Roma, 28 aprile – Per scontato e banale che sia ricordarlo, le competenze tecnologiche non possono ormai più mancare nella cassetta degli attrezzi dei cittadini di oggi (e ancora di più in quelli di domani). La tecnologia non è più soltanto un mezzo che media o condiziona le attività e le stesse relazioni, ma è la grammatica dentro cui avvengono. E se per i cosiddetti “nativi digitali” maneggiare i nuovi paradigmi è assolutamente naturale, non loe è davvero, o lo è comunque decisamente di meno per le generazioni che si sono formate in epoca analogica (che praticamente era soltanto ieri…).
Sapere dunque qual è lo “stato delle cose” dei digital skills in Italia, uscendo dai luoghi comuni e dalle approssimazioni, è indubbiamente utile per tutti e soprattutto per chi (un esempio? i farmacisti) nella sua vita professionale di tutti i giorni incontra e si interfaccia con centinaia di cittadini, buona parte dei quali appartenenti alle generazioni pre-digitali. Conoscere il quadro della situazione significa evitare di cadere in approcci erronei che – inevitabilmente – possono creare distorsioni relazionali e quindi equivoci. Merita dunque la dovuta attenzione il report Cittadini e ICT 2025 appena pubblicato dall’Istat, dal quale emerge su tutti il dato del significativo un miglioramento delle competenze digitali degli italiani, anche se accompagnato (com’era prevedibile) da persistenti disuguaglianze legate all’età, al titolo di studio e alla ripartizione geografica.
Il divario generazionale rimane uno degli ostacoli principali. Tra i ragazzi di 20-24 anni che hanno usato Internet negli ultimi tre mesi, il 71,7% vanta competenze almeno di base. La percentuale crolla al 49,1% tra i 55-59enni e al 27,4% nella fascia 65-74 anni. Anche l’accesso alla rete da parte delle famiglie evidenzia un forte scarto generazionale: se il 98,7% delle famiglie con minori è connesso, tra quelle composte esclusivamente da anziani (65 anni e più) la quota si ferma al 63,9%, nonostante un incremento di 3,3 punti percentuali sul 2024.
L’istruzione fa la differenza più di ogni altra variabile. Tra le persone di 25-54 anni con titolo terziario, l’86,1% possiede competenze digitali almeno di base, in linea con la media europea. Tra i coetanei con al massimo la licenza media, invece, la percentuale crolla al 33,5%. Un dato che si riflette anche sulla disponibilità di internet a casa: il 98,5% delle famiglie con un laureato è connesso, contro il 66,5% di quelle in cui il titolo più alto è la licenza media.
Sul piano territoriale, il Sud continua a scontare un ritardo strutturale. Le famiglie con accesso a internet sono circa 5 punti percentuali in meno rispetto al Centro-Nord, con punte minime in Calabria (80,1%) e Sicilia (82,0%). Le competenze digitali di base seguono lo stesso gradiente: Emilia-Romagna e Provincia autonoma di Trento guidano la classifica con valori intorno al 61%, mentre Campania e Calabria restano sotto il 43%. La Sardegna, come accade sovente, marca la sua diversità e fa eccezione, attestandosi a poca distanza dalla media nazionale. Nel 2025 l’Italia centro-settentrionale mostra un uso di Internet superiore all’85%, mentre le aree del Mezzogiorno si fermano al 78,5%, divario che rimane stabile rispetto al 2024. Tra le Regioni, gli incrementi maggiori sono quelli fatti registrare da Marche (+4 punti percentuali), la Campania (+3), Sardegna (+2,9), e Lazio (+2,8).
Il 79,1% delle persone di 6 anni e più accede alla Rete tramite lo smartphone, il 54% tramite PC fisso o portatile, il 38,2% tramite smart Tv, altoparlanti, smart watch o consolle per video giochi, il 27,8% si avvale del tablet. Il numero di dispositivi utilizzati e la loro combinazione evidenziano marcate differenze generazionali. I giovani di 11-24 anni risultano i più orientati a un utilizzo multi-device: quasi il 30% impiega tutti i dispositivi considerati, a fronte del 17,7% nella media della popolazione.
Tra gli adulti di 25-34 anni si osserva una maggiore propensione all’uso combinato di PC, smartphone, smart TV incluso altoparlanti, smart watch o consolle per video giochi (27,1% contro il 17,9% del totale). Le persone di 65 anni e più presentano invece la quota più elevata di utenti che accedono alla Rete esclusivamente tramite smartphone (quasi il 40% a fronte del 20,5% della media).
Tra le motivazioni addotte dalle famiglie prive di connessione domestica, la principale rimane l’incapacità di utilizzo (55,3%), seguita dalla mancanza di interesse o utilità percepita (21,2%). Solo il 15,2% cita l’alto costo degli strumenti e il 10,3% il costo della connettività.


