USA, “scoperta” grazie all’Ai, tra 4000 farmaci, molecola per la cura di una malattia rara

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Roma, 10 febbraio – Il New England Journal of Medicine riporta i confortanti esiti dello studio di un team di medici e ricercatori della Perelman School of Medicine, università della Pennsylvania, riusciti a portare in remissione un paziente in gravi condizioni a causa di una malattia rara. Il dato di rilievo è che la terapia salvavita utilizzata è stata individuata dai medici grazie all’aiuto di un software di intelligenza artificiale, che ha scelto tra 4000 medicine in uso con altre indicazioni.Il paziente stava per essere ricoverato in un hospice prima di ricevere il farmaco (l’adalimumab, un anticorpo monoclonale), affetto da malattia di Castleman multicentrica idiopatica (iMCD), patologia rara con un tasso di sopravvivenza particolarmente basso e poche opzioni di trattamento, prima di essere sottoposto alla terapia  “scoperta” utilizzando un sistema di previsione di intelligenza artificiale che potrebbe potenzialmente essere applicato ad altre patologie rare.L’adalimumab è attualmente in uso per il trattamento di patologie che vanno dall’artrite al morbo di Crohn. Aver trovato la possibilità di utilizzarlo per curare una malattia rara è un traguardo notevole, come lo è il fatto che il coordinatore del lavoro, David Fajgenbaum (nella foto), a sua volta colpito da questa malattia, ha avuto l’idea di servirsi dell’intelligenza artificiale per scegliere, tra migliaia di farmaci già in uso clinico con altre indicazioni, una possibile ed efficace opzione per il trattamento della sua condizione patologica.Parallelamente, il team statunitense ha anche scoperto che adalimumab agisce sul fattore di necrosi tumorale (Tnf), che svolge potenzialmente un ruolo chiave nell’IMCD, patologia caratterizzata da rilascio di un eccesso di citochine infiammatorie e quindi da iper-infiammazione con esito potenzialmente letale. Un’ulteriore analisi ha mostrato che le cellule immunitarie dei pazienti con iMCD, quando attivate, producono più Tnf rispetto a quelle di individui sani. Sulla base di questi risultati, Fajgenbaum, ematologo presso il Vancouver General Hospital di Vancouver, ha avuto l’intuizione di provare questo inibitore del Tnf per la prima volta in un paziente con iMCD.“È un risultato notevole non solo per questo paziente e per l’iMCD, ma anche per le implicazioni che ha sull’uso dell’intelligenza artificiale per trovare trattamenti per un numero ancora maggiore di patologie” sottolinea Fajgenbaum, che è anche co-fondatore di un’associazione no-profit chiamata Every Cure, con l’intento di sfruttare la capacità dell’intelligenza artificiale di esaminare giganteschi set di dati per analizzare i farmaci già approvati che potrebbero servire come potenziali trattamenti per le persone con malattie rare.

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