Marini (Umbria): “Con il futuro Senato fase nuova per Regioni ed enti locali”

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Roma, 24 maggioConiugare le ragioni territoriali con l’interesse nazionale, su questioni fondamentali come ad esempio  il servizio sanitario nazionale e i livelli essenziali di assistenza o la tutela dell’ambiente e del paesaggio, dove troppo spesso si è realizzata una diseguaglianza delle opportunità: è qui – sempre che il referendum sulla riforma costituzionale abbia un esito positivo – che il futuro Senato delle autonomie, con i sindaci e i rappresentanti delle Regioni,  “potrà rappresentare senz’altro una opportunità e anche una sfida per una reale integrazione dinamica dei diversi livelli di governo, aprendo una nuova fase nella vita delle autonomie locali e delle Regioni”.

Questa la convinzione  espressa da Catiuscia Marini (nella foto), presidente della Regione Umbria, nel suo intervento al convegno per il centenario di Legautonomie, in rappresentanza della Conferenza delle Regioni.

Per la governatrice umbra, la riforma fortemente voluta dal governo Renzi rappresenta un passo in avanti rispetto alle riforme degli anni Novanta e Duemila, dove “se c’era un elemento zoppo era proprio l’assenza di un Senato delle autonomie: un luogo in cui trovasse sede il confronto fra i principi dell’unità e del decentramento. Un ruolo che è stato poi affidato alla Corte costituzionale perché le leggi delle Regioni e dello Stato sono state oggetto di continui ricorsi.”

Con il nuovo Titolo V si apre invece la fase di un nuovo confronto tra Stato e Regioni, con il Senato federale che, secondo Marini,  “dovrà diventare il luogo della politica in cui le Regioni e gli enti locali saranno chiamati non solo a partecipare alla fase legislativa sui provvedimenti che li riguardano, ma in cui dovranno anche valutare l’impatto delle politiche pubbliche nazionali, e anche europee, sui territori.”

Secondo la presidente umbra, in passato il problema è stato essenzialmente quello di “lavorare troppo divisi: Comuni con i Comuni, Province con le Province, Regioni con le Regioni. Oggi abbiamo bisogno di condividere un percorso che è quello di una visone comune, di un ‘Progetto Paese’. E sotto questo profilo sono certa che la Conferenza delle Regioni, come ha già fatto in passato, non mancherà di fornire il proprio contributo propositivo”.

Rispetto poi al futuro assetto delle Regioni, Marini ha quindi sottolineato come, “più che alle dimensioni, occorra puntare sull’aggregazione di competenze e sull’esercizio unitario di alcune funzioni”.  Per fare un esempio, “le tre Regioni dell’Italia centrale hanno messo insieme capacità, competenze amministrative e istituzionali per favorire la semplificazione e l’efficienza nei campi della sanità, dell’export, dell’innovazione. Per offrire” ha concluso Marini “servizi migliori a imprese e cittadini”.

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