Pillola dei 5 giorni dopo, quasi la metà dei farmacisti contrari al “senza ricetta”

Pillola dei 5 giorni dopo, quasi la metà dei farmacisti contrari al “senza ricetta”

Roma, 4 febbraio Danno molto da pensare gli esiti del sondaggio condotto da SWG in collaborazione con Edizioni Health Communication sulla contraccezione d’emergenza, condotta nello scorso mese di novembre su un campione di 400 donne e di 100 farmacisti su base nazionale.

La rilevazione ha confermato quello che le frequenti lamentele e proteste affidate soprattutto al web e ai giornali da singole donne e/o loro associazioni lasciavano ampiamente sospettare: la contraccezione d’emergenza nel nostro Paese continua a rimanere un diritto negato.

Accedere alla controversa “pillola dei cinque giorni dopo” (ulipristal acetato, nome commerciale ellaOne) che a seguito di valutazioni e decisioni assunte prima in Europa da Ema e Commissione europea e poi in Italia da ministero della Salute e Aifa, dal 9 maggio dello scorso anno può essere acquistata in farmacia senza ricetta medica e senza la necessità di eseguire prima un test di gravidanza, esattamente come avviene in tutti gli altri Paesi Ue (l’obbligo di presentare la ricetta resta solo per le minorenni), è infatti una vera e propria corsa a ostacoli, spesso difficili da superare.

Il primo tra tutti è la sorprendente disinformazione delle donne in materia: solo il 16% sa che ellaOne, ai sensi di un provvedimento del maggio del 2015, può essere acquistata in farmacia (se si è maggiorenni) su semplice richiesta e senza ricetta. Per il resto, il 30% del campione intervistato è convinto che esista ancora l’obbligo di prescrizione e ben il 48% dichiara di non sapere nulla della questione..
Se la diffusa ignoranza delle donne in ordine al regime di vendita della pillola dei cinque giorni dopo sorprende, lo fanno ancora di alcune risposte fornite dai farmacisti. Il 14% del campione afferma di ignorare che ellaOne può essere venduta senza ricetta e quasi la metà (46%) afferma di non essere d’accordo con la decisione di sottrarre il contraccettivo d’emergenza all’obbligo della prescrizione medica (che, torniamo a ricordarlo, discende da decisioni prese in Europa dopo lunghe e attente valutazioni sull’efficacia e la sicurezza del medicinale).

É interessante, ma per molti versi anche molto inquietante, notare come all’interno dell’ampia fetta di farmacisti contrari all’eliminazione dell’obbligo di ricetta per ellaOne, la stragrande maggioranza (77%) motivi il suo giudizio con un argomento (l’uso “troppo facile” che le donne possono fare del farmaco) che travalica ampiamente la sfera delle competenze e dei doveri professionali del professionista e che potrebbe anche essere interpretato come il segno di una tentazione a “invadere” (del tutto indebitamente) la sfera delle decisioni private e personali delle persone.

Questa diffusa perplessità, ovviamente, non è priva di conseguenze: il 32% del campione (un intervistato su tre, dunque) ammette infatti che i farmacisti oppongono resistenze alla vendita senza ricetta del contraccettivo d’emergenza e quasi due su dieci (18%) affermano di non vendere il farmaco se l’acquirente (indipendentemente dalla sua età) è priva della prescrizione del medico.

Risposte che sembrano dare ragione alle proteste e alle denunce sui comportamenti dei farmacisti in materia di vendita (o meglio: di mancata vendita) di ellaOne più volte rimbalzate sulle pagine di cronaca. E che sono peraltro in contraddizione con il dato della larghissima consapevolezza, tra i farmacisti, della sicurezza e dell’efficacia del farmaco, massima – quest’ultima – quando viene assunto entro le prime 24 ore dal rapporto a rischio di gravidanza indesiderata (ma quest’ultimo dato, in verità, sembra essere largamente ignorato dai farmacisti: solo il 32% ne è a conoscenza).

Sulla pillola di emergenza, insomma, la faccenda sembra andare ben oltre il dubbio “ricetta sì-ricetta no”, ormai archiviato dalle decisioni di autorità regolatorie e sanitarie e dalle norme assunte di conseguenza. Restano ampie sacche di ignoranza tra le donne e tra gli stessi farmacisti residuano (oltre alla insoddisfacente conoscenza di alcune caratteristiche del farmaco) atteggiamenti di diffidenza che rischiano di tradursi, e di fatto spesso si traducono, in comportamenti certamente discutibili.

Sarà il caso di ricordare, allora, i richiami che sia Fofi sia Federfarma (da ultimo nello scorso mese di dicembre) avevano ritenuto di far pervenire ai loro associati, a seguito di una delle ricorrenti polemiche giornalistiche sui frequenti rifiuti di vendere ellaOne senza ricette incontrati dalle donne nelle farmacie italiane.

Non sta al farmacista decidere se dispensare o meno un medicinale” aveva affermato nell’occasione Annarosa Racca, presidente dei titolari. “Nel caso di ellaOne il suo compito è solo accertarsi che l’acquirente sia maggiorenne o, se minorenne, che abbia la prescrizione. Se non ce l’ha disponibile, deve procurarselo il prima possibile. Se poi c’è un obiettore di coscienza, deve esserci anche un’altra persona che non lo sia. Il farmacista ha un ruolo di riferimento, spesso dà consigli e risolve i problemi delle persone. Ma comunque non spetta a lui stabilire se un medicinale sia abortivo o meno: siamo il primo presidio sul territorio del sistema sanitario nazionale. Dobbiamo dispensare ciò che viene richiesto.”

Concetti sostanzialmente ribaditi dalla Federazione degli Ordini dei farmacisti, che peraltro nell’ottobre 2015 aveva inviato una circolare per chiedere lo scrupoloso rispetto delle norme sulla vendita di ellaOne, dicendosi pronta a inviare ulteriori comunicazioni per ribadire il concetto. Intendimento che il presidente della Federazione, Andrea Mandelli, ribadisce ora alla luce dell’indagine di SWG. “Confermo la mia volontà di informare ulteriormente i farmacisti, e lo faccio ancora di più alla luce di questi dati” afferma il presidente Fofi. “Non è nostra intenzione scappare di fronte alla realtà. Per questo realizzeremo a breve un corso di formazione sul nuovo farmaco e sulle dinamiche di funzionamento così da colmare il gap di informazione”.

Un gap che dovrà preoccuparsi anche di fare chiarezza, in particolare, su un aspetto della questione che forse continua a essere fonte di problemi, ovvero l’obiezione di coscienza, sollevata da chi (a dispetto di quanto stabilito dalla scienza prima e dalle autorità sanitarie poi) continua a ritenere ulipristal acetato non un contraccettivo d’emergenza ma un farmaco abortivo. Posizione che – ricordarlo ci sembra opportuno – è stata già liquidata da un eminente ginecologo, il professor Nicola Surico, primario della clinica ostetrica dell’ospedale Maggiore di Novara ed ex presidente della Società italiana di ginecologia, ma anche medico cattolico e obiettore di coscienza.

“La reticenza di medici e farmacisti che sollevano l’obiezione di coscienza non ha senso” aveva detto al riguardo Surico. “Naturalmente sarebbe meglio ricorrere sempre meno ai contraccettivi d’emergenza e fa-re una contraccezione programmata con il medico. Ma è un be-ne che questo farmaco ci sia perché, soprattutto per le giovanissime che vi fanno ampio ricorso,

evita l’interruzione volontaria della gravidanza, che per la donna rappresenta sempre un trauma fisico e psicologico, sia che venga eseguita chirurgicamente sia che avvenga con la pillola abortiva.”

Tema, quest’ultimo, sul quale ovviamente insistono molto le associazioni delle donne. “La contraccezione di emergenza è l’ultimo baluardo per evitare il rischio di dover ricorrere a una interruzione volontaria di gravidanza che, oltre ad essere un’esperienza estremamente dolorosa per la donna, è anche un fallimento delle politiche di prevenzione e pianificazione della salute sessuale e riproduttiva” afferma al riguardo Francesca Merzagora, presidente di Onda, l’Osservatorio sulla salute della donna, colpita negativamente dai dati emersi dall’indagine SWG. “Constatare che solo poco più di una donna su dieci conosce i propri diritti, è sintomatico di quanto ci sia ancora da fare sul piano della comunicazione. È quindi fondamentale che i farmacisti informino le donne in maniera corretta essendoci anche una direttiva dell’Aifa molto chiara da rispettare.”

” Nessun comportamento contrario può essere giustificato” conclude Merzagora.” A questo proposito mi sorprende che da quest’indagine emerga che la metà dei farmacisti continui a considerare la contraccezione di emergenza pericolosa, dimenticando che questa è un presidio di prevenzione validato, sicuro ed efficace, come è stato ampiamente riconosciuto dai massimi organi autorizzativi internazionali, europei e nazionali”.

Print Friendly, PDF & Email
Condividi