Revisione Cochrane, marketing delle aziende influenza negativamente le prescrizioni

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Roma, 12 ottobre – Le strategie di marketing utilizzate dalle aziende farmaceutiche, come ad esempio i compensi per consulenze, la partecipazione a comitati consultivi e i pasti gratuiti offerti ai medici, possono influenzare negativamente le abitudini di prescrizione.

Lo ha rilevato una nuova revisione Cochrane condotta da un team di ricercatori internazionali, che hanno raccolto dati da oltre 93 studi e incluso le pratiche osservate di milioni di medici prescrittori che avevano ricevuto pubblicità e formazione, come visite di rappresentanti di vendita, regali e pagamenti o campioni gratuiti da aziende farmaceutiche.

I ricercatori hanno osservato che i rapporti aziende-medici basati su regali e tattiche di marketing inducevano i secondi a prescrivere più spesso i farmaci promossi da un’azienda. I dati hanno anche mostrato  una forte correlazione tre queste pratiche di marketing e prescrizioni inappropriate, dovute alla tendenza dei medici a prescrivere trattamenti di cui i pazienti non avevano necessariamente bisogno o che potevano essere dannosi.

Quinn Grundy (nella foto), professore associato presso la Facoltà di Infermieristica Lawrence Bloomberg dell’università di Toronto (Canada),  tra gli autori della revisione, sottolinea che queste strategie di marketing delle aziende farmaceutiche, a partire dalle  multinazionali che commercializzano i loro farmaci a livello globale, sono pratica comune e sono utilizzate con i medici di tutto il mondo.

“Negli Stati Uniti, dove le aziende sono tenute a segnalare i pagamenti effettuati ai medici in un database pubblico, poco più della metà dei medici abilitati ha accettato un compenso, inclusi pasti gratuiti, da un’azienda farmaceutica” afferma Grundy, che è anche direttore del Centro collaborativo dell’Oms per la governance, la responsabilità e la trasparenza nel settore farmaceutico presso l’Università di Toronto. “Questo è importante perché dimostra che le aziende stanno concentrando le proprie risorse di marketing sui medici che garantiranno il massimo ritorno sull’investimento e prescriveranno una maggiore quantità del farmaco da loro promosso, ma dimostra anche che un gran numero di medici sceglie di non interagire con le aziende farmaceutiche e di rimanere indipendente da queste influenze”.

“Quando i medici accettano pagamenti o pasti gratuiti dall’industria farmaceutica, i dati mostrano che tendono a prescrivere una maggiore quantità del farmaco pubblicizzato” aggiunge Grundy. “Questa pratica può aumentare i costi complessivi per il sistema sanitario e per i pazienti, attraverso franchigie e spese vive più elevate, quando viene prescritto un farmaco di marca anche se esistono alternative più economiche”.

“Politiche più rigorose per ridurre l’influenza delle aziende sui prescrittori”

La ricercatrice ritiene fondamentale che le organizzazioni sanitarie, le società professionali e le scuole di specializzazione in ambito sanitario siano più consapevoli dell’influenza della promozione da parte dell’industria farmaceutica e affrontino il problema attraverso modifiche alle politiche.

“I medici prescrittori hanno bisogno di fonti di informazione indipendenti e basate su prove scientifiche per garantire la propria indipendenza nella pratica professionale ed essere affidabili e responsabili nei confronti delle persone che curano” afferma Grundy.

Gli studi inclusi nella revisione hanno anche esaminato l’impatto delle politiche o delle limitazioni in materia di conflitto di interessi sulle interazioni tra medici e industria farmaceutica in contesti lavorativi come le facoltà di medicina e gli ospedali universitari. La revisione ha dimostrato che, in questi casi, le politiche in materia di conflitto di interessi hanno avuto un effetto attenuante, portando i medici a prescrivere meno farmaci in generale o a prescrivere trattamenti più appropriati. Gli autori della revisione suggeriscono quindi l’adozione di politiche più rigorose in materia di conflitto di interessi, che rappresenterebbero un passo importante per ridurre l’influenza delle case farmaceutiche sui medici prescrittori.

“Questi studi dimostrano che possiamo creare ambienti di lavoro che promuovano e preservino l’indipendenza e che questo obiettivo si raggiunge al meglio collettivamente, all’interno di sistemi e istituzioni sanitarie, piuttosto che lasciandolo alla discrezione dei singoli medici”, afferma Grundy.

Sebbene la ricerca disponibile si sia concentrata sui medici in molti sistemi sanitari, i medici non sono più gli unici prescrittori. Altri studi descrittivi che utilizzano i dati di Open Payments negli Stati Uniti, e che non sono stati inclusi in questa revisione, hanno rilevato che anche gli infermieri specializzati, tra cui gli infermieri di pratica avanzata e gli infermieri clinici specializzati, sono bersaglio di campagne promozionali da parte dell’industria farmaceutica.

“Questo non è solo un problema per la medicina, ma riguarda l’intero team sanitario” è l’osservazione conclusiva di Grundy. “Dobbiamo creare ambienti sanitari che tutelino l’indipendenza e l’integrità delle cure.”

 

♦ Cochrane Database of Systematic Reviews: “Pharmaceutical industry information and promotional strategies aimed at prescribers”.

 

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