Hippocrates, vendita entro fine mese solo a fondi di investimento, porte chiuse per Dr.Max

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Roma, 12 ottobre – Chiuderà il 2026 con un utile prima di interessi, imposte, svalutazioni e ammortamenti  compreso tra 240 e 250 milioni di euro, e ne valeva circa 600 quando, nel 2020, venne rilevato (per l’80%) dal fondo francese Antin Infrastructure Partners. Lo stesso che ora lo mette in vendita, ma a cifre ben diverse, considerando che il suo valore d’impresa odierno “balla” intorno ai 3 miliardi di euro.

Come si sarà subito compreso, il soggetto dell’incipit è il Gruppo Hippocrates, per distacco principale player del retail farmaceutico italiano, fondato da Davide Tavaniello e Rodolfo Guarino (nella foto), ancora detentori del restante 20% della società.  Secondo le notizie raccolte da Mergermarket, osservatorio privilegiato di intelligence finanziaria che redige il più autorevole monitor delle operazioni di fusioni e acquisizioni (M&A) a livello mondiale, riportate oggi dalla newsletter specializzata PharmacyScanner in un ampio e dettagliato articolo al quale volentieri rimandiamo, i francesi di Antin starebbero per avviare il processo competitivo per la cessione, operazione affidata già nei mesi scorsi a Goldman Sachs e Mediobanca.

La partita si gioca sul campo della finanza ed è aperta, in particolare, ai principali fondi internazionali di private equity, tra i quali Pai Partners, Cvc, Partners Group, Kkr, Permira e Cinven. Porte chiuse, invece, per gli operatori industriali. E anche – riferisce PharmacyScanner, sempre citando Mergermarket – per il gruppo ceco Dr.Max, nonostante la sua manifestazione di interesse per l’acquisizione resa pubblica via stampa, con tanto di incarico di studiare una possibile offerta già conferito a Citi e Société Générale.

La decisione di escludere Dr.Max, acquirente molto interessato e anche fortemente motivato (tanto da contemplare tra le sue prossime mosse la possibilità di una quotazione per raccogliere sul mercato le risorse con cui finanziare nuove acquisizioni) sarebbe legata, secondo le fonti citate da Mergermarket, alla convinzione di Antin di poter ottenere una valutazione più elevata attraverso una competizione riservata agli investitori finanziari, ritenendo le prospettive di crescita di Hippocrates più adatte alle strategie dei fondi di private equity.

I potenziali acquirenti starebbero però esaminando alcuni aspetti che potrebbero rivelarsi critici, come i vincoli posti dalla legislazione italiana alla proprietà delle farmacie,  in particolare il limite del 20% delle farmacie detenibili da una stessa società in ciascuna Regione, possibile ostacolo a piani di  ulteriore espansione della catena, e come le incompatibilità tra la proprietà delle farmacie e il controllo di strutture che erogano prestazioni sanitarie, come cliniche e case di cura, che potrebbero scoraggiare i fondi di investimento per il timore di possibili implicazioni negative. Ma la questione è controversa e c’è chi esclude che possa influenzare concretamente l’interesse degli investitori.

In questa temperie, Hippocrates continua senza esitazioni a portare avanti il suo percorso di crescita. La catena italiana ha acquisito nei giorni scorsi le otto farmacie umbre del Gruppo Bartoli, più una farmacia veterinaria e una parafarmacia, rafforzando la sua presenza nella Regione, dove già contava altre quattro farmacie.  Con questa (per ora) ultima operazione, Hippocrates porta a un totale di circa 660 il numero delle sue farmacie e punta a raggiungere le 680 per fine anno.

La concentrazione della proprietà delle farmacie ha però i suoi side effects: PharmacyScanner riferisce al riguardo il caso della recente acquisizione di Farmacie Italiane da parte di Dr.Max, che a Napoli avrebbe avviato una procedura di licenziamento collettivo per 63 dipendenti dell’hub logistico ed e-commerce di Farmacia Loreto Gallo. Una decisione, spiega la newsletter specializzata, in linea con la volontà della nuova proprietà di portare tutte le attività di magazzino nel suo polo automatizzato di Telgate (BG), rinunciando alla struttura napoletana. Inevitabilmente, i sindacati sono subito scesi sul piede di guerra, contestando gli esuberi e chiedendo l’intervento delle istituzioni per individuare soluzioni alternative.

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