Roma, 15 marzo – L’accordo stretto a Roma tra Ordini professionali dei fisioterapisti e dei farmacisti e sigle delle farmacie di comunità provate e pubbliche, che ha portato all’avvio di una fase sperimentale di collaborazione tra le due categorie professionali, non è decisamente andato a genio a qualcuno. La Uap, ovvero l’Unione nazionale ambulatori, poliambulatori, enti e ospedalità privata, associazione presieduta da Mariast
ella Giorlandino (nella foto), in occasione della mobilitazione nazionale dedicata alla tutela della salute dei cittadini e alla salvaguardia del sistema sanitario nazionale, organizzata sabato al teatro Brancaccio di Roma, ha espresso la sua più ferma opposizione e protesta contro il progetto avviato nel Lazio relativo all’introduzione del “fisioterapista in farmacia”.
A giudizio di Uap, l’iniziativa “eccede il perimetro normativo stabilito dalla legislazione nazionale in materia di farmacia dei servizi”, che individua con precisione i servizi sanitari che le farmacie possono erogare e che riguardano principalmente: test diagnostici di prima istanza e attività di screening; servizi di telemedicina; attività di supporto al medico di medicina generale e al pediatra di libera scelta; servizi di prevenzione e monitoraggio sanitario. “La normativa non prevede l’erogazione di prestazioni riabilitative o fisioterapiche all’interno delle farmacie, né la trasformazione delle farmacie in strutture sanitarie abilitate a svolgere attività cliniche” sostiene l’Up, sottolineando che le prestazioni fisioterapiche e riabilitative “rientrano tra le attività sanitarie soggette al regime autorizzativo previsto dal decreto legislativo 30 dicembre 1992 n. 502, che disciplina le strutture sanitarie pubbliche e private accreditate e richiede specifici requisiti strutturali, organizzativi, professionali e di responsabilità sanitaria”.
Da qui la diffida formale alla Regione Lazio dal procedere con iniziative che (secondo Uap) superano i limiti stabiliti dal quadro normativo nazionale e la richiesta dell’immediata apertura di un confronto istituzionale. È il caso di ricordare che la Regione non è coinvolta in alcun modo nel progetto Fisioterapista in Farmacia, che in ogni caso i suoi rappresentanti (e segnatamente il presidente del Consiglio regionale Antonello Aurigemma) hanno dichiarato di apprezzato perché esplicitamente rivolto a potenziare e migliorare i servizi sanitari di prossimità.
“Introdurre prestazioni fisioterapiche in farmacia significa creare un regime sanitario parallelo, privo delle garanzie previste per le strutture sanitarie autorizzate” afferma invece Giorlandino, secondo la quale il rafforzamento della sanità territoriale “è un obiettivo condivisibile, ma non può essere perseguito attraverso interpretazioni estensive della normativa o scorciatoie regolatorie. Uap richiama inoltre l’attenzione dei cittadini sull’importanza di rivolgersi a strutture sanitarie autorizzate e dotate dei requisiti previsti dalla legge, nelle quali siano garantiti standard adeguati di qualità, sicurezza e responsabilità professionale”. A giudizio della presidente di Uap l’accesso a prestazioni sanitarie “erogate in contesti che non rispettano tali requisiti può esporre i pazienti a rischi per la qualità delle cure e per la corretta presa in carico clinica”. Il Servizio sanitario nazionale “è uno solo: pubblico e privato accreditato insieme. Le prestazioni sanitarie devono rispettare le stesse regole ovunque vengano erogate” ha quindi concluso Giorlandino, assicurando che Up Uap continuerà a vigilare “affinché l’evoluzione dei servizi territoriali avvenga nel pieno rispetto della legge, della qualità delle cure e delle garanzie per i cittadini”.


