Assofarm audita sul Testo unico: “Comuni restino protagonisti della sanità di prossimità”

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Roma, 25 marzo – I Comuni, grazie anche alle loro farmacie pubbliche (più di 1700 in tutta Italia) hanno un ruolo di rilievo centrale – che è fondamentale mantenere e supportare – per gli equilibri del sistema sanitario nazionale, in particolare per rafforzare la rete della sanità di prossimità. E la riforma della legislazione farmaceutica (il disegno di legge delega al Governo rubricato con il numero AS 1786, meglio noto come Testo Unico,  attualmente all’esame del del Senato) rappresenta un’occasione unica per ribadire e rafforzare quel ruolo, nell’interesse della sanità pubblica e dei cittadini.

Questo, in estrema sintesi, il senso dell’audizione tenuta l’altro ieri davanti alla 10a Commissione del Senato sul Testo unico sulla farmaceutica da Luca Pieri (nella foto), presidente di Assofarm, per rappresentare le osservazioni sul provvedimento della federazione che rappresenta le farmacie comunali italiane. L’iniziativa legislativa, ha affermato Pieri, “é ambiziosa e necessaria per riordinare un quadro normativo attualmente frammentato. Il Ddl rappresenta un’occasione storica per consolidare la Farmacia dei Servizi, trasformando i presidi territoriali in strutture stabilmente integrate nel Ssn per l’erogazione di prestazioni sanitarie e socio-sanitarie”.

Il punto cardine della posizione di Assofarm riguarda il mantenimento e il rafforzamento del diritto di prelazione dei Sindaci nell’istituzione di nuove farmacie. “Le farmacie comunali non sono semplici esercizi commerciali, ma presidi socio-sanitari che rappresentano snodi fondamentali delle politiche locali per la salute”, ha voluto ricordare e ribadire Pieri, richiamando la visione condivisa con l’Anci, l’Assocazione nazionale dei Comuni italiani.

Dotare i sindaci di questo strumento permette di: ♦ garantire la presenza sanitaria anche in aree rurali, interne o marginali, ovvero quelle a più alto rischio di desertificazione dei servizi, compreso quello farmaceutico, che senza i Comuni potrebbe non essere garantito con gli stessi standard di accessibilità; ♦ rafforzare il Sindaco come prima autorità sanitaria locale, capace di intercettare le reali necessità assistenziali della propria comunità e, infine, ♦ assicurare la continuità terapeutica, prevedendo che le sedi vacanti dopo i concorsi vengano offerte in prelazione al Comune senza ritardi.

Per rendere efficiente questo modello, nel corso dell’audizione Assofarm ha presentato al legislatore alcune circostanziate richieste di semplificazione. La prima, finalizzata a una necessaria maggiore flessibilità nella pianificazione, è quella di superare la rigidità della pianta organica basata solo sul criterio demografico, permettendo revisioni tempestive in base ai bisogni effettivi. Altro intervento da considerare, al fine di aumentare l’efficienza negli acquisti dei presidi farmaceutici comunali, è l’eliminazione dell’obbligo di gara pubblica per l’approvvigionamento di farmaci e parafarmaci destinati alla rivendita, equiparando le farmacie comunali a quelle private per garantire tempestività e risparmi per la finanza pubblica. Da ultimo, la sigla delle farmacie comunali ritiene importante, sempre ai fini di migliorare il servizio, agevolando i cittadini negli orari di chiusura, di prevedere e autorizzare l’introduzione di strumenti come gli smart locker esterni per il ritiro dei farmaci acquistati con tutte le necessarie garanzie di sicurezza oggi assicurate dalla digitalizzazione. u

“Confidiamo che il Governo accolga questi principi nella legge di delega e nei successivi Testi unici”  è stato l’auspicio finale di Pieri, perché  “valorizzare le farmacie comunali significa investire in un sistema di cure primarie resiliente, capace di ridurre la pressione sugli ospedali e garantire equità di accesso alle cure per tutti i cittadini”.

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