Allergie, iniziano prima, durano di più e colpiscono numeri crescenti di bambini

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Roma, 20 marzo – Uno dei più vieti luoghi comuni, “non esistono più le mezze stagioni”, esprime in realtà una grande verità, almeno per le allergie. Che cominciavano notoriamente a imperversare con l’arrivo della primavera e l’inizio della circolazione dei pollini.  Ma l’aumento globale delle temperature – che non esiste, almeno giudizio dei non pochi governanti del mondo che hanno opinioni diverse dalla realtà e pretendono che a cambiare sia la realtà e non le loro opinioni – ha tra i suoi effetti anche quello di cambiare il calendario delle allergie ai pollini. E cosi se fino a qualche decennio fa la maggior parte delle allergie respiratorie si concentrava in primavera, oggi la pollinazione di molte piante tende ad anticipare e a prolungarsi. La conseguenza è che le stagioni sono meno definite e i sintomi delle allergie compaiono prima del previsto e durano più a lungo nel corso dell’anno, con periodi di pausa sempre più brevi e con effetti diretti sulla salute dei bambini, target elettivo delle allergie da pollini.

Cambiamento climatico, l’impatto sulle allergie

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