Roma, 14 giugno – È ora che anche l’Italia segua l’esempio della Francia e di altri Paesi e ammetta alla rimborsabilità del servizio sanitario pubblico le terapie a base di tirzepatide e semaglutide per i pazienti con le forme più gravi di obesità. La richiesta, come già riferito dal nostro giornale, arriva dalla Sio, la Società italiana dell’obesità, che al riguardo ha indirizzato una lettera alle principali autorità politiche e sanitarie del Paese, chiedendo di avviare una riflessione istituzionale su come garantire anche nel nostro Paese un accesso appropriato e sostenibile alle terapie innovative, sulla scia di quanto già fatto in Francia (dove la rimborsabilità parte dal 15 giugno) e dopo che il Regno Unito ha imboccato la stessa strada.
In Italia. invece – che pure è il Paese che, primo al mondo, ha riconosciuto l’obesità come malattia cronica, progressiva e recidivante con l’approvazione della Legge 149 del 2025 proposta dal deputato Roberto Pella – milioni di persone continuano ad aspettare. “Avevamo accolto quella legge con enorme speranza. Eppure, a quasi un anno dal riconoscimento dell’obesità come patologia cronica, non è stato fatto praticamente nulla”
afferma Iris Zani (nella foto), presidente di Amici Oltre il Peso, l’associazione nazionale che rappresenta i pazienti con obesità. “Sappiamo che i fondi ci sono, ma non vengono spesi. Ringrazio di cuore il presidente della Sio Silvio Buscemi per l’appello che ha lanciato qualche giorno fa alle Istituzioni per evitare che l’Italia e i pazienti rimangano indietro rispetto a Paesi come Francia e Regno Unito. Mi unisco a quell’appello e chiedo nuovamente al Governo, alle Regioni e ad Aifa di ascoltarci”.
A quasi un anno dall’approvazione della Legge 149/2025, si legge in una nota dell’Associazione Amici Oltre il Peso, “gli obiettivi principali non sono stati ancora raggiunti: l’obesità non è ancora entrata nei Livelli essenziali di assistenza e i percorsi di presa in carico dei pazienti sono molto diversi da Regione a Regione, causando forti disuguaglianze tra i pazienti in base al luogo dove vivono. Non sono ancora stati avviati poi i programmi di formazione rivolti ai medici di medicina generale, che spesso sono il primo e unico punto di riferimento per le persone con obesità che non possono sostenere il costo di visite specialistiche non coperte dai Lea. Non è stato inoltre istituito l’Osservatorio previsto dalla legge per controllare l’impatto e la diffusione della patologia in Italia, né sono state realizzate campagne di sensibilizzazione Ministeriali per contrastare lo stigma”.
“Non possiamo accettare che la possibilità di curarsi dipenda dal conto in banca. I pazienti fanno molta fatica ad iniziare un percorso di cura e sono costretti a sostenere di tasca propria il costo di terapie costose” conclude Zani. “Persino la Regione Lombardia, che aveva annunciato la creazione di un percorso verso un accesso a prezzo calmierato alle terapie, non ha ancora dato seguito a quell’impegno. Come associazione chiediamo a gran voce a tutte le istituzioni nazionali e regionali che diano seguito agli impegni finora annunciati per restituire ai pazienti la possibilità di curarsi e raggiungere una migliore qualità di vita”.


