Roma, 6 maggio – L’azienda biofarmaceutica tedesca produttrice di vaccini BioNTech, nota in tutto il mondo soprattutto per lo sviluppo di Corminaty, il suo vaccino contro Covid 19 prodotto in partnership con Pfizer, chiuderà diversi stabilimenti produttivi, decisione che comporterà inevitabilmente il taglio di molti posti di lavoro (la stima è fino a 1860).
Secondo quanto riferiscono le agenzie, l’azienda di Magonza spiega i tagli con una non più sostenibile sovra-capacità produttiva e la necessità di una riduzione dei costi. Nel primo trimestre di quest’anno, la società ha già registrato una perdita netta di 532 milioni di euro. Così gli stabilimenti tedeschi di Idar-Oberstein, Marburgo e Tubinga (quest’ultimo acquisito solo l’anno scorso con l’inglobamento dell’azienda rivale CureVac per oltre un miliardo di dollari) chiuderanno entro la fine del 2027, mentre un impianto a Singapore dovrebbe cessare l’attività entro il primo trimestre del prossimo anno. BioNTech prevede di realizzare risparmi annuali fino a 500 milioni di euro una volta che le misure saranno pienamente attuate nel 2029. I fondi saranno utilizzati per la ricerca, lo sviluppo e il lancio sul mercato di farmaci oncologici.
L’annuncio è giunto dopo che BioNTech ha riportato un calo del fatturato nel primo trimestre, passato da 182,8 milioni di euro dello scorso anno a 118,1 milioni di euro, principalmente a causa del calo delle vendite di vaccini contro il Covid 19. In buona sostanza, l’azienda fa i conti con la dura realtà del mercato post-pandemico, con fine della vax golden age e il crollo della domanda di vaccini, con le connesse conseguenze economiche. E li fa, i conti, seguendo pedissequamente il classico copione della finanza aziendale: interventi drastici sulla produzione reale e la forza lavoro e destinazione della liquidità rimanente a riacquisti di azioni proprie (buyback) per sostenere i corsi di borsa.
Si tratta di duro colpo (anche d’immagine) per il tessuto industriale tedesco ma anche europeo: la produzione del vaccino, un tempo vanto per l’Europa anche sul piano strategico, sarà infatti interamente esternalizzata e ceduta al partner americano Pfizer. Ma – quasi che la scomparsa di quasi duemila posti di lavoro nel settore manifatturiero fosse poco più di un dettaglio – il management ha seraficamente annunciato un programma di buyback per un miliardo di dollari. Amara la reazione dei sindacati: Roland Strasser, dell’Igbce, sindacato tedesco dell’industria chimica, denuncia la decisione di sacrificare senza scrupoli la capacità produttiva pur di impressionare e compiacere gli azionisti.
Molto critico il commento dell’economista e analista finanziario Fabio Lugano sul suo blog scenarieconomici.it: “Economicamente parlando, questo caso illustra in modo esemplare le debolezze di un’economia eccessivamente finanziarizzata” spiega l’esperto. “Invece di reinvestire i massicci profitti accumulati (l’azienda siede ancora su 16,7 miliardi di euro di liquidità) per mantenere e riconvertire le capacità produttive europee, si preferisce dirottare i rendimenti verso Wall Street o distribuirli agli investitori. La perdita di competenze industriali è palese: il Vecchio Continente, che aveva fatto carte false per trattenere la produzione sul proprio suolo, si ritrova svuotato di indotto e know how in favore dei colossi USA. Biontech si rimpicciolisce per compiacere la borsa”, conclude Lugano, “puntando sulla rischiosa scommessa dell’oncologia, ma a pagare il conto tangibile oggi sono i lavoratori e l’economia reale tedesca”.


