Roma, 6 luglio – Dopo il lancio di apprezzate campagne in diverse città d’Italia, tra le quali Roma e Venezia, torna l’impegno delle farmacie per contrastare il rischio di drink spiking, la contaminazione delle bevande con sostanze psicoattive (su tutte le cosiddette droghe da stupro come Ghb, flunitrazepam e ketamina) spesso finalizzata alla violenza sessuale. Una pratica che – come riferiscono le cronache – ha purtroppo preso piede anche nel nostro Paese.
A scendere in campo questa volta sono le farmacie della provincia di Forlì-Cesena, che distribuiranno gratuitamente un kit che consente di individuare, in pochi secondi e in modo discreto, la presenza di sedativi, narcotici, allucinogeni e altre sostanze stupefacenti che possono essere disciolte nel drink all’insaputa della vittima. Basta infatti una goccia su uno stick di carta per individuare l’eventuale contaminazione.
A lanciare l’iniziativa, in un periodo come quello estivo, “caldo” non solo meteorologicamente ma anche e soprattutto per la moltiplicazione delle occasioni di incontro finalizzate al loisir e scelto non certo a caso, è Federfarma Forlì-Cesena, che promuove la distribuzione gratuita nelle farmacie associate del kit che permette appunto di rilevare, in pochi secondi, se nel drink che ci si accinge a sorseggiare sono state disciolte all’insaputa di chi le consuma sostanze come quelle già ricordate e altre ancora (scopolamina, benzodiazepine).
“Durante i mesi estivi le occasioni di convivialità o di incontri possono essere maggiori” spiega il presidente di Federfarma Forlì-Cesena, Alberto Lattuneddu (che nella foto di corriereromagna.it mostra il kit in distribuzione). “Abbiamo dunque voluto essere promotori di una campagna ad alta valenza sociale poiché le farmacie sono presidio di prossimità e di capillarità. Le donne costituiscono la stragrande maggioranza dei nostri clienti, il 75% degli ingressi viene effettuato da persone appartenenti al sesso femminile“. E sempre donne, ça va sans dire, sono le principali vittime del drink spiking.
Il funzionamento del kit è semplice e pensato per essere utilizzabile ovunque. Composto da otto strisce di carta, è sufficiente strapparne una, toccare con un polpastrello (o versarne una goccia con una cannuccia) il liquido da analizzare e passarlo sulla cartina. In caso di presenza di sostanze stupefacenti, la variazione di colore è pressoché immediata, con un’affidabilità dichiarata pari o superiore al 98%.
Il test in questione permette ovviamente di rilevare la Ghb (acido gamma-idrossibutirrico), la droga dello stupro per antonomasia, in grado di procurare un’amnesia anterograda e di far decadere i freni inibitori.
Dietro la campagna promossa dalle farmacie romagnole (a destra un’immagine con il claim scelto per lanciarla), c’è una scelta consapevole e precisa del Consiglio direttivo dell’associazione dei titolari di Forlì-Cesena: rafforzare il ruolo sociale, oltre che sanitario, della farmacia territoriale, enfatizzando il suo ruolo di presidio di rilevanza e di sicurezza sociale. “La farmacia territoriale, in questo caso privata, è un presidio sanitario che in questi ultimi anni è diventato polifunzionale, sia dal punto di vista sociale che sanitario” spiega Lattuneddu, aggiungendo che l’iniziativa check your drink costituisce “un unicum a livello regionale”.
Sarà possibile richiedere il test non solo nelle farmacie cittadine ma anche quelle dislocate nel territorio dell’intera provincia.


