Farmaceutica: sfondamento di 1,9 mld nel 2015, ma 1,5 è dell’ospedaliera

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Roma, 26 maggio – “Un disastro generale”. È la lapidaria sintesi che Roberto Turno de Il Sole 24 Ore utilizza a chiusura della sua anteprima sul consuntivo dell’Aifa sulla spesa farmaceutica 2015.

E in effetti è davvero difficile definire in altri termini il disavanzo totale di quasi due miliardi (sono 1,880, per la precisione) che la farmaceutica ha “messo insieme” lo scorso anno, con la spesa ospedaliera nel ruolo della principale protagonista (in negativo) del “profondo rosso”. Il buco di questa voce di spesa è infatti di 1,549 miliardi, di fronte ai quali lo sfondamento della spesa territoriale (pari a 331 milioni) sembra in effetti poca cosa, anche se poca cosa ovviamente non è.

Dai dati anticipati da Sanità24 si evince che il consuntivo Aifa 2015 conferma i trend che si erano andati consolidando negli ultimi anni: cala ancora la spesa convenzionata territoriale, che come spesa netta scende dell’1,40%, e diminuisce ancora (- 2,17%) il numero delle ricette.

Balzo record, per contro, della distribuzione diretta (+51,4%), che tocca quota 1,67 miliardi. In crescita anche la partecipazione alla spesa dei cittadini, i cosiddetti ticket (sia quelli per ricetta sia i differenziali pagati per il reference price), che registrano un aumento del +1,40% e “valgono”, in cifre assolute, 1,52 miliardi. I tetti di spesa sono stati ampiamente sfondati in tutte le Regioni (solo una è rimasta sotto il tetto del 3,5%.): l’ultima della classe è la Toscana, dove lo sfondamento (196 milioni) è tale da portare l’incidenza della spesa per farmaci addirittura al 6,37%.

A seguire, si segnalano le performance negative di Sardegna, Abruzzo, Puglia, Umbria, Marche e Calabria. In termini di cifre assolute, alla Toscana seguono la Lombardia (194 milioni di sfondamento)  e la Campania (159 milioni). Un disastro generale, appunto, per usare la definizione di Turno. Che spiega ampiamente – laddove ve ne fosse ancora bisogno – la necessità sempre più urgente di riformare la governance di settore.

Al riguardo, come è noto, le Regioni hanno già fatto la loro prima mossa, approvando in Conferenza la loro proposta di nuova governance, sulla quale – se si esclude l’endorsement del farmacologo Silvio Garattini – hanno già sparato a palle incatenate più o meno tutti, con Farmindustria, Assogenerici e Federfarma in testa, che hanno concordemente definito “ricette vecchie, scadute e inapplicabili” quelle messe a punto dai governatori.

Il confronto è appena iniziato e tutto lascia intendere che, più che una “passeggiata di salute”, sarà un percorso di guerra. Sia come sia, un fatto è certo e attestato dai dati: l’architettura di regole oggi utilizzata per “governare” la farmaceutica non regge più. Anzi, il “buco” di quasi due miliardi del 2015 è lì a dimostrare che ormai è crollata. Ed è ora – senza perdere tempo – di costruirne una nuova, anche cambiando, se necessario, i paradigmi usati fin qui.

Assicurare l’assistenza farmaceutica in termini sostenibili, garantendo anche l’accesso alle terapie innovative, richiede infatti approcci che non possono essere soltanto quelli della “limatura” fino allo sfinimento della spesa (già sottofinanziata), alla ricerca di risparmi ormai impossibili.

Ma se questa è un’acquisizione ormai pacificamente condivisa, molto meno pacifico è mettersi d’accordo sule direzioni da imboccare. Il coordinatore  del Tavolo per la farmaceutica del MISE Paolo Bonaretti (nella foto), intervenendo all’Assemblea pubblica di Federfarma di due giorni fa, ha esplicitamente sostenuto la necessità di un punto di svolta, evocando l’ipotesi di un sistema e di strumenti finanziari diversi. Enunciato seducente, anche se – ovviamente – per diventare un’autentica ipotesi di lavoro dovrà essere tradotto in ipotesi di intervento definite con la necessaria precisione, a partire da quel calcolo dei “costi evitati” grazie al farmaco (cui Bonaretti ha fatto riferimento) che è ragionevole ritenere possa rappresentare un’autentica  linea di confine tra la “vecchia” governance e quella che verrà.

Al momento, però, la maggior parte di attenzioni, energie e pressioni sembrano concentrarsi sulla unaccountability della spesa ospedaliera, questione messa a fuoco durante l’Assemblea Federfarma, tra gli altri, dal DG Aifa Luca Pani e dallo stesso Bonaretti.

Come indica il termine inglese utilizzato da Pani nel suo intervento al Teatro Eliseo, la spesa farmaceutica ospedaliera è una spesa non contabilizzabile: in pratica, 8 miliardi se ne vanno via senza che si sappia bene dove e come.

Con la distribuzione diretta nel migliore dei casi il conteggio delle spese per farmaci arriva fino alla porta dell’ospedale, nel caso più sfortunato si ferma molto prima, ovvero già al Centro di acquisto regionale” ha spiegato Pani. “Una volta acquistato, se ne  perde ogni traccia o riferimento. Finché la spesa farmaceutica ospedaliera valeva 2,4 miliardi all’anno, in qualche modo si riusciva a compensare, ma adesso che vale più della territoriale,8 miliardi che non sappiamo dove vanno, il problema è serio”:

Per risolverlo, bisognerebbe assoggettare la spesa ospedaliera agli stessi processi di penetrante monitoraggio che caratterizzano la spesa territoriale, dove ogni farmaco in regime di Ssn è tracciato in tutto il suo percorso, fino alla consegna al paziente.

“Anche per gli ospedali serviranno dati altrettanto precisi” sostiene Bonaretti “finora i dati dei flussi di spesa ospedaliera sono stato gestiti al solo scopo di calcolare il payback, limitandosi dunque a valutarne gli aspetti amministrativi e  non quelli sanitari, visto che non sappiamo neppure a chi viene somministrato quel determinato farmaco.

Al riguardo, anche alla luce dell’evoluzione dell’assistenza e delle terapie (sempre più “personalizzate” e precise ma anche sempre più costose), serve una svolta a 180 gradi:  “È necessario disporre di tutti i dati che consentano di valutare l’efficacia dei farmaci sui pazienti, calcolarne la loro innovatività e consentire dunque di definirne il prezzo, che appunto  non può che essere strettamente correlato al grado di efficacia e innovazione” spiega ancora Bonaretti. “La nuova governance dovrà dunque necessariamente disporre di sistemi di tracciabilità della spesa ospedaliera,  e quindi di flussi di dati certi, sempre più simili a quelli della spesa convenzionata territoriale.”

Questo aiuterebbe anche a comprendere e conoscere quando la distribuzione diretta dei farmaci in ospedale comporta davvero un risparmio.  “E laddove quel risparmio non fosse garantito” sostiene Bonaretti “allora meglio passare alla distribuzione per conto  attraverso le farmacie territoriali.”

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