otevole, come lo è il fatto che il coordinatore del lavoro, David Fajgenbaum (nella foto), a sua volta colpito da questa malattia, ha avuto l’idea di servirsi dell’intelligenza artificiale per scegliere, tra migliaia di farmaci già in uso clinico con altre indicazioni, una possibile ed efficace opzione per il trattamento della sua condizione patologica.Parallelamente, il team statunitense ha anche scoperto che adalimumab agisce sul fattore di necrosi tumorale (Tnf), che svolge potenzialmente un ruolo chiave nell’IMCD, patologia caratterizzata da rilascio di un eccesso di citochine infiammatorie e quindi da iper-infiammazione con esito potenzialmente letale. Un’ulteriore analisi ha mostrato che le cellule immunitarie dei pazienti con iMCD, quando attivate, producono più Tnf rispetto a quelle di individui sani. Sulla base di questi risultati, Fajgenbaum, ematologo presso il Vancouver General Hospital di Vancouver, ha avuto l’intuizione di provare questo inibitore del Tnf per la prima volta in un paziente con iMCD.“È un risultato notevole non solo per questo paziente e per l’iMCD, ma anche per le implicazioni che ha sull’uso dell’intelligenza artificiale per trovare trattamenti per un numero ancora maggiore di patologie” sottolinea Fajgenbaum, che è anche co-fondatore di un’associazione no-profit chiamata Every Cure, con l’intento di sfruttare la capacità dell’intelligenza artificiale di esaminare giganteschi set di dati per analizzare i farmaci già approvati che potrebbero servire come potenziali trattamenti per le persone con malattie rare.
USA, “scoperta” grazie all’Ai, tra 4000 farmaci, molecola per la cura di una malattia rara
otevole, come lo è il fatto che il coordinatore del lavoro, David Fajgenbaum (nella foto), a sua volta colpito da questa malattia, ha avuto l’idea di servirsi dell’intelligenza artificiale per scegliere, tra migliaia di farmaci già in uso clinico con altre indicazioni, una possibile ed efficace opzione per il trattamento della sua condizione patologica.Parallelamente, il team statunitense ha anche scoperto che adalimumab agisce sul fattore di necrosi tumorale (Tnf), che svolge potenzialmente un ruolo chiave nell’IMCD, patologia caratterizzata da rilascio di un eccesso di citochine infiammatorie e quindi da iper-infiammazione con esito potenzialmente letale. Un’ulteriore analisi ha mostrato che le cellule immunitarie dei pazienti con iMCD, quando attivate, producono più Tnf rispetto a quelle di individui sani. Sulla base di questi risultati, Fajgenbaum, ematologo presso il Vancouver General Hospital di Vancouver, ha avuto l’intuizione di provare questo inibitore del Tnf per la prima volta in un paziente con iMCD.“È un risultato notevole non solo per questo paziente e per l’iMCD, ma anche per le implicazioni che ha sull’uso dell’intelligenza artificiale per trovare trattamenti per un numero ancora maggiore di patologie” sottolinea Fajgenbaum, che è anche co-fondatore di un’associazione no-profit chiamata Every Cure, con l’intento di sfruttare la capacità dell’intelligenza artificiale di esaminare giganteschi set di dati per analizzare i farmaci già approvati che potrebbero servire come potenziali trattamenti per le persone con malattie rare.
