Roma, 8 ottobre – Qualcosa non torna: a fronte alla rassicurante narrazione di Federfarma, il sindacato nazionale dei titolari di farmacia, che “continua a raccontare una categoria di professionisti indispensabili, moderni e al passo con l’evoluzione della farmacia”, dopo due anni dalla scadenza del contratto e una serie di iniziative sindacali culminate in due scioperi a livello nazionale, il rinnovo del Ccnl è ancora di là da venire e crescono le “difficoltà di chi quella stessa evoluzione la vive ogni giorno da dipendente”.
A battere un colpo sul rinnovo del contratto delle farmacie private è il Coordinamento Farmacisti dipendenti del Centro Italia (Cfdci), un coordinamento nato spontaneamente all’indomani del primo sciopero nazionale della categoria del 6 novembre 2025, che annovera circa 300 farmacisti dipendenti iscritti.
“La ‘farmacia dei servizi’ è ormai una realtà concreta e questo significa nuove mansioni, maggiori responsabilità e competenze richieste ai lavoratori che ancora una volta sembrano essere date per scontate e non adeguatamente riconosciute”, scrive in una nota il Cfdci, precisando anche che “le condizioni salariali sono rimaste ferme per anni, risultando fortemente penalizzanti: negli ultimi quindici anni, l’aumento salariale per i dipendenti è stato di appena 80 euro lordi”.
Nella sua legittima sortita, la Cfdci incorre però in un equivoco, riferendosi alla decisione di questi giorni dell’Enpaf “di riconoscere un contributo una tantum non ai dipendenti delle farmacie, ma ai titolari”, scelta “mortificante” e che “lascia inevitabilmente l’amaro in bocca, soprattutto alla luce delle recenti analisi statistiche che continuano a collocare i titolari tra le categorie economicamente più agiate del Paese, in un contesto nel quale, peraltro, il fatturato complessivo delle farmacie continua a crescere a livello nazionale”. I titolari (e i soci) a favore dei quali l’ente previdenziale di categoria eroga il contributo non sono però quelli delle farmacie, ma delle parafarmacie, per i quali il CdA Enpaf ha deliberato uno stanziamento pari a 600 mila euro (cfr. RIFday del 1 ottobre).
Al di la del misundertanding, che può sempre capitare, il Cfdci ribadisce che la richiesta di arrivare quanto prima al rinnovo del Ccnl di categoria, accogliendo le giuste istanze dei dipendenti, non è chiedere privilegi, ma semplicemente che il lavoro, le responsabilità e le competenze dei farmacisti dipendenti trovino un riconoscimento concreto nel prossimo rinnovo contrattuale.
“Dopo due anni di attesa è arrivato il momento di dare risposte concrete” conclude la nota del Cfdci “anziché continuare a raccontare una realtà che non corrisponde a quella vissuta ogni giorno da migliaia di lavoratori”.


