Roma, 17 settembre – Un appuntamento fisso, con il quale si finisce inevitabilmente per fare i conti, quello con l’influenza e le malattie da virus respiratori, che – con l’arrivo della stagione fredda – tornano a insidiare la nostra salute, riuscendo molto spesso (addirittura nella metà dei casi) a colpirci con effetti più o meno severi.
A confermare la “morbifera” efficacia delle infezioni respiratorie stagionali sono i dati dell’Osservatorio Salute Iqvia, secondo i quali circa la
metà degli italiani (48%) dichiara di aver avuto sintomi correlati a questo tipo di infezioni negli ultimi 12 mesi. L’indagine è stata presentata a Milano, in occasione di un incontro promosso da Assosalute, l’Associazione nazionale farmaci di automedicazione che fa parte di Federchimica, con l’obiettivo di provare a capire, insieme al virologo Fabrizio Pregliasco (nella foto), professore associato del Dipartimento di Scienze biomediche per la salute dell’università degli Studi di Milano e direttore sanitario dell’Irccs Ospedale Galeazzi-Sant’Ambrogio, cosa dobbiamo aspettarci in autunno e in inverno sul terreno delle malattie stagionali. Una “tassa” alla quale è bene prepararsi fin da subito, secondo Pregliasco, cominciando con il ricordare la grandissima importanza della vaccinazione.
Che nella prossima stagione fredda, secondo i dati Iqvia, un italiano su tre sarebbe intenzionato a fare italiano, percentuale che cresce a uno su due su tra gli over 60). Si tratta, osserva Isabella Cecchini, direttrice Primary Market Research e responsabile del Centro studi Iqvia, di un dato in calo rispetto al 2022, “quando questa quota di popolazione generale arrivava al 38%”. Ma ancora più basso è il numero di connazionali che si dice intenzionato a proteggersi anche dal Covid (10%, contro il 49% del 2022).
Il trend al ribasso emerge peraltro anche dagli ultimi dati diffusi nei giorni scorsi da Ocse, l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse), secondo i quali nel 2024 soltanto il 53,3% degli italiani over 65 anni risultava vaccinato contro l’influenza, dato che colloca l’Italia nella parte medio-bassa della graduatoria internazionale lasciandola ancora molto distante dall’obiettivo del 75% indicato dall’Oms. Tornando ai dati Iqvia, poco più del 20% degli italiani coinvolti nell’indagine dichiara di essersi vaccinato contro l’influenza nell’ultimo anno, dato dimezzato rispetto al 2021, anche se l’adesione resta più alta tra gli over 60 (38%), che si affidano soprattutto al medico di famiglia, mentre la farmacia – canale che si sta rafforzando come punto di accesso immediato – è il principale punto di riferimento per i più giovani. Anche i dati ufficiali sulle coperture della precedente stagione mostravano all’inizio di marzo 2026 valori stabili intorno al 50% per la popolazione over 65 (dati non consolidati). E l’idea, come evidenziato nella circolare del ministero per la prossima campagna di immunizzazione, è appunto di aumentare questa quota. Pesa senz’altro il contraccolpo post-pandemia, che – afferma Pregliasco – “ha portato a un abbassamento del desiderio di vaccinarsi”.
Dall’indagine emerge che tra chi ha avuto l’influenza i sintomi più diffusi sono stati raffreddore (83%), tosse (72%), dolori e malessere (62%), mal di testa (56%), febbre oltre i 38 gradi (46%) e disturbi gastrointestinali (27%), per una durata media di 6 giorni. Il quadro cambia con l’età: gli under 35 riportano una sintomatologia più articolata, con maggiore incidenza di mal di testa, febbre e disturbi gastrointestinali rispetto alle fasce più anziane (over 60) dove alcuni sintomi, come la febbre alta, sono meno frequenti.
“Quella che chiamiamo comunemente ‘influenza’ comprende in realtà molte infezioni diverse” chiarisce Pregliasco. “La vera influenza ha un esordio brusco, con febbre oltre i 38 gradi, almeno un sintomo respiratorio come tosse o mal di gola, e almeno un sintomo sistemico, come i dolori muscolari o la spossatezza. Attenzione, però, alle fasce più fragili. Negli anziani, anche in presenza di vera influenza, la febbre può non essere particolarmente elevata, a causa di una risposta immunitaria meno pronta: per questo la soglia di attenzione deve essere più alta e vanno osservati altri segnali, come la confusione mentale, l’aumento della frequenza cardiaca o respiratoria e un peggioramento generale delle condizioni”.
Influenza, come si curano gli italiani
Dall’indagine emerge che circa uno su due (51%) gestisce l’influenza in autonomia, affidandosi all’automedicazione responsabile e al consiglio del farmacista; l’altra metà (49%) si rivolge a un medico. Se il 9% degli italiani va in pronto soccorso o alla guardia medica e il 5% dallo specialista, il medico di famiglia (35%) resta il principale punto di riferimento a cui chiedere indicazioni. I farmaci di automedicazione si confermano un presidio centrale per la gestione dei sintomi, con le donne che vi ricorrono più frequentemente. “I farmaci di automedicazione servono ad attenuare i sintomi, non ad azzerarli: è come abbassare il volume di una radio, che continua comunque a funzionare” sottolinea Pregliasco rinnovando l’appello a non usare impropriamente gli antibiotici, farmaci che – secondo l’indagine – assume il 30% di chi consulta il medico e il 6% di chi non lo consulta.
“Riposo e idratazione restano parte integrante della gestione della malattia e aiutano anche a non contagiare gli altri” aggiunge il virologo. “L’antibiotico, invece, va assunto solo su indicazione del medico e in presenza di una sovra-infezione batterica: usarlo impropriamente non aiuta contro i virus e favorisce l’antibiotico-resistenza. Allo stesso modo, una febbre alta non è di per sé un motivo per recarsi in pronto soccorso, opzione che va riservata ai reali segnali di allarme, soprattutto negli anziani e nei soggetti fragili”.
Vaccinarsi, ribadisce Pregliasco, “non significa avere la certezza di non ammalarsi”. Ma il valore di questa protezione “sta soprattutto nella riduzione delle forme gravi, delle complicanze e delle ospedalizzazioni, in particolare nei soggetti vulnerabili. Quest’anno il vaccino antinfluenzale può essere co-somministrato con quello contro il Covid-19 e, per gli anziani e le persone a rischio, l’appuntamento diventa l’occasione per valutare anche altre protezioni, dallo pneumococco al Rsv”, il virus respiratorio sinciziale. “L’obiettivo è sfruttare ogni occasione utile per proteggere i più fragili, senza considerare la vaccinazione come un appuntamento isolato“.
Vaccinazioni anti-flu, la farmacia riferimento per i più giovani
La campagna di immunizzazione contro i virus stagionali dovrebbe presumibilmente partire a ottobre, in base alle indicazioni ministeriali. Gli italiani hanno diverse opzioni sul dove vaccinarsi contro l’influenza e oggi il 12% (dato impensabile fino un paio d’anni fa) lo fa in farmacia contro l’influenza: Il dato cambia con l’età: questopresidio di salute del territorio è il riferimento per il 17% degli under 35, contro appena il 4% degli over 60, che più tradizionalmente si affidano in misura maggiore al medico di famiglia. Ma la farmacia è anche relativamente più utilizzata dagli uomini (14%) rispetto alle donne (9%). Guardando alle intenzioni per la prossima stagione, il ruolo della farmacia come presidio sanitario di prossimità per la vaccinazione si rafforza. “Il farmacista è spesso il primo punto di riferimento accessibile per chi ha un disturbo lieve” commenta Pregliasco. “Può consigliare sull’uso corretto dei farmaci di automedicazione, verificare dosaggi e possibili interazioni – un aspetto essenziale per gli anziani e per chi assume più terapie – e orientare la persona su quando è opportuno rivolgersi al medico”.
“Dopo la pandemia una parte dell’attenzione verso la prevenzione si è progressivamente ridotta e si osserva una certa stanchezza, particolarmente evidente sul fronte vaccinale” è la riflessione del virologo. “Il punto è trovare un equilibrio: non tornare alla percezione di emergenza permanente degli anni pandemici, ma nemmeno dimenticare che influenza, Covid e Rsv possono avere conseguenze importanti nelle persone vulnerabili”.
In questo contesto, disinformazione e fake news restano un ostacolo alla prevenzione e alla corretta gestione dei sintomi. Un elemento da non sottovalutare, secondo gli esperti, considerato anche che sul tema influenza-sintomi influenzali-rimedi si contano 13,7 milioni di ricerche sul web l’anno, con un picco a fine dicembre.
Raccomandazioni-chiave per la stagione dei virus respiratori 2026-2027
“Un cittadino più informato contribuisce anche alla sostenibilità del Servizio sanitario nazionale. Sapere quando gestire da soli un disturbo lieve, quando chiedere consiglio al farmacista, quando rivolgersi al medico e quando serve davvero il pronto soccorso significa usare meglio le risorse” conclude Pregliasco, ricordando le sue raccomandazioni-chiave per la stagione dei virus respiratori 2026-2027: fiducia nella prevenzione vaccinale; uso responsabile dei farmaci di automedicazione (scegliendo il trattamento in base ai sintomi realmente presenti, leggendo sempre il foglietto illustrativo e rispettando dosaggi e tempi di assunzione); antibiotici solo su indicazione medica; ricorso appropriato ai servizi sanitari; attenzione mirata per ogni fascia d’età (dai giovani e adulti sani che non devono sottovalutare e continuare le normali attività quando sintomatici, ai bambini molto piccoli per quali va considerato anche il rischio Rsv); e prevenzione quotidiana, cioè lavarsi spesso le mani, arieggiare regolarmente gli ambienti, indossare la mascherina in caso di sintomi in luoghi affollati e a contatto con persone fragili e mantenere uno stile di vita sano.


