Report Iqvia: “Le farmacie delle catene reali performano meglio delle indipendenti”

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Roma, 17 dicembre – Sono molte e succose le evidenze che emergono dall’ultimo report  dell’Osservatorio Catene di Iqvia, lo strumento con il quale il provider globale di informazioni, tecnologie innovative e servizi di ricerca riferisce periodicamente su quel che accade nei circuiti delle farmacie, con una particolare attenzione a insegne e concentrazioni. Il rapporto è stato presentato venerdì scorso a Milano nella cornice di Scanner Orizzonti 2024, la seconda edizione del forum organizzato da PharmacyScanner, preziosa testata di settore diretta da Alessandro Santoro che monitora costantemente l’evoluzione degli assetti organizzativi (anche a livello proprietario) dell’intera filiera del farmaco e del retail farmaceutico in particolare.

Il primo e più significativo dato che emerge è che le farmacie delle catene reali ottengono risultati migliori della media delle farmacie indipendenti e anche di quelle organizzate in network: per dirla con la stessa efficacissima sintesi di PharmacyScanner, che ne ha riferito ieri, il fatturato medio per punto vendita è più alto e cresce più dei concorrenti (con la sola eccezione delle comunali), hanno uno scontrino più ricco anche se gli ingressi sono inferiori, mostrano stock più asciutti e quindi più efficienti.

La realtà che emerge dal report Iqvia, presentato da Alessandra Frontini (nella foto), associate director della società di ricerca e servizi, è quella di un fenomeno – quello delle  “farmacie organizzate” – in progressiva maturazione e consolidamento: le farmacie appartenenti al capitale sono ormai 1200 e sono 4.200 quelle inquadrate in network, tutti esercizi che – comprensibilmente – obbediscono costitutivamente a nuovi modelli di governance.

Fa riflettere, intanto, lo spazio rilevante che le farmacie organizzate si sono già ritagliate nel retail farmaceutico nazionale: dal report Iqvia emerge che gli esercizi inseriti in un qualche circuito (catene, gruppi di comunali e network strong) sono ormai il 20% delle farmacie in attività e si avviano nell’arco di un paio d’anni a raggiungere il 25%, ovvero un quarto del totale. La loro distribuzione sul territorio non obbedisce però a criteri di omogeneità: le farmacie in catena sono in prevalenza  concentrate in Lombardia, Veneto, Emilia Romagna e Toscana, gli esercizi aderenti a network con forti vincoli di affiliazione hanno invece una distribuzione più larga, con una leggera prevalenza nelle province autonome di Trento e Bolzano (dove sono il 37% del totale), in Puglia (34%) e in Umbria (33%).

In termini di fatturato, la tipologia di aggregazione che prevalente per la consistenza dei risultati sono le reti ad affiliazione forte, con un fatturato totale di 2,8 miliardi nei 12 mesi da novembre 2023 a ottobre 2024 e il miglior risultato per crescita sull’anno (+24,8%), performance dovute anche alla somma di punti vendita che mettono sotto lo stesso ombrello. Le reti a vincoli forti  sono seguite dalle catene (1,9 miliardi, +13,6%) e dalle farmacie comunali e municipalizzate, con un fatturato di un miliardo di euro, in crescita del 6,9%.

Le posizioni di testa si ribaltano, però, se si considerano le medie per punto vendita: le farmacie del capitale infatti guadagnano il primo gradino del podio, con un fatturato di 1,8 milioni di euro, superiore a quello (1,5 mln) delle farmacie delle reti a vincoli forti. Indietro anche le farmacie indipendenti (1,3 mln). Le migliori performance in termini di fatturato si riflettono anche negli aumenti percentuali registrati rispetto all’anno scorso: + 4,2% per le farmacie delle catene, +4% per quelle dei network “strong” e +2,4% per le farmacie indipendenti.

Al risultato più performante delle farmacie del capitale. ha spiegato ancora Frontini nella sua illustrazione del report,  concorre sicuramente anche la maggiore attenzione alle categorie commerciali che spiccano in termini di marginalità (autocura, integratori e cura della persona. ad esempio). Ma un altro elemento è probabilmente anche la scelta degli assortimenti: in tutti i principali panieri del mercato della farmacia (etico, otc, parafarmaco, cura persona), le catene rivelano un indice di provvista nettamente inferiore a quelli delle altre aggregazioni, grazie a magazzini ottimizzati molto meglio. Ne consegue un’incidenza dello stock medio mensile sul fatturato annuo che si ferma a 17,5%, contro il 18,2% dei network ad affiliazione forte e il 19,9% delle indipendenti.

Le farmacie delle catene vincono anche la sfida del “peso” dello scontrino medio, che ha un valore più elevato rispetto alla farmacia indipendente e agli esercizi altre aggregazioni, anche se gli ingressi sono inferiori. Le possibili spiegazioni, ha ipotizzato Frontini, possono essere ricercate sia in assortimenti più vicino ai bisogni della comunità di riferimento, sia un’organizzazione del team più “affilata” dal punto di vista della consulenza e del cross selling. Quel che appare certo è che i prezzi non incidono in queste dinamiche e questi risultati: le differenze tra le varie tipologie di farmacie sono pressoché inesistenti: fatte le dovute valutazioni con parametri adeguati, le catene mostrano infatti prezzi medi inferiori appena un punto nell’igiene e bellezza, perfettamente allineati nell’otc e addirittura maggiori di tre punti tra gli integratori.

Il commento finale di Frontini è che stiamo assistendo a “una progressiva migrazione verso una maggiore organizzazione del retail (attraverso lo sviluppo di catene e l’affiliazione), che porta oltre a possibili vantaggi nelle condizioni di acquisto e nell’efficientamento del magazzino, anche nei risultati di vendita e questo emerge dall’analisi dei dati”. Affermazione che merita molte valutazioni, un adeguato studio e molte riflessioni su come “attrezzarsi” per il futuro.

Un futuro dove, secondo Frontini, “la differenza di performance potrà ampliarsi, a seguito di un più consolidato sviluppo della store identity (accompagnata da una crescita del numero di punti vendita e dall’integrazione fisico-on line) e dell’utilizzo di leve quali la private label o la capacità di promozione verso un cliente profilato (retail media)“.

Per chi voglia leggerlo, il messaggio è chiaro: il retail farmaceutico non sarà davvero un posto per chi ama stare seduto sul divano e, magari, schiacciare un pisolino. Per guadagnare o anche solo mantenere posizioni soddisfacenti sul mercato bisognerà rimboccarsi sia le maniche sia il cervello, abituandosi anche a considerare l’idea che nel mercato che verrà – e che di fatto in parte è già qui – i soli nantes in gurgite vasto, per bravi nuotatori che siano, avranno bisogno almeno di un salvagente (o meglio ancora di una barca appoggio) soltanto per restare a galla.

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