosa di ancora lontano, ma non devono diventare un motivo per rimandare la vaccinazione” afferma Fabrizio Pregliasco (nella foto), direttore scientifico dell’, portale di informazione specializzato che gode del supporto incondizionato di Csl Seqirus e GlaxoSmithKline. “È possibile che il clima determini uno slittamento in avanti della vera partenza della stagione influenzale, ma già oggi vediamo circolare diverse forme simil-influenzali sostenute da altri virus respiratori. L’esperienza ci insegna inoltre che intensità e tempistica della stagione possono cambiare rapidamente. Per questo il messaggio è semplice: non aspettiamo il freddo o l’aumento dei casi per proteggerci“ raccomanda il virologo, direttore della Scuola di specializzazione in Igiene e Medicina preventiva dell’università Statale di Milano, per poi concludere che “la campagna vaccinale parte ora ed è questo il momento giusto per aderire, soprattutto per le persone anziane, fragili o con patologie croniche, per le quali influenza e altre infezioni respiratorie possono avere conseguenze importanti”.

L’appello a vaccinarsi è rivolto soprattutto alle persone fragili, anziane o con malattie croniche, nelle quali l’influenza può produrre complicanze anche gravi. Ma il richiamo vale per tutti, per un gesto di responsabilità nei confronti di se stessi e degli altri. A ricordarlo è Enrica Intini (nella foto), responsabile del Gruppo di studio Patologie infettive respiratorie e tubercolosi di Aipo-Its Ets (Associazione italiana pneumologi ospedalieri – Italian Thoracic Society): “Vaccinarsi è proteggersi e proteggere chi ci circonda” afferma l’esperta. “Sappiamo che, a fronte del consueto picco invernale di infezioni virali, i pazienti respiratori cronici, e in particolare i più fragili, sono a rischio di riacutizzazioni che possono essere responsabili di ospedalizzazione e, nei casi più gravi, possono condurre a morte. Prevenire è fondamentale” continua Intini “e i vaccini sono un importante e sicuro strumento,  il mondo della pneumologia negli ultimi anni ha fatto passi da gigante in termini di prevenzione. Tuttavia, non dobbiamo dimenticare che la Bpco (broncopneumopatia cronica ostruttiva) resta la terza causa di decessi nel mondo; che Bpco e asma insieme interessano il 15% della popolazione globale, e che considerando anche fibrosi, bronchiettasie e malati oncologici arriviamo al 20%” ricorda ancora l’esperta, per concludere che “è fondamentale intervenire a monte, dove è possibile, con un atto non solo di salute individuale, ma collettivo. La chiave di svolta è nella prevenzione: vaccinati!“.

“Per le persone fragili la vaccinazione non è un appuntamento da rimandare fino all’arrivo del freddo, ma un’opportunità di prevenzione da cogliere nel momento indicato”  aggiunge Mario Picozza, presidente di FederAsma e Allergie Odv. “Chi vive con asma, allergie respiratorie o altre patologie croniche sa quanto un’infezione possa incidere su un equilibrio di salute spesso faticosamente raggiunto. È importante quindi che i pazienti possano ricevere informazioni chiare, confrontarsi con il proprio medico e avere un accesso semplice e in sicurezza alla vaccinazione. Proteggersi significa ridurre un rischio evitabile e, allo stesso tempo, contribuire a proteggere le persone più vulnerabili che ci stanno accanto. Il nostro invito è a non aspettare il picco dell’influenza: la prevenzione comincia adesso”.

Ma oltre agli anziani e ai malati, la vaccinazione antinfluenzale riguarda anche i bambini. “L’influenza nel bambino non deve essere banalizzata e la vaccinazione rappresenta uno strumento di prevenzione sicuro e importante” chiarisce Michele Miraglia Del Giudice (nella foto), professore ordinario di Pediatria all’università degli Studi della Campania Luigi Vanvitelli e past president della Siaip,  la Società italiana di allergologia e immunologia pediatrica. “La protezione può iniziare già dai 6 mesi di vita e oggi disponiamo di opzioni vaccinali che consentono di rispondere alle diverse età ed esigenze. Vaccinare un bambino significa innanzitutto proteggere lui, riducendo il rischio di influenza e delle sue complicanze, ma significa anche contribuire a limitare la circolazione del virus all’interno della famiglia, a scuola e nella comunità. Quindi il consiglio alle famiglie” conclude Miraglia Del Giudice “è di confrontarsi per tempo con il proprio pediatra e di non aspettare che l’influenza inizi a circolare intensamente prima di pensare alla vaccinazione”.

A tirare idealmente le conclusioni della raccomandazione a vaccinarsi fin d’ora condivisa da tutti gli esperti è una nota diffusa dall’Osservatorio VirusRespiratori: “L’inizio della campagna vaccinale diventa… il primo appuntamento concreto con la nuova stagione respiratoria. Una stagione la cui intensità potrà essere valutata progressivamente, seguendo l’andamento epidemiologico e la circolazione dei diversi virus, ma per la quale è possibile agire fin da subito sul fronte della prevenzione. Il clima può ritardare la percezione dell’inverno; il calendario della prevenzione, invece, non va rimandato”.

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