Francia, dispensazione su protocollo del farmacista, ci sono anche “effetti collaterali”

Francia, dispensazione su protocollo del farmacista, ci sono anche “effetti collaterali”

Roma, 12 febbraio – Salutata comprensibilmente come un passo in avanti molto importante per l’esercizio della professione farmaceutica nelle farmacie di comunità,  la dispensation protocolisèe, ovvero la possibilità per il farmacista di rinnovare i trattamenti cronici, monitorare le terapie ai fini dell’aderenza terapeutica e della valutazione dei dosaggi,  in collaborazione con il medico curante del paziente e secondo un protocollo di assistenza ben documentato che determina il numero di rinnovi autorizzati e la loro durata, convalidato dalla Haute Autorité de Santé, solleva le prime perplessità all’interno della categoria, a ormai pochissime settimane dal suo avvio (l’entrata in vigore è prevista a partire dal prossimo aprile).

A esprimerle pubblicamente, paventando il rischio di “effetti collaterali” dall’introduzione della misura, è Grégory Tempremant (nella foto) presidente dei farmacisti dell’Hauts-de-France e consigliere regionale nella sua regione, che ha indirizzato una lettera alla ministra della Salute francese, Agnes Buzyn, mettendo nero su bianco le sue riserve sulla misura introdotta dalla Loi de Santè dello scorso anno.

A preoccupare Tempremant, secondo quanto riferisce Le Quotidien du Pharmacien, è in particolare una delle condizioni necessarie per la realizzazione della dispensation protocolisèe, ovvero l’obbligo per il medico e il farmacista di fare riferimento a una struttura di esercizio coordinata. Restrizione che, a giudizio del rappresentante dei farmacisti dell’Hauts-de-France, potrebbe bloccare sul nascere la nuova previsione e addirittura generare sperequazioni. Sono tre gli aspetti problematici individuati da Tempremant che potrebbero originare derive negative. Il primo è che, a suo giudizio,  è difficile convincere i medici a unirsi alle comunità sanitarie territoriali professionali (Cpts), e il fatto di limitare i protocolli solo a queste strutture potrebbe indurli, se non incoraggiarli, a non impegnarsi in questa direzione.

Tempremant evidenzia anche le disparità territoriali di cui i pazienti, con l’introduzione della dispensation protocolisèe, finiranno per essere vittime nelle ormai molte realtà del territorio francese caratterizzate dal fenomeno della desertification medicale, ovvero l’assenza di personale medico. “Senza un medico, non ci sarà alcuna possibilità di esercizio coordinato e quindi i farmacisti non potranno fare affidamento sui protocolli, anche quando i bisogni sono acuti” osserva il farmacista, sottolineando il doppio danno che in queste situazioni subirebbero pazienti e farmacisti: alle difficoltà ad accedere al medico per i primi e il ridotto numero di prescrizioni (per mancanza di chi le fa) dei secondi, si aggiungerebbe infatti la beffa di non poter di fatto usufruire della dispensation protocolisèe e dei suoi vantaggi, peraltro introdotta anche allo scopo di contrastare gli effetti negativi della desertification medicale.

L’ultimo rilievo di Tempremant è sempre riferito alle sperequazioni che la dispensation protocolisèe  così attualmente congegnata finirebbe per generare. Facendo riferimento alla sua carica di consigliere regionale eletto in rappresentanza dei cittadini del suo territorio, Tempremant scrive alla minstra Buzyn di ritenere “iniquo per gli abitanti di un territorio doversi recare in città lontane per beneficiare, ad esempio, di una fosfomicina senza prescrizione medica“.

“I protocolli non devono creare distorsioni della concorrenza, né fenomeni di nomadismo medico” conclude il presidente dei farmacisti dell’Hauts-de-France, che esprime tutto il suo apprezzamento per la  dispensation protocolisèe, ma l’importante novità non può nè deve essere, a suo giudizio, subordinata a condizioni restrittive tali da vanificarne la realizzazione. L’unico criterio al quale guardare e da mantenere, scrive Tempremant nella sua lettera a Buzyn (inviata in copia  anche a Nicolas Revel, direttore generale del Cnam, la Cassa nazionale di assicurazione malattia) è quello delle capacità e delle competenze dei farmacisti. 

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